Il presidio
Chiude il campeggio della Versilia Nord
Aronne Angelici
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Il Camping internazionale Versilia venne inaugurato nel 1962 dallimprenditore Michele Basile. A sinistra una immagine delle tende immerse nella pioppeta che copre oltre 40mila metri quadrati al confine tra Seravezza, Pietrasanta e Forte dei Marmi. Una immagine odierna del viale di ingresso con la sbarra chiusa, ormai, per sempre su via Padre Ignazio da Carrara Michele Basile lo aprì nel 1962 nella grande pioppeta di fronte al golf: affitto scaduto
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SERAVEZZA. Il mondo non era in bianco e nero, mezzo secolo fa, quando Michele Basile, carabiniere di 'stanza' in quel di Modena, transitò dalle parti di un terreno mezzo paludoso nella macchia delle 'prade' quercetane. Già, non era in bianco e nero, ma di certo, quello stesso mondo, non si presentava come fra i più semplici. Un po' come oggi, dove il denaro nella cassa di famiglia non sembra bastare mai e allora devi ingegnarti. E Basile, allora trentenne, in quanto ad ingegno e fantasia, non sembrava conoscere limiti. Perché solo un 'visionario' poteva immaginare, in quei 40 mila metri quadrati abbandonati, la sede ideale per realizzarvi un campeggio. Dobbiamo però calarci nella realtà degli albori degli anni '60 per capire " l'assurdità" dell'idea: era, allora, la Versilia che si faceva cullare docile dalle ricche famiglie milanesi, fra rampolli di casa Agnelli e i 'signori' che venivano 'al Forte' per prendere in affitto le case degli indigeni. Insomma Forte dei Marmi si preparava a diventare il paese simbolo di un certo modo, elegante ed esclusivo, di fare vacanza: il progetto impossibile di " quel napoletano - si diceva - che vuole fare una tendopoli per zingari e drogati" era così visto come un affronto, un pericolo o forse più semplicemente un danno economico di riflesso, per taluni, e non erano pochi, che abitavano e lavoravano fra Vittoria Apuana e Forte. «In realtà - racconta Michele Basile - quella del napoletano e del terrone è stata una costante che mi ha accompagnato per anni. Diciamo la verità: all'inizio non ero ben visto. Anzi. La mia famiglia di emigranti - babbo, mamma, sorelle e fratelli - non era ben vista. Però l'orgoglio e la voglia di fare andava oltre tutto. Quindi mi limitavo a rispondere che il sottoscritto era casertano e che alle mie origini ci tenevo. Eccome se ci tenevo». Nonostante tutto Basile, abbandonata la divisa di carabiniere, scelse la Versilia come luogo ideale dove vivere e lavorare: si sposò con una ragazza del posto, Eufemia Federigi, «senza il suo aiuto - racconta - non sarei riuscito a fare quello che ho fatto. E' stata fondamentale in tutto», per poi allargare la famiglia nel tempo fino a 5 figli, senza però dimenticare quella macchia, umida e trascurata dall'uomo e dal tempo. «All'inizio eravamo in tre soci, anche se era sempre il sottoscritto a figurare in prima persona per ogni bega. Trovammo un accordo per l'affitto con i proprietari del terreno. Era il 1962, nasceva il Camping International Versilia. Una vita fa». La mente riavvolge il nastro del ricordo: persone, situazioni, timori, entusiasmi. «Il mio primogenito, Toni, era un bambino, ma se ne stava per ore all'ingresso del campeggio ad attendere l'arrivo di un qualsiasi cliente. Quando poi arrivava un caravan si metteva a correre felice verso l'ufficio di accettazione, " c'è una roulotte, c'è una roulotte" gridava. Già perché di lavoro ne avevamo ben poco. Tanti problemi, troppe spese, poche entrate. Per una serie di motivi rimasi da solo: liquidai i due soci e, insieme a mia moglie, tirammo avanti. Nel frattempo - prosegue Michele Basile - avevo aperto, o mi accingevo ad aprire, altre attività, una pizzeria nel centro di Forte, un'altra a Querceta e poi c'era la polleria gestita da mio padre e mia madre. Mi dicevano: 'lascia perdere, il campeggio è una rimessa. Ma chi te lo fa fare?'. Terrone e testardo, però io ci vedevo ancora il vero futuro in quel terreno». E così fu: allo sfiorire degli anni'60, un po' perché stavano cambiando gli usi e un po' per pubblicità indiretta, «un amico mi stampò migliaia di volantini e poi, durante un viaggio in Europa li lasciò a giro», il Camping International Versilia, fece il boom. «Si era avverato quello che avevo sempre pensato: non tutte le famiglie possono permettersi l'albergo, la casa in affitto, però, anche a queste persone, piace stare sul mare, a prendere il sole, a portare i propri figli a fare un bagno in Versilia. Il campeggio da giugno fino a tutto agosto si riempiva così di gente: giovani, anziani, piccoli, grandi, e poi tanti, ma tanti stranieri. Quando vedevo una colonna di un centinaio di persone in fila al self service, per mangiare, ero pervaso dall'entusiasmo. Ce l'avevamo fatta». Vennero anche alcuni calciatori dell'epoca, così per provare l'ebbrezza della notte in tenda. «Il campeggio è come un paese, una comunità: ha le sue regole e le devi rispettare. Ti devi adattare anche ai disagi, ma hai in cambio quella libertà che altrove non trovi», precisa Basile che negli anni ha gestito l'attività anche grazie al lavoro di tutti e 5 figli: Toni, Michela, Simone, Diego e Luca. «Il campeggio, per loro, per tutti noi, è stata un'esperienza di vita importante. Ti apre al mondo, al dialogo, alla voglia di conoscere gli altri, le loro abitudini. Quando finiva l'estate eravamo tutti più tristi, ogni partenza, di una persona cara che tornava a casa propria, era un distacco che si faceva sentire. Ma oramai non ero più il terrone, ero diventato Basile, quello del campeggio, benvoluto anche dalla comunità fortemarmina». Forse perché quel campeggio, aggiungiamo noi, portava in dote alle attività commerciali di paese migliaia di presenze. Anche se, fino all'ultimo, c'è stato chi, sempre in paese, alla famiglia con il camper che chiedeva informazioni sull'ubicazione esatta del campeggio, diceva che 'a Forte e in Versilia non esistono campeggi. Andate a Marina di Massa'. Piccole cattiverie, come la segnaletica divelta. Una costante. «Alla fine te ne fai una ragione. In fondo si è trattato di una minoranza - aggiunge - ma che non rappresenta di certo l'animo, generoso, dei versiliesi. E ci sorridi anche su». Già, alla fine. Oggi, dopo 48 anni di vita, il Camping International Versilia ha chiuso i battenti. «L'estate 2010 non ci vedrà operativi - spiega Michele -: il contratto di locazione è scaduto e un'epoca è finita. Fra l'altro abbiamo concentrato le nostre forze in una nuova attività vinicola a Pietrasanta, dove abbiamo in progetto anche la realizzazione di un villaggio turistico. E da lì ripartiremo, sempre appunto dal turismo, con tanto entusiasmo. Anche se ogni volta che passo davanti al campeggio, sento qualcosa sussultare dentro. Resta però la consapevolezza di un 'viaggio' di vita davvero bellissimo. Il casertano aveva ragione».
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