Il Tirreno

**Mo: l'esperta, 'Houthi non in grado di bloccare Mar Rosso, mandato task force sia incisivo'**

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Roma, 19 dic. (Adnkronos) - "Gli Houti non sono in grado di bloccare lo Stretto del Bab el-Mandeb", ma "in assenza di un mandato più incisivo dubito" che la nuova missione navale nel Mar Rosso per la protezione dei traffici mercantili "possa avere un reale effetto di deterrenza nei confronti degli attacchi degli Houthi". Parte da questi termini il ragionamento che Eleonora Ardemagni, analista Ispi e Università Cattolica di Milano, esperta di Yemen, monarchie del Golfo e forze militari arabe fa con l'Adnkronos mentre aumentano i timori e si rincorrono le voci sulla strategia per fermare gli Houthi dello Yemen che dal 2014 controllano Sana'a e sono attori del conflitto nel Paese arabo e che con i recenti attacchi nel Mar Rosso minacciano ripercussioni per il commercio internazionale mentre prosegue dal 7 ottobre il conflitto tra Israele e Hamas. Gli Houthi, come altre milizie nella regione, sono entrati a loro modo nel conflitto, esploso dopo il terribile attacco in Israele. "Ciò che gli Houti possono fare, e stanno già facendo con successo - spiega l'analista - è disturbare il transito commerciale nel Mar Rosso meridionale e nello Stretto del Bab el-Mandeb attraverso lanci di missili e droni o con attacchi marittimi di tipo asimmetrico". Il pensiero va al caso della Galaxy Leader, al suo sequestro della nave a fine novembre. Minacce e "realtà di azioni di disturbo alla navigazione" che producono già "un effetto sul commercio internazionale", dice Ardemagni, sottolineando come "le più grandi compagnie di trasporto si stiano orientando per circumnavigare l'Africa, evitare di passare da Bab el-Manded, Mar Rosso e Canale Suez". E sulla missione navale nel Mar Rosso stamani il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è stato impegnato in un video collegamento con il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin. L'Italia "farà la sua parte, insieme alla comunità internazionale, per contrastare l'attività terroristica di destabilizzazione degli Houthi" e "per tutelare la prosperità del commercio e garantire la libertà di navigazione e il diritto internazionale". Ma, avverte l'esperta, "innanzitutto il Pentagono non ha ancora definito e diffuso i dettagli di questa missione", l'operazione 'Prosperity Guardian' (con il coinvolgimento di Bahrein, Canada, Francia, Italia, Olanda, Norvegia, Regno Unito, Seychelles e Spagna). E, prosegue Ardemagni, "da quello che sappiamo al momento si tratta di una missione che non intende scortare le navi commerciali lungo questa via marittima, ma vuole fungere da ombrello di protezione al trasporto". Quindi, osserva, "qualcosa di non molto diverso dalla Task Force 153", che - ricorda - è "già presente in Mar Rosso, Golfo di Aden e Bab el-Mandeb dal 2022, un'operazione a guida americana, multinazionale con molti Paesi arabi e le monarchie del Golfo". E, osserva l'esperta, "fa pensare" il fatto che "già la Task Force 153", componente della Combined Maritime Forces, "non abbia avuto effetto di deterrenza" rispetto agli Houthi, che "hanno proseguito, e anzi aumentato, gli attacchi nel Mar Rosso". Per questo, Ardemagni afferma di "dubitare, in assenza di un mandato più incisivo, che la nuova missione possa avere un reale effetto di deterrenza nei confronti degli attacchi degli Houthi". In più, puntualizza, "sarebbe fondamentale il coinvolgimento diretto dei Paesi arabi, specie del Golfo, che temono però ritorsioni, soprattutto i sauditi che stanno negoziando con gli Houthi in Yemen". "Essenziale" sarebbe anche "la partecipazione delle potenze asiatiche come Cina e India, anche se Pechino non accetterebbe di unirsi trattandosi di una missione a guida Usa". Con lo sguardo a Israele e alla Striscia di Gaza, secondo l'esperta, "dalla prospettiva degli Houthi", solo "un cessate il fuoco a Gaza tra Israele e Hamas potrebbe ridurre gli attacchi alla navigazione nel Mar Rosso". Ma si tratterebbe comunque di un "equilibrio molto delicato, molto fragile perché gli Houthi già in passato hanno dimostrato di utilizzare opportunità, di sfruttare altre crisi internazionali per provare a raggiungere i propri obiettivi", avverte l'autrice della monografia 'The Huthis: Adaptable Players in Yemen's Multiple Geographies' e co-curatrice per Yemen del Rapporto Ispi 2022 'From Warlords to Statelords: Armed Groups and Power Trajectories in Libya and Yemen'. E, conclude, "in qualsiasi momento potrebbero tornare ad attaccare in maniera più sistematica la navigazione".

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