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Lesperienza di Viareggio in un convegno di anestesisti in Sardegna. Buzzigoli racconta quella notte al Versilia
Ospedale, dal disastro un nuovo Piano emergenza
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Il presidio di sabato sera in via Ponchielli 1 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Per essere preparati a tragedie come l'incidente ferroviario di Viareggio, per il quale si contano 32 vittime e 2 pazienti ancora ricoverati ma di prossima dismissione mentre la verifica delle cause è ancora in corso, «sono necessarie frequenti simulazioni sul campo, un piano delle emergenze da condividire per poi lavorare in squadra, seguendo un leader». Un esperienza che ha portato ad un nuovo "piano disastri" sul modello degli interventi al box della Ferrari durante i pit stop, con continui aggiornamenti e simulazioni di intervento come nelle prove di gara. Così, a distanza di undici mesi dalla strage il direttore del dipartimento emergenza dell'ospedale Versilia, Stefano Buzzigoli, ha condiviso l'esperienza di maxi emergenza con i colleghi anestesisti rianimatori riuniti in Sardegna al 7/mo convegno nazionale Siared (Società italiana di anestesia rianimazione emergenza e dolore). «Nel giro di 70 minuti - ha detto Buzzigoli - abbiamo accolto 39 pazienti feriti, uno ogni 1,79 minuti di cui 25 "codici rossi". Senza un piano per le maxi emergenze non saremmo stati in grado di farlo. La cosa più difficile è stato accogliere e trovare una collocazione per tutti questi pazienti. Altre grandi criticità sono state l'assenza di un numero telefonico unico delle emergenze, oltre alle comunicazioni saltate nella notte. Tuttavia, già alle 5,30 del mattino seguente, l'ospedale Versilia aveva chiuso la fase di maxi emergenza».
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