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Versilia

Rebecchi apre nuovo negozio uomo a Milano

Donatella Francesconi
Massimo Rebecchi e il nuovo negozio Uomo a Milano
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Massimo Rebecchi e il nuovo negozio Uomo a Milano

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 VIAREGGIO. Due nuovi negozi in due mesi. A Milano, in Corso Como. Massimo Rebecchi lavora, racconta di una «crisi che ci ha sfiorato» e ringrazia «la squadra che ci ha creduto tanto». Prima la vetrina dedicata alla donna, ad aprile. Poi quella per l'uomo, inaugurazione il 21 giugno. Nella capitale italiana della moda, nella zona più frequentata per lo shopping che rimane: «In Italia abbiamo così coperto le città più importanti e termina un primo programma che ci eravamo prefissati qualche anno fa». Semplice. Come un abito che scivola perfetto e non si vede la fatica di chi l'ha realizzato. Come se non fosse un punto d'arrivo che chi lavora nel settore sogna fin dai primi passi.  La crisi vista da Viareggio, andando e tornando dal resto del mondo. «La crisi c'è ma bisogna continuare a lavorare. E bene. Credo che, per quanto ci riguarda, a premiarci siano stati due ingredienti fondamentali: il rapporto qualità-prezzo e l'investimento fatto, nel tempo, sul personale». Donne e uomini «che conoscono la clientela e sanno andare incontro alle esigenze che pone. In ogni negozio abbiamo persone con questo atteggiamento preciso».  Un capo Rebecchi si nota. Per l'essenzialità nella ricercatezza. E quello stile fatto quasi di niente che nell'armadio si impone. «Credo che si debba ripartire dalla manualità italiana per far sì che non tutto sia dozzinale». Manualità italiana che significa anni' 80-' 90: «Per l'autunno che verrà si dovrà puntare sul recupero degli spunti offerti da quel periodo. L'Italia ha grandi possibilità. Ma è necessario non dare niente per scontato. In giro per il mondo abbiamo nemici seri, da non sottovalutare». A cominciare dai cinesi, oggi alla ricerca della qualità.  C'è un tasto che, se sfiorato, "accende" lo stilista. Ed è quello del turismo e del futuro delle attività ad esso collegate. «La verità è che ancora non si capisce qual è il progetto». Difficile dargli torto, guardandosi intorno. «Tra pubblico e privato bisogna trovare il modo di lavorare. Il "pubblico" deve conoscerci un po' di più. Non si esce da questa crisi se non facciamo "gruppo". Non è l'estate migliore, questa del 2010, degli ultimi dieci anni. Ma non è neppure detto che la situazione sia così drastica...Insisto: è fondamentale creare le condizioni per la collaborazione tra pubblico e privato. Perché il livello della competizione è alto...».  Parla del bisogno di «creare gli stimoli», Massimo Rebecchi. Quelli che fanno lavorare, investire, «chiedere a tutti quelli che lavorano con te un miglioramento», uno sforzo in più.  Alla fine, la domanda inevitabile. Cui segue la risposta, nel perfetto stile Rebecchi. Cosa indosseremo, nel prossimo inverno? «Ognuno deve mettersi quello che si sente...È sempre stata la mia filosofia».  

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