VIAREGGIO
Il perito della Procura: il disastronella scatola nera e nei binari tranciati
Donatella Francesconi
«Mi prende mentre sto leggendo un manuale di manutenzione da un migliaio di pagine...». Paolo Toni, 65 anni, professore universitario dell'università di Firenze, risponde al telefono mentre lavora all'inchiesta aperta dalla Procura di Lucca, per la quale è il perito a capo di un pool di tecnici, sulla strage del 29 giugno scorso
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VIAREGGIO. «Mi prende mentre sto leggendo un manuale di manutenzione da un migliaio di pagine...». Paolo Toni, 65 anni, professore universitario dell'università di Firenze, risponde al telefono mentre lavora all'inchiesta aperta dalla Procura di Lucca, per la quale è il perito a capo di un pool di tecnici, sulla strage del 29 giugno scorso.
Toscano («sono nato a Follonica ed è una vita che sto a Pisa»), confessa di essere venuto spesso a Viareggio, in queste caldissime sere di fine estate. E di «aver respirato» come vibra la città dalla ferita aperta.
«Agosto ha bloccato un po' tutti - ammette - ma io ho continuato a lavorare. E tengo informati i magistrati dell'avanzamento dei lavori». Il percorso è accidentato ed il professor Toni non lo nasconde: «Tanto per cominciare - è l'esempio - andranno individuati dei laboratori adeguati cui appoggiarsi per il lavoro che dobbiamo svolgere. E dovremo cercare tra quanti non siano strutture delle Ferrovie».
La domanda, su questo tasto, è d'obbligo: perché Paolo Toni è stato più di una volta perito a favore delle Ferrovie. Un particolare che non è sfuggito ai viareggini coinvolti nel disastro e ai loro legali: «Vero. Lo sono stato - conferma il professore - e l'ho fatto ben presente ai magistrati della Procura di Lucca. Ho sempre avuto fama di persona seria ed onesta: non sono io che freno. Ed in casi come quello di Viareggio non si può barare».
Anche perché - sottolinea Paolo Toni - «tutto il lavoro sarà necessariamente fatto sotto gli occhi dei periti delle parti lese». E si preannuncia un vero e proprio scontro tra "big" del settore. «Senza contare che tutti gli oggetti di indagine sono sotto sequestro e controllati dalla forza pubblica».
Vero, tranne i binari sui quali si sono rovesciate le cisterne cariche di Gpl. Che sono stati subito oggetto del lavoro di ripristino da parte delle Ferrovie.
«Non è proprio così - precisa il perito della Procura -: perché la parte infrastrutturale che alla fine ha provocato lo strappo è stata estratta, tagliata e messa sotto sequestro».
Dalla conversazione con Paolo Toni emergono altri particolari: «Nelle settimane precedenti l'incidente era passato un treno diagnostico delle Ferrovie. Ed il binario - questo il responso - era in situazione perfetta».
La scatola nera. Tra le cose cui ha messo obbligatoriamente mano il perito della Procura, anche l'analisi della scatola nera del treno: «Incrociando al computer i dati estratti con le tracce rilevate sulle infrastrutture torna tutto».
La ricostruzione. Cosa sia il "tutto" è presto detto: «All'ingresso della stazione di Viareggio c'è una curva. Nel farla il treno appoggia sul bordino esterno. Se cede un'asse, tutta la forza si sposta sull'altro asse». E con l'asse si sposta anche il convoglio: «È stato chiaramente visto quello che viene chiamato il "sormonto"». Che le foto hanno ampiamente documentato, mostrando le traversine tagliate di netto dall'ultimo tratto di corsa del treno killer, quando i sassi sono schizzati via per tutta la stazione. Secondo il perito, i macchinisti «si sono accorti di quanto stava accadendo» prima dell'impatto con il marciapiede davanti al bar: «Ma - ricorda Paolo Toni - è bene ricordare che dalla cabina di guida si vede solo davanti».
Le telecamere. Il perito della Procura ricorda, inoltre, «che sono stati acquisiti tutti i filmati delle stazioni munite di telecamere lungo il percorso del treno. Che ha manifestato problemi al momento dell'attraversamento della stazione di Viareggio e non prima». Filmati dai quali - il professor Toni è deciso nella risposta - «è esclusa l'ipotesi di un treno viaggiatori "fantasma"» che abbia impattato con il convoglio di cisterne.
«Inoltre - prosegue Toni - io non ho trovato traccia di un treno viaggiatori. Credo che la dinamica dell'incidente sia indiscutibile. E tutta la polizia scientifica della costa ha lavoratori in maniera encomiabile. E devo dire che da tutte le forze dell'ordine a Viareggio ho trovato la massima collaborazione unita a grande professionalità ed efficienza».
