Il Tirreno

Versilia

«Chiediamo aiuto per riaprire la mitica Casina»

Roy Lepore
LOCALE. L’ex ristorante La Casina al Marco Polo
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LOCALE. L’ex ristorante La Casina al Marco Polo

Mancati accordi tra le proprietà e lentezze burocratiche rischiano di far ritardare l'inizio dei lavori per la ristrutturazione del bar ristorante "La Casina", chiuso ormai dal 10 agosto del 2007, nonostante vari annunci ottimisti. Per il momento però tutto è fermo. A segnalare lo stallo, chiedendo uno sblocco, è Giuseppe Etna, che insieme ai fratelli Florio e Franco (scomparso nel 2007), aveva gestito il locale dal 1949, rilevandolo da Renato e Giorgio Barsanti

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VIAREGGIO. Mancati accordi tra le proprietà e lentezze burocratiche rischiano di far ritardare l'inizio dei lavori per la ristrutturazione del bar ristorante "La Casina", chiuso ormai dal 10 agosto del 2007, nonostante vari annunci ottimisti. Per il momento però tutto è fermo. A segnalare lo stallo, chiedendo uno sblocco, è Giuseppe Etna, che insieme ai fratelli Florio e Franco (scomparso nel 2007), aveva gestito il locale dal 1949, rilevandolo da Renato e Giorgio Barsanti.

«Chiedo che il Comune faccia da mediatore con la nostra famiglia - dice - per non rischiare anche che si perda la concessione, e che venga presa la decisione da parte dell'amministrazione comunale di mandare le ruspe per abbattere il fabbricato che è vincolato dalle Belle arti, in quanto insieme alla "Casetta del Tiglio" è tra i locali più antichi di Viareggio». Giuseppe Etna vorrebbe veder riaprire il locale.

«Siamo disposti anche a rilevare insieme a mio fratello la parte di nostro nipote Maurizio, però i nostri legali non sono riusciti a mettersi d'accordo.Da tempo il nostro avvocato non ha ricevuto risposta dal collega alle nostre sollecitazioni».

«In questo modo - continua - si rischia di vedere svalutato sempre più un locale che è stato la storia della nostra città e solo per vicissitudini sfortunate, causa la morte di uno dei fratelli, siamo stati costretti a chiudere. Spero a questo punto nel buon senso da parte di mio nipote per non rischiare di vedere ogni giorno che passa compromessa la possibilità di poter riaprire il locale. Ecco perché chiedo al Comune di intervenire in questa vicenda, prima che la situazione si complichi sempre più. Leggo della volontà da parte dell'amministrazione di valorizzare la pineta di Ponente, ed allora non è concepibile che in quel punto della nostra città ci sia un locale chiuso da anni, con il rischio che diventi dormitorio di senza tetto».

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