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Versilia

Case per i russi, Buratti si spiega al tg di Mosca

<strong>DIPLOMAZIA.</strong> Umberto Buratti
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DIPLOMAZIA. Umberto Buratti

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FORTE. Non è stato certo un "andare a Canossa". Ma in qualche modo l'intervista del sindaco Umberto Buratti al principale telegiornale della televisione di stato russa ha rappresentato una "ricucitura" di rapporti che si erano incrinata dopo l'ormai famosa (o famigerata) intervista al londinese Observer.  L'occasione è stato un servizio che la giornalista Asya Emelyanova ha realizzato su Forte dei Marmi con qualche sconfinamento in zona apuana. Nello spazio messo a sua disposizione durante il notiziario delle 20 della Rtr, Buratti ha ricordato, ancora una volta, che il piano prima casa non è un modo per allontanare i Russi dall'acquisto di case a Forte. Ribadendo che, anzi, i connazionali di Putin rimangono ospiti assai graditi.  Vedremo a breve se queste rassicurazioni raggiungeranno l'obiettivo desiderato. Certo è che l'intervista sul quotidiano inglese ha scatenato un vero e proprio "caso di stato". Al punto che pare che proprio Buratti, negli ultimi giorni, fosse pronto a volare in Russia per rassicurare i locali sul piano prima casa.  Che pero, nel frattempo, continua a rimbalzare sui media di mezzo mondo. Come sul blog di un giornalista del Wall street journal, "bibbia" dei conservatori americani di proprietà di Rupert Murdoch (anche lui spesso "avvistato" a Forte). Il problema è che sul sito internet le dichiarazioni di Buratti all'Observer sono riassunte in maniera assai drastica: si parla, infatti, di "misure draconiane" con un «divieto di vendita per vent'anni di case agli stranieri». Palese inesattezza, se si pensa che il divieto vale solo per le 75 prime case che saranno costruite con il piano di intervento.  Ma tant'è. Il Wall street journal prende addirittura questo provvedimento come (possibile) modello per località storiche del jet-set americano, come Cape Cod o Aspen. E lancia là anche una preoccupazione che - in effetti - qualche dubbio la lascia: la possibilità che gli alloggi costruiti con il piano prima casa possano essere in realtà acquisite da persone in regola con i requisiti imposti dal comune (a partire dai dieci anni di residenza) che, però, risultino essere solo dei "prestanome".

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