L'INCHIESTA
Dalle colline assolate alla spiaggia selvaggiaper scoprire il buon vino
Stefano Buda
Il Tirreno ha percorso le "Strade per gustare la Versilia", l'itinerario promosso dall'Associazione viticoltori versiliesi: cinque tappe, dai piedi delle Apuane fino a Torre del Lago, in compagnia del sommelier professionista Leone Ramacciotti. Figura storica del settore, Ramacciotti ha collaborato con il guru dell'enogastronomia Luigi Veronelli
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"Com'è bello il vino", cantava Piero Ciampi. Ma soprattutto com'è buono. Possono cantarlo anche i viticoltori della Versilia, che operano in un territorio non famoso per questo settore, ma capace di imprimere un tratto comune a tutti i suoi vini: ogni bottiglia celebra l'incontro tra la terra e il mare. I sapori della campagna e del sottobosco sublimati dalla sapidità degli aromi marini. Certo cambiano le filosofie, le storie e le scelte manageriali di ogni produttore. Strutture dei vitigni, qualità di uva coltivate, composizioni dei vini e alle adottate... la diversità può essere una ricchezza, ma è giusto osservare che non tutti i vini sono sullo stesso piano.
Il Tirreno ha percorso le "Strade per gustare la Versilia", l'itinerario promosso dall'Associazione viticoltori versiliesi: cinque tappe, dai piedi delle Apuane fino a Torre del Lago, in compagnia del sommelier professionista Leone Ramacciotti. Figura storica del settore, Ramacciotti ha collaborato con il guru dell'enogastronomia Luigi Veronelli, scrive su riviste specializzate e dirige corsi per sommelier. Ideatore del "Premio Versilia Ais Toscana", è presidente dell'associazione che organizza ogni anno il Versilia Wine-Art Festival.
Il Feudo
Prima fermata Palatina, all'azienda agricola "Il Feudo", dove le viti si arrampicano sulla collina che segna il confine con i colli apuani di Montignoso. Incontriamo il titolare Massimiliano Ghelardini, uno dei produttori più legati alla tradizione. Non si avvale di agronomi ed enologi: fa tutto da sé, secondo i metodi appresi dal padre. Tra frutteti e uliveti, cavalli, conigli e galline, ogni fase produttiva è rigorosamente naturale e l'impiego della tecnologia ridotto al minimo. Una particolarità dei vitigni sono le murature in granito che proteggono il terreno: «Attirano il calore, così l'erba non cresce e non può creare competizione con le viti», spiega Ghelardini. Quattro le tipologie di vino prodotte: Candia e Vermentino i bianchi e poi due rossi passati in barrique e in botti di castagno. Per quest'anno l'azienda è pronta a mettere sul mercato circa 7 mila bottiglie. Ramacciotti assaggia un Candia del 2008. «Il colore molto intenso, che in genere si tende a chiarificare, gli è conferito dall'uva matura - osserva il sommelier -. Ha una sua morbidezza, ma è anche molto sapido, quasi pepato. Si sposa bene con formaggi morbidi e pesci delicati come orate o astici». Ramacciotti apprezza, tuttavia precisa: «È un vino che non è stato corretto in nulla, Ghelardini ha preso ciò che la terra gli ha dato. Può piacere o meno, dipende dal gusto. Il livello è buono, ma credo che con qualche accorgimento e con l'ausilio di esperti validi, i suoi vini crescerebbero notevolmente».
Castiglione
L'azienda Castiglione sorge tra Strettoia e il monte di Ripa, dove anticamente si produceva il Colletondo, il vino apprezzato da Michelangelo Buonarroti e citato nei suoi carteggi. Le terrazze coltivate cingono la collina. Un ettaro di terreno è occupato dai vitigni Castiglione che ogni anno consentono di produrre circa 1200 bottiglie di bianco, in prevalenza Vermentino e 500 di rosso con uvaggi Merlot, Cabernet e in minima parte Sangiovese. Per tre generazioni l'azienda è stata condotta con metodi tradizionali, ma dal 1998 Giuliano Garfagnini le ha dato un'impostazione più moderna. «Il nostro rosso è piaciuto molto anche a Veronelli che nel 2001 lo inserì nella sua guida - dice Garfagnini -. Recentemente ho iniziato a farlo invecchiare nelle stesse piccole botti in legno che hanno ospitato il Brunello. Sono curioso di vedere cosa ne verrà fuori». Al vaglio di Ramacciotti una bottiglia di Castiglione rosso del 2007: «Vino corposo, colore granato scuro, con profumi di sottobosco - nota dopo il primo sorso -. Molto equilibrato, sapidità e tannicità giuste, forse manca un po' di morbidezza in attesa della giusta maturazione. Perfetto con le carni e i formaggi più stagionati».
Solatio
Siamo nei vitigni sul Monte di Ripa, vicino Seravezza, un luogo incantato con una invidiabile esposizione solare. Tra i filari c'è fermento: Francesca Orlandi, la titolare dell'azienda e suo marito Emanuele Capovani sono alle prese con la vendemmia. La giovane coppia riversa tutto il suo entusiasmo e la sua passione nell'arte del fare vino. Ma non solo: presse, temperatura controllata, barrique di qualità e ambiente altamente igienizzato. In dieci anni Francesca ha trasformato una modesta produzione a gestione familiare in un'azienda all'avanguardia. «I quantitativi sono ancora limitati: 3500 bottiglie all'anno - spiega la Orlandi - ma già dal prossimo anno puntiamo a raggiungere quota 5000». Il marchio Solatìo propone un vino rosso con uvaggi Sangiovese, Merlot e Cabernet, vendemmiati separatamente e assemblati in cantina e una speciale riserva invecchiata in barrique. Due anche i bianchi: uno Chardonnay in purezza e poi il vino di punta, il Vermentino in purezza che è arrivato terzo al Wine Art Festival di Pietrasanta sbaragliando la concorrenza di alcune tra le cantine più affermate d'Italia.
Ramacciotti si cimenta con un calice di Vermentino del 2008: «Entusiasmante il colore giallo carico con sfumature sul verde, a conferma dell'età giovane del vino - rimarca raggiante il sommelier -. Emana profumi particolari, di fiori bianchi e frutta tropicale. Alla beva mostra grande pulizia e freschezza, con l'immancabile sapidità derivante dalla vicinanza del mare. Si abbina bene con tutti i tipi di pesce, frittelle di verdure e formaggi delicati».
Basile
I vitigni delle Terre del Capitanato sono a Vallecchia, a due passi da Pietrasanta: guardano il mare in uno scenario naturale imponente e caratterizzato da vegetazione di pineta. La tenuta è il cuore di un progetto di ristrutturazione interessante e innovativo che tra pochi mesi potrebbe fare dell'azienda un punto di riferimento nel settore del turismo enogastronomico in Versilia. Passeggiando tra i vitigni si notano rose vicino a ogni filare. «Prendono la pernospera prima dell'uva - rileva Simone Basile, imprenditore dinamico e presidente dell'Associazione dei viticoltori versiliesi -. Questi fiori sono un importante segnalatore biologico che ci consente di proteggere la materia prima in modo naturale». Due ettari di vigne che generano un volume d'affari consistente e una produzione annuale che si aggira tra le 40 e le 50mila bottiglie. Tra le proposte più apprezzate delle Terre del Capitanato il Pietrapana, coupage di uve rosse locali, e il Campilione, composto per un terzo da Merlot, un terzo da Syrah e un terzo da Vermentino nero, quest'ultimo fiore all'occhiello per l'azienda. Proprio un Campilione del 2006 è sottoposto all'esame di Ramacciotti: «Un vino fresco all'olfatto, con profumi di mora, ribes e prugna. Ha un livello tannico adeguato, forse è solo un pochino corto nel retrogusto poiché il sapore svanisce rapidamente». Il sommelier decide allora di provare l'annata 2007: «Questo è perfetto, davvero completo - sorride soddisfatto Ramacciotti - è delizioso con il cacciucco e con cibi al pomodoro piuttosto piccanti».
Marika Felli
Spettacolari i filari sulla sabbia a Torre del Lago, all'altezza della Lecciona, all'interno dell'area protetta dell'Ente Parco. «Il terreno è fatto della stessa sabbia del mare e richiede un maggiore controllo poiché assorbe l'acqua molto facilmente - dice il titolare Claudio Puccinelli -. Abbiamo qualche problema con cinghiali e uccelli, per il resto queste vigne non necessitano di attenzioni particolari». Il Sangiovese prodotto in purezza sulla sabbia, che sta destando grande interesse tra gli esperti, è la sua scommessa vinta: «Mi sono detto che se in questo ambiente i Borbone riuscivano a produrre vino cento anni fa, anche noi saremmo stati in grado di farlo con tutte le tecnologie oggi a disposizione». Ai Borbone è dedicato lo speciale Sangiovese marino dell'azienda Felli, che produce anche un bianco metà Vermentino e metà Chardonnay e ha una capacità produttiva di circa 5mila bottiglie l'anno. La novità della prossima stagione sarà un Vermentino nero in purezza. «Quattro anni fa c'era il nulla», spiega orgoglioso Puccinelli, che ha avviato rapporti con alcuni ristoratori locali, con aziende di altre regioni e anche con il Canada. Ramacciotti recensisce un Borbone Sangiovese del 2007: «Bel colore intenso rosso rubino - il sommelier scruta il bicchiere e poi beve - si nota l'invecchiamento in barrique, la sensazione tannica è molto forte, forse si poteva allungare leggermente la maturazione. Comunque è un vino di spessore, privo di difetti, con una sapidità piacevolissima. È stato uno dei vini più apprezzati al Wine Art di Pietrasanta. Va affiancato a cibi grassi, soprattutto carni alla brace, salsicce e maiale».
Il Tirreno ha percorso le "Strade per gustare la Versilia", l'itinerario promosso dall'Associazione viticoltori versiliesi: cinque tappe, dai piedi delle Apuane fino a Torre del Lago, in compagnia del sommelier professionista Leone Ramacciotti. Figura storica del settore, Ramacciotti ha collaborato con il guru dell'enogastronomia Luigi Veronelli, scrive su riviste specializzate e dirige corsi per sommelier. Ideatore del "Premio Versilia Ais Toscana", è presidente dell'associazione che organizza ogni anno il Versilia Wine-Art Festival.
Il Feudo
Prima fermata Palatina, all'azienda agricola "Il Feudo", dove le viti si arrampicano sulla collina che segna il confine con i colli apuani di Montignoso. Incontriamo il titolare Massimiliano Ghelardini, uno dei produttori più legati alla tradizione. Non si avvale di agronomi ed enologi: fa tutto da sé, secondo i metodi appresi dal padre. Tra frutteti e uliveti, cavalli, conigli e galline, ogni fase produttiva è rigorosamente naturale e l'impiego della tecnologia ridotto al minimo. Una particolarità dei vitigni sono le murature in granito che proteggono il terreno: «Attirano il calore, così l'erba non cresce e non può creare competizione con le viti», spiega Ghelardini. Quattro le tipologie di vino prodotte: Candia e Vermentino i bianchi e poi due rossi passati in barrique e in botti di castagno. Per quest'anno l'azienda è pronta a mettere sul mercato circa 7 mila bottiglie. Ramacciotti assaggia un Candia del 2008. «Il colore molto intenso, che in genere si tende a chiarificare, gli è conferito dall'uva matura - osserva il sommelier -. Ha una sua morbidezza, ma è anche molto sapido, quasi pepato. Si sposa bene con formaggi morbidi e pesci delicati come orate o astici». Ramacciotti apprezza, tuttavia precisa: «È un vino che non è stato corretto in nulla, Ghelardini ha preso ciò che la terra gli ha dato. Può piacere o meno, dipende dal gusto. Il livello è buono, ma credo che con qualche accorgimento e con l'ausilio di esperti validi, i suoi vini crescerebbero notevolmente».
Castiglione
L'azienda Castiglione sorge tra Strettoia e il monte di Ripa, dove anticamente si produceva il Colletondo, il vino apprezzato da Michelangelo Buonarroti e citato nei suoi carteggi. Le terrazze coltivate cingono la collina. Un ettaro di terreno è occupato dai vitigni Castiglione che ogni anno consentono di produrre circa 1200 bottiglie di bianco, in prevalenza Vermentino e 500 di rosso con uvaggi Merlot, Cabernet e in minima parte Sangiovese. Per tre generazioni l'azienda è stata condotta con metodi tradizionali, ma dal 1998 Giuliano Garfagnini le ha dato un'impostazione più moderna. «Il nostro rosso è piaciuto molto anche a Veronelli che nel 2001 lo inserì nella sua guida - dice Garfagnini -. Recentemente ho iniziato a farlo invecchiare nelle stesse piccole botti in legno che hanno ospitato il Brunello. Sono curioso di vedere cosa ne verrà fuori». Al vaglio di Ramacciotti una bottiglia di Castiglione rosso del 2007: «Vino corposo, colore granato scuro, con profumi di sottobosco - nota dopo il primo sorso -. Molto equilibrato, sapidità e tannicità giuste, forse manca un po' di morbidezza in attesa della giusta maturazione. Perfetto con le carni e i formaggi più stagionati».
