Il Tirreno

Versilia

Disagio in classe

Solitudine, sesso e bulli alle medie

Donatella Francesconi
<strong>AMICIZIA PRIMA DI TUTTO.</strong> Gli amici, a questa età, danno grandi gioie e grandi dolori
◗
AMICIZIA PRIMA DI TUTTO. Gli amici, a questa età, danno grandi gioie e grandi dolori

Sesso a dodici anni, tra i libri delle medie. Succede anche tra i ragazzini di casa nostra, là dove l'ormone impazza e la famiglia non se ne accorge. «Papà è tornato da un viaggio e mi ha portato l'astuccio di Hello Kitty...che palle!». Ad ascoltare c'è lo psicologo del progetto "Uno spazio per te", voluto dall'assessorato al sociale. Sono piccoli. Ma in un mondo più grande di loro

4 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Sesso a dodici anni, tra i libri delle medie. Succede anche tra i ragazzini di casa nostra, là dove l'ormone impazza e la famiglia non se ne accorge. «Papà è tornato da un viaggio e mi ha portato l'astuccio di Hello Kitty...che palle!». Ad ascoltare c'è lo psicologo del progetto "Uno spazio per te", voluto dall'assessorato al sociale. Sono piccoli. Ma in un mondo più grande di loro: «Ha sedici anni e mi ha chiesto un rapporto completo. Dice che devo anche essere un po' porca. Se non ci sto io, lui lo fa con un'altra...». Storie di ragazzi e ragazze allo stato brado, anche là dove non c'è un disagio familiare.

Storie di adulti divisi tra lavoro, famiglia, famiglie. E di scuole con orecchie e occhi aperti, per prevenire, aiutare, interessere rapporti con l'esterno che possano sostenere e ascoltare mentre si diventa grandi. «Senza la collaborazione di tutti i nostri dirigenti scolastici - spiega l'assessore Vittorio Fantoni - il progetto non avrebbe avuto il successo che ha avuto».

Certo, non è facile. Né ascoltare - anche se dall'altro capo del filo c'è uno psicologo - né intervenire. Come nel caso di una dodicenne finita sul telefonino del ragazzino di poco più grande con il quale ha consumato un rapporto sessuale, sia pur non completo. Nessuna violenza. Un gioco come tanti. Che a lei, però potrebbe cambiare la vita. E non in meglio. Dallo psicologo sono andate le amiche di lei, preoccupate: «Mi hanno spiegato l'accaduto e la motivazione che le aveva spinte fino da me: "Sta superando un po' il limite, la vorremmo aiutare"». Bella storia di amicizia e speranza: anche nell'epoca del trionfo dell'immagine su tutto e su tutti ci sono dei dodicenni che non ritengono normale finire immortalati nei momenti più intimi per poi vantarsene.

Il lavoro di Emanuele Palagi - in questo caso - sarà lungo e difficile: «Ma se non ci fosse il progetto, alla fine, un caso come questo non sarebbe mai venuto fuori». Così come sarebbe rimasta in fondo al cuore della ragazzina di seconda media la richiesta di sesso completo avanzata dal fascinoso sedicenne. «A me si era rivolta - spiega Palagi - preoccupata di poter restare incinta. Voleva informazioni sulla contraccezione». Lo psicologo, però, ha riportato la questione al "via": «Abbiamo parlato di quello che ti senti davvero dentro, di crescere per gradi. Alla fine lei ha detto no e lui l'ha trattata male. Quando è tornata mi ha detto "ho fatto bene a non farlo"».

Poco più che bambini, ma in balia di sentimenti, passioni, gioie e dolori. «Senza nessuno con cui parlarne», è l'amara considerazione dello psicologo che conta - da gennaio 2009 a gennaio 2010 - 450 colloqui fatti in tutte le scuole medie cittadine. «A questa età - continua Palagi - il problema principale di questi ragazzi sono gli adulti, intesi come genitori».

Non ne posso più. La frase è quella di un ragazzino di 12 anni, bravissimo a scuola, il cui padre - racconta Palagi - «pretendeva che tutte le domeniche pomeriggio il figlio studiasse storia, anche se non aveva compiti per la materia». Il punto di crisi si è raggiunto quando in pagella è spuntato un otto in condotta. Se non ce la fai più, a undici, dodici o tredici anni, c'è una sola strada perché si accorgano di te: fare casino. «In prima media - racconta un tredicenne imbizzarrito allo psicologo - i miei si stavano separando e mi lasciavano fare tutto. Così uscivo senza che nessuno dicesse nulla. E siccome i miei coetanei stavano in casa, fuori ho conosciuto i ragazzi più grandi e ho imparato a fare come loro. Se mia madre mi avesse tenuto di più non sarei così ora...».

Che fa lo psicologo in un caso così? «Ascolta, fa da punto di riferimento e da fiducia». Spesso basta a far sì che gli insegnanti segnalino un cambio di rotta. Il rapporto con i docenti, nel progetto, è costante e fondamentale: «Spesso sono loro ad inviare i ragazzi - continua Palagi -: ma mi ha molto colpito che siano gli studenti stessi a mettersi in lista d'attesa». Alcuni attendono da novembre, ed è il segno - insiste Fantoni - «che il progetto va e che andrebbe potenziato».

Bullismo.Le nostre scuole medie non sono immuni dal bullismo: «Gli episodi ci sono - osserva Palagi - e non necessariamente nelle scuole di quartieri con maggiore disagio sociale». Minacce fisiche e meccanismi di esclusione sono le tecniche preferite: «Nell'ultimo caso abbiamo parlato con i quattro che in classe terrorizzavano un coetaneo. È stata l'occasione per chiarire che il ragazzino non era più solo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani