Il presidio
Presto la fine degli accertamenti per l'inchiesta sul taroccamento
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PIETRASANTA. Per un'inchiesta (quella sulla diossina nel Baccatoio) entrata clamorosamente nel vivo con il sequestro dell'inceneritore, ce n'è un'altra che sta per vedere la chiusura dell'indagine preliminare. Ci riferiamo a quella sul taroccamento dei dati dell'emissione del monossido di carbonio nell'aria, condotta dal sostituto procuratore Antonio Mariotti. Sarebbe, infatti, a "tiro" l'arrivo dell'avviso di chiusura delle indagini preliminari a un manipolo di indagati. Si tratta di un passaggio procedurale che precede la richiesta di rinvio a giudizio da parte della pubblica accusa. I fatti in esame sono quelli che, nella primavera del 2008, sfociarono nella chiusura per diversi mesi dell'inceneritore. Secondo la ricostruzione seguita dalla Procura di Lucca nel procedere dell'inchiesta, la gestione precedente a quella di Veolia, avrebbe sistematicamente ridotto i valori delle emissioni di monossido di carbonio per farli ritornare entro i limiti di legge. Una versione dei fatti confermata anche da un "internal memo" a firma - maggio 2008 - dell'ingegner Paolo Rossi. Che spiegava come, dal mese precedente, era «stata eliminata la variante software dell'Sme, che permette di introdurre e correggere manualmente i dati di emissione». L'internal memo, a dir la verità, dice anche qualcosa di più. Vi è scritto infatti che, non essendo stato risolto il problema alla base (cioè: il monossido continua a essere fuori dalla norma), «si è rivelato necessario introdurre un nuovo artificio, al fine di poter mantenere l'impianto in funzionamento, consistente nel raccogliere i dati rilevati al camino e trasformarli, in modo continuo tramite l'inserimento del fattore di correzione (K) del valore 0,1».
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