Solatio
Siamo nei vitigni sul Monte di Ripa, vicino Seravezza, un luogo incantato con una invidiabile esposizione solare. Tra i filari c'è fermento: Francesca Orlandi, la titolare dell'azienda e suo marito Emanuele Capovani sono alle prese con la vendemmia. La giovane coppia riversa tutto il suo entusiasmo e la sua passione nell'arte del fare vino. Ma non solo: presse, temperatura controllata, barrique di qualità e ambiente altamente igienizzato. In dieci anni Francesca ha trasformato una modesta produzione a gestione familiare in un'azienda all'avanguardia. «I quantitativi sono ancora limitati: 3500 bottiglie all'anno - spiega la Orlandi - ma già dal prossimo anno puntiamo a raggiungere quota 5000». Il marchio Solatìo propone un vino rosso con uvaggi Sangiovese, Merlot e Cabernet, vendemmiati separatamente e assemblati in cantina e una speciale riserva invecchiata in barrique. Due anche i bianchi: uno Chardonnay in purezza e poi il vino di punta, il Vermentino in purezza che è arrivato terzo al Wine Art Festival di Pietrasanta sbaragliando la concorrenza di alcune tra le cantine più affermate d'Italia.
Ramacciotti si cimenta con un calice di Vermentino del 2008: «Entusiasmante il colore giallo carico con sfumature sul verde, a conferma dell'età giovane del vino - rimarca raggiante il sommelier -. Emana profumi particolari, di fiori bianchi e frutta tropicale. Alla beva mostra grande pulizia e freschezza, con l'immancabile sapidità derivante dalla vicinanza del mare. Si abbina bene con tutti i tipi di pesce, frittelle di verdure e formaggi delicati».
Basile
I vitigni delle Terre del Capitanato sono a Vallecchia, a due passi da Pietrasanta: guardano il mare in uno scenario naturale imponente e caratterizzato da vegetazione di pineta. La tenuta è il cuore di un progetto di ristrutturazione interessante e innovativo che tra pochi mesi potrebbe fare dell'azienda un punto di riferimento nel settore del turismo enogastronomico in Versilia. Passeggiando tra i vitigni si notano rose vicino a ogni filare. «Prendono la pernospera prima dell'uva - rileva Simone Basile, imprenditore dinamico e presidente dell'Associazione dei viticoltori versiliesi -. Questi fiori sono un importante segnalatore biologico che ci consente di proteggere la materia prima in modo naturale». Due ettari di vigne che generano un volume d'affari consistente e una produzione annuale che si aggira tra le 40 e le 50mila bottiglie. Tra le proposte più apprezzate delle Terre del Capitanato il Pietrapana, coupage di uve rosse locali, e il Campilione, composto per un terzo da Merlot, un terzo da Syrah e un terzo da Vermentino nero, quest'ultimo fiore all'occhiello per l'azienda. Proprio un Campilione del 2006 è sottoposto all'esame di Ramacciotti: «Un vino fresco all'olfatto, con profumi di mora, ribes e prugna. Ha un livello tannico adeguato, forse è solo un pochino corto nel retrogusto poiché il sapore svanisce rapidamente». Il sommelier decide allora di provare l'annata 2007: «Questo è perfetto, davvero completo - sorride soddisfatto Ramacciotti - è delizioso con il cacciucco e con cibi al pomodoro piuttosto piccanti».
Marika Felli
Spettacolari i filari sulla sabbia a Torre del Lago, all'altezza della Lecciona, all'interno dell'area protetta dell'Ente Parco. «Il terreno è fatto della stessa sabbia del mare e richiede un maggiore controllo poiché assorbe l'acqua molto facilmente - dice il titolare Claudio Puccinelli -. Abbiamo qualche problema con cinghiali e uccelli, per il resto queste vigne non necessitano di attenzioni particolari». Il Sangiovese prodotto in purezza sulla sabbia, che sta destando grande interesse tra gli esperti, è la sua scommessa vinta: «Mi sono detto che se in questo ambiente i Borbone riuscivano a produrre vino cento anni fa, anche noi saremmo stati in grado di farlo con tutte le tecnologie oggi a disposizione». Ai Borbone è dedicato lo speciale Sangiovese marino dell'azienda Felli, che produce anche un bianco metà Vermentino e metà Chardonnay e ha una capacità produttiva di circa 5mila bottiglie l'anno. La novità della prossima stagione sarà un Vermentino nero in purezza. «Quattro anni fa c'era il nulla», spiega orgoglioso Puccinelli, che ha avviato rapporti con alcuni ristoratori locali, con aziende di altre regioni e anche con il Canada. Ramacciotti recensisce un Borbone Sangiovese del 2007: «Bel colore intenso rosso rubino - il sommelier scruta il bicchiere e poi beve - si nota l'invecchiamento in barrique, la sensazione tannica è molto forte, forse si poteva allungare leggermente la maturazione. Comunque è un vino di spessore, privo di difetti, con una sapidità piacevolissima. È stato uno dei vini più apprezzati al Wine Art di Pietrasanta. Va affiancato a cibi grassi, soprattutto carni alla brace, salsicce e maiale».
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