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UN WEEKEND DRAMMATICO
Incidente a Candalla «Il free climbing? È meno pericoloso dell'alpinismo»
Matteo Tuccini
Il free climbing? Uno sport meno pericoloso dell'alpinismo. Parola di Alessandro Cerri, presidente della sezione di Viareggio del Club alpino. Che, dopo l'incidente di domenica pomeriggio a Candalla, con la giovane Laura Mulas colpita da un masso alla testa mentre si stava arrampicando sulle pareti del massiccio
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CAMAIORE. Il free climbing? Uno sport meno pericoloso dell'alpinismo. Parola di Alessandro Cerri, presidente della sezione di Viareggio del Club alpino. Che, dopo l'incidente di domenica pomeriggio a Candalla, con la giovane Laura Mulas colpita da un masso alla testa mentre si stava arrampicando sulle pareti del massiccio, difende a spada tratta «una pratica sportiva - dice - in cui i rischi sono pochi, e comunque inferiori ad altri tipi di discipline legate alla montagna. Non a caso viene svolta anche al chiuso».
Come funziona. «L'arrampicata libera, conosciuta anche come free climbing - spiega Cerri - viene praticata su percorsi prestabiliti, con appigli fissati sulla roccia con il trapano. Il free climber, inoltre, usa la corda: in questo modo si tiene legato alla roccia e ai compagni di avventura. Non solo: l'inclinazione delle pareti pensate per il free climbing fa sì che, in caso di caduta, la persona resti sospesa nel vuoto. Mentre nell'alpinismo chi cade rotola sulla roccia per lunghi tratti. E i risultati, vi garantisco, sono peggiori».
La disciplina viene troppo spesso confusa con l'arrampicata in solitaria, il cosiddetto "free solo", dove le protezioni sono inesistenti e l'atleta scala la parete senza corda. Una sfida titanica e più volte ripresa dalle tv, dove - assicura Cerri - il minimo errore può costare la vita.
Per quanto riguarda l'uso del casco, Cerri ammette che «troppo spesso gli atleti lo lasciano a casa. Faccio autocritica, è capitato anche a me. Ma nel caso della giovane vittima dell'incidente un casco avrebbe potuto aiutarla ben poco».
Tanti appassionati. Anche in Versilia sono parecchi gli amanti di questa pratica. Le sezioni del Cai di Viareggio e di Forte organizzano ogni anno corsi di alpinismo e di arrampicata libera, e ogni volta registrano dai 15 ai 20 iscritti. Tutta gente che - una volta divenuta abbastanza esperta - va a ingrossare le fila dei frequentatori delle falesie localizzate sul territorio e nelle vicinanze. Candalla è, in questo senso, un luogo ideale. «Nelle giornate più favorevoli - afferma Cerri del Cai - ci sono oltre 50 persone sulle pareti del massiccio. Appassionati locali, ma anche del resto d'Italia e dell'Europa».
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