Il Tirreno

Versilia

La vita di Vianiartista scomodo di gran talento

Alice Barontini
“Tipi viareggini - Peritucco con figura femminile”, 1915
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“Tipi viareggini - Peritucco con figura femminile”, 1915

La darsena, i pescatori, le Apuane. Ma anche le parigine equivoche, i poveri della Ruche, i pazienti della clinica di Nozzano. Nell'arte di Lorenzo Viani (Viareggio 1882-Ostia 1936) biografia e pittura s'incontrano e intrecciano indissolubilmente. La monografia curata da Enrico Dei, in uscita oggi con «Il Tirreno»

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VIAREGGIO. La darsena, i pescatori, le Apuane. Ma anche le parigine equivoche, i poveri della Ruche, i pazienti della clinica di Nozzano. Nell'arte di Lorenzo Viani (Viareggio 1882-Ostia 1936) biografia e pittura s'incontrano e intrecciano indissolubilmente. La monografia curata da Enrico Dei, in uscita oggi con «Il Tirreno» e 2º volume della collana dedicata ai «Maestri della Luce in Toscana» (diretta da Francesca Cagianelli e Dario Matteoni, edita da Pagliai di Firenze), punta su questo aspetto, dando al lettore notizie inedite provenienti dai carteggi del ricco archivio vianesco, messo insieme dallo studioso in oltre 40 anni di ricerche.
Intanto, il titolo: «Lorenzo Viani. Tra la Senna e le Apuane: l'apocalisse del segno». Perché questa scelta?

«Mi piaceva mettere in evidenza da subito questo duplice aspetto dell'opera e della personalità di Viani. Da un lato questa dimensione anche europea di Viani, che trova il suo culmine con l'esperienza parigina. Parigi, ad inizio '900, era polo d'attrazione per tutti gli artisti. Dall'altro lato le sue Apuane, che rimandano alla realtà in cui Viani è cresciuto ed ha vissuto la maggior parte della sua vita. Credo che la grandezza di Viani sia di essere riuscito a mantenere nella sua arte un respiro internazionale, pur restando in Versilia. Non dimentichiamo la sua portata rivoluzionaria. E' il massimo esponente dell'espressionismo italiano».

Nel suo saggio punta molto sull'aspetto biografico di Viani, mettendo in relazione diversi periodi della sua vita con diverse inclinazioni pittoriche e tematiche.

«Ho cercato di raccontare con spirito divulgativo il Viani uomo, il suo aspetto caratteriale. Viani era uomo concreto, non era un sognatore. Era istintivo, con le sue passioni, le sue pulsioni. Volevo sottolineare questo aspetto, che penso sia importante per capire le sue opere. Viani è un artista estremamente scomodo, perché con i suoi dipinti ha il potere di metterci di fronte alla nostra coscienza».

Nel suo intervento inserisce anche carteggi e aneddoti inediti della vita dell'artista.
«Per esempio, la lettera di condoglianze spedita da Ugo Ojetti alla moglie di Viani. O la brutta faccenda di una mostra a Milano nel 1929, che ebbe pesanti risvolti legali e psicologici sull'artista. Viani in quest'occasione non riesce ad onorare gli impegni sottoscritti con il gallerista per quanto riguarda le spese. Così l'artista, a cui erano stati pignorati mobili, libri e dipinti, cerca aiuto nell'allora capo del governo Benito Mussolini tramite Italo Balbo, di cui ho pubblicato il carteggio. In realtà Viani ha subito molte tribolazioni e disagi nella sua vita. Nella lettera al Duce l'artista è fragile e disarmato e si sente sconfitto dalla sua stessa arte. Viani, che in gioventù era stato anarchico e poi socialista, aderisce ufficialmente al Partito Fascista, ma in ambito creativo resta sempre dalla parte del popolo. Credo che la sua figura d'artista sia stata molto segnata da questa adesione, anche perché Viani è morto a 54 anni e non ha avuto il tempo di prendere atto di ciò che è stato quel partito nelle sue pagine più buie. Così è stato spesso e superficialmente bollato come artista di regime».
Se dovesse definire in poche parole la figura di Viani, cosa direbbe?
«Lo definirei un grande autonomo, eccelso disegnatore».

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