Inchiesta della Procura sull'impianto di compostaggio del verde a Viareggio
L'Arpat:la Morina è causa del cattivo odore in città
VIAREGGIO. È il 22 ottobre 2018 quando, all’ingresso dell’impianto di compostaggio di verde e legno della Morina, di proprietà di Sea Risorse (azienda del Comune con il socio privato Gruppo Del Pistoia) si presenta il personale di polizia giudiziaria della Procura di Lucca, insieme a quello del Dipartimento Arpat Lucca. Analoghe verifiche seguiranno il 25 ottobre, il 24 e 30 novembre, il 20 dicembre: da questo lavoro - fianco a fianco autorità giudiziaria/Arpat - è nato il lungo elenco di prescrizioni emanato da Arpat nei confronti di Sea Risorse. E le contestazioni penali della Procura (pm Enrico Corucci) per le violazioni al Codice dell’ambiente: attività di gestione rifiuti non autorizzata.
«Stiamo provvedendo alle prescrizioni ricevute e lo facciamo anche se dovessimo non restare alla Morina», è la posizione dell’azienda, oggi che il contenuto delle richieste di Arpat è divenuto pubblico. L’amministrazione comunale di Viareggio non ha ancora preso posizione in merito al futuro dell’impianto, ma quello che trapela informalmente da qualche giorno è un «sembra impossibile proseguire». Perché a dicembre 2019 scade l’autorizzazione della Regione per il sito di compostaggio. E Sea Risorse ben 150 giorni prima dell’ultimo giorno utile dovrebbe presentare domanda di rinnovo. Dovendo fare i conti con prescrizioni e vicenda giudiziaria aperta.
Già nel 2013/2014 Sea Risorse spese oltre 300.000 euro per adempiere alle prescrizioni di Arpat che aveva individuato l’impianto al Varignano come la causa dell’odore che avvolgeva Viareggio, estate dopo estate senza tregua. Cinque anni dopo, Arpat scrive: «Sono state accertate, alle date del 29 ottobre, 20 e 30 novembre 2018 connessioni dirette tra gli odori fastidiosi percepiti dalla popolazione in zona Varignano e l’attività di rivoltamento dei cumuli di ammendante dell’impianto. In merito si è proceduto a dare comunicazione all’Autorità giudiziaria». Ed è proprio sullo stato e la gestione dei cumuli che Arpat torna a mettere l’attenzione. Perché « dai moduli presentati dalla ditta risulta effettuato un rivoltamento al mese dei cumuli. Pertanto non è rispettata la prescrizione che prevede il rivoltamento ogni 15 giorni». Inoltre, «l’ammendante non viene miscelato con il sovvallo e non risulta rispettato il limite di 2 metri di altezza». Tutto questo, più la scarsa umidificazione, «può comportare il rischio di produrre composti odorigeni quali acido solfidrico, ammoniaca e mercaptani» (composti organici in cui l'atomo di ossigeno è sostituito da uno di zolfo, ndr)». Ed inoltre, Sea Risorse non rispetta la prescrizione relativa al monitoraggio del processo di stabilizzazione del materiale, previsto «tramite strumentazione wireless. La strumentazione acquistata non ha mai funzionato». Senza contare che «spesso Sea Risorse non pesa i carichi di rifiuti in uscita, pur essendo dotata di pesa». Comportamento «non corretto ai fini della gestione dei rifiuti ed alla ricostruzione dei flussi».
Dal 2015 la Morina stocca e tratta anche legname. Su questo fronte - rileva Arpat - «non risultano rispettati i limiti minimi di: 3.500 tonnellate/anno per la produzione della biomassa combustibile; 550 tonnellate per lo stoccaggio temporaneo di legno destinato a pannellificio; 350 tonnellate per la quantità massima di legno da ammendante».
E se c’è un problema di aria non va meglio con l’acqua. «La pavimentazione - rileva Arpat - è risultata in più punti divelta, con ristagno d’acqua. Le acque meteoriche non vengono inviate alla 4 vasche agli angoli dell’area». Il 20 novembre la vasca per lo stoccaggio delle acque meteoriche di processo era «piena di alghe in superficie. All’interno, su un lato, vi erano canne e rovi». Inoltre, «i margini esterni delle 4 vasche di sollevamento erano ostruiti da terriccio, erba e rovi tali da non consentire il regolare deflusso».Le analisi dell’acqua nella vasca di accumulo e nello scarico «hanno rilevato una concentrazione di cloruri» da sanzione amministrativa.
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