Infine, una considerazione che esula gli aspetti tecnici di competenza: «C'è un aspetto più grande su cui nessuno ferma l'attenzione. Ed è quello delle regole internazionali per i trasporti pericolosi».
Forse - è la riflessione - il disastro del 29 giugno a Viareggio, in tutta la sua tragedia, qualcosa può fare perché dell'argomento si torni a discutere.
Toscano («sono nato a Follonica ed è una vita che sto a Pisa»), confessa di essere venuto spesso a Viareggio, in queste caldissime sere di fine estate. E di «aver respirato» come vibra la città dalla ferita aperta.
«Agosto ha bloccato un po' tutti - ammette - ma io ho continuato a lavorare. E tengo informati i magistrati dell'avanzamento dei lavori». Il percorso è accidentato ed il professor Toni non lo nasconde: «Tanto per cominciare - è l'esempio - andranno individuati dei laboratori adeguati cui appoggiarsi per il lavoro che dobbiamo svolgere. E dovremo cercare tra quanti non siano strutture delle Ferrovie».
La domanda, su questo tasto, è d'obbligo: perché Paolo Toni è stato più di una volta perito a favore delle Ferrovie. Un particolare che non è sfuggito ai viareggini coinvolti nel disastro e ai loro legali: «Vero. Lo sono stato - conferma il professore - e l'ho fatto ben presente ai magistrati della Procura di Lucca. Ho sempre avuto fama di persona seria ed onesta: non sono io che freno. Ed in casi come quello di Viareggio non si può barare».
Anche perché - sottolinea Paolo Toni - «tutto il lavoro sarà necessariamente fatto sotto gli occhi dei periti delle parti lese». E si preannuncia un vero e proprio scontro tra "big" del settore. «Senza contare che tutti gli oggetti di indagine sono sotto sequestro e controllati dalla forza pubblica».
Vero, tranne i binari sui quali si sono rovesciate le cisterne cariche di Gpl. Che sono stati subito oggetto del lavoro di ripristino da parte delle Ferrovie.
«Non è proprio così - precisa il perito della Procura -: perché la parte infrastrutturale che alla fine ha provocato lo strappo è stata estratta, tagliata e messa sotto sequestro».
Dalla conversazione con Paolo Toni emergono altri particolari: «Nelle settimane precedenti l'incidente era passato un treno diagnostico delle Ferrovie. Ed il binario - questo il responso - era in situazione perfetta».
La scatola nera. Tra le cose cui ha messo obbligatoriamente mano il perito della Procura, anche l'analisi della scatola nera del treno: «Incrociando al computer i dati estratti con le tracce rilevate sulle infrastrutture torna tutto».
La ricostruzione. Cosa sia il "tutto" è presto detto: «All'ingresso della stazione di Viareggio c'è una curva. Nel farla il treno appoggia sul bordino esterno. Se cede un'asse, tutta la forza si sposta sull'altro asse». E con l'asse si sposta anche il convoglio: «È stato chiaramente visto quello che viene chiamato il "sormonto"». Che le foto hanno ampiamente documentato, mostrando le traversine tagliate di netto dall'ultimo tratto di corsa del treno killer, quando i sassi sono schizzati via per tutta la stazione. Secondo il perito, i macchinisti «si sono accorti di quanto stava accadendo» prima dell'impatto con il marciapiede davanti al bar: «Ma - ricorda Paolo Toni - è bene ricordare che dalla cabina di guida si vede solo davanti».
Le telecamere. Il perito della Procura ricorda, inoltre, «che sono stati acquisiti tutti i filmati delle stazioni munite di telecamere lungo il percorso del treno. Che ha manifestato problemi al momento dell'attraversamento della stazione di Viareggio e non prima». Filmati dai quali - il professor Toni è deciso nella risposta - «è esclusa l'ipotesi di un treno viaggiatori "fantasma"» che abbia impattato con il convoglio di cisterne.
«Inoltre - prosegue Toni - io non ho trovato traccia di un treno viaggiatori. Credo che la dinamica dell'incidente sia indiscutibile. E tutta la polizia scientifica della costa ha lavoratori in maniera encomiabile. E devo dire che da tutte le forze dell'ordine a Viareggio ho trovato la massima collaborazione unita a grande professionalità ed efficienza».
Infine, una considerazione che esula gli aspetti tecnici di competenza: «C'è un aspetto più grande su cui nessuno ferma l'attenzione. Ed è quello delle regole internazionali per i trasporti pericolosi».
Forse - è la riflessione - il disastro del 29 giugno a Viareggio, in tutta la sua tragedia, qualcosa può fare perché dell'argomento si torni a discutere.
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