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Versilia

«Mentre lui entrava io lasciavo l'ufficio» Ecco gli ultimi attimi

Roy Lepore
«Mentre lui entrava io lasciavo l'ufficio» Ecco gli ultimi attimi

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 MASSAROSA. Non si aspettava di vedere in ufficio Paolo Iacconi dopo che aveva interrotto il rapporto con l'azienda 11 mesi fa. Massimo Bianchi è un addetto alle vendite della Gifas. Come Iacconi.  Bianchi conosceva bene Iacconi. Non si sarebbe mai aspettato che potesse commettere una cosa del genere. Conosceva i suoi problemi, le sue preoccupazioni, il lavoro perso, ma non credeva veramente che finisse così.  «Quando l'ho visto in azienda mi sono sorpreso e gli ho domandato: perchè sei qui? Mi ha risposto che aveva un appuntamento per discutere di lavoro - dice Bianchi - mai avrei creduto che potesse finire in questo modo».  Non era nervoso, da far presagire qualcosa?  «Quando l'ho visto era normale, sembrava sereno. Visto che non era una riunione di cui dover far parte, quando è entrato in ufficio sono uscito. Poi dopo un po' ho sentito gli spari. Ho avuto paura, non ho capito cosa stesse accadendo, sono corso fuori a dare l'allarme, mi hanno seguito anche gli altri colleghi. Non ci siamo resi conto subito - ricorda Bianchi - cosa fosse accaduto realmente. Niente faceva pensare ad una tragedia simile. In azienda, prima che interrompesse il rapporto hanno cercato di fare il possibile di aiutare Iacconi, anche quando ha attraversato dei periodi con problemi di salute. Addirittura Luca Ceragioli è andato a trovarlo a Pordenone. Non si meritava di morire in questo modo assurdo, atroce. Penso alle figlie, alla moglie».  Il fatto che la segretaria avesse portato il caffè è la dimostrazione che la discussione era iniziata in perfetta cordialità. Poi improvvisamente c'è stato questo raptus omicida che ha provocato terrore in un caldo pomeriggio di luglio a Massarosa, dove episodi così la gente li segue solo in televisione».  L'allarme è scattato immediato e sul posto sono arrivati in breve tempo sia i carabinieri che la polizia.  «E' stato a quel punto che abbiamo cominciato a capire purtroppo il dramma che si era consumato in quelle mura dove abbiamo trascorso molti anni della nostra vita.  «Non doveva succedere una cosa di questa gravità, non si può morire sul posto di lavoro in questo modo».  Massimo Bianchi mentre ripercorre quegli attimi drammatici è fuori dall'azienda. Dentro i carabinieri e la polizia stanno svolgendo i rilievi. Fuori la gente piange.  «Siamo sconvolti e increduli - conclude Bianchi - non riesco ancora a credere che sia accaduta una cosa di questa gravità. Posso solo dire che siamo vicini alle famiglie colpite da questo immenso dolore».

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