Il Tirreno

Mes: torna giurì d'onore per 'duello' Conte-Meloni, pochi mesi fa il 'verdetto' su caso Cospito

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Roma, 18 dic. (Adnkronos) - A distanza di qualche mese e nel giro di poco più di un anno dall'inizio della legislatura tornerà a riunirsi alla Camera il Giurì d'onore, dopo la richiesta del presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, per "ristabilire la verità dei fatti e ripristinare l'onore minato dal comportamento menzognero della presidente Meloni" a proposito delle polemiche legate all'adesione dell'Italia al Mes. L'organismo di Montecitorio si riunì infatti tra il febbraio e il marzo di quest'anno su richiesta dei deputati del Pd Silvio Lai, Andrea Orlando e Debora Serracchiani, dopo le accuse rivolte loro in Aula dal coordinatore di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, per la visita in carcere compiuta insieme al senatore Dem Walter Verini all'anarchico Alfredo Cospito. Il giurì viene istituito in base all'articolo 58 del Regolamento, secondo il quale "quando nel corso di una discussione un deputato sia accusato di fatti che ledano la sua onorabilità, egli può chiedere al presidente della Camera di nominare una commissione la quale giudichi la fondatezza della accusa; alla commissione può essere assegnato un termine per presentare le sue conclusioni alla Camera, la quale ne prende atto senza dibattito né votazione". A farne parte vengono chiamati solitamente componenti dell'Ufficio di presidenza che non appartengano però agli stessi Gruppi dei deputati protagonisti della controversia, quindi in questo caso Fdi ed M5S, con la particolarità che stavolta uno dei deputati chiamato in causa, vale a dire Giorgia Meloni, è presidente del Consiglio. In passato la commissione è stata composta da tre o cinque membri e presieduta da un vicepresidente della Camera. In questa circostanza potrebbe toccare a Giorgio Mulè, di Forza Italia, o ad Anna Ascani, del Pd, visto che sono fuori gioco Fabio Rampelli, di Fdi, e Sergio Costa, di M5S. Come detto non è previsto che il giurì proponga o commini sanzioni, prerogativa quest'ultima che spetta comunque all'Ufficio di presidenza, ma è chiamato a svolgere un'istruttoria sui fatti oggetto della controversia, sentendo i diretti interessati, e quindi a sottoporre le proprie conclusioni all'Aula, che si limita a prenderne atto. Il giurì istituito dopo lo scontro tra Donzelli e gli esponenti del Pd fu presieduto dal vicepresidente della Camera, Sergio Costa, del Movimento 5 stelle, ed era composto da Fabrizio Cecchetti, della Lega; Annarita Patriarca, di Forza Italia; Roberto Giachetti, del Terzo Polo, e Alessandro Colucci, di Noi moderati. Al termine dei suoi lavori rilevò che con le sue affermazioni l'esponente di Fdi non aveva leso l'onorabilità dei colleghi del Pd e che gli stessi, in base alle loro prerogative di parlamentari, avevano il diritto di far visita in carcere a Cospito. Tra i casi più recenti rispetto ai quali è stato istituito un giurì, nella quattordicesima legislatura avvenne nel 2002 su richiesta dell'ex sindaco di Catania e all'epoca deputato della Margherita Enzo Bianco, a seguito di accuse rivoltegli dal deputato di An Benito Paolone. Componevano la commissione Alfredo Biondi, di Forza Italia, che la presiedeva; Paola Manzini, del Pd, Edouard Ballaman, della Lega, Marco Boato, dei Verdi, e Chiara Moroni del Gruppo Misto. Furono invece ben tre i giurì istituiti durante la sedicesima legislatura. Due nel 2010, entrambi presieduti da Rocco Buttiglione e composti, il primo, da Angelo Lombardo del Movimento per le Autonomie e Giacomo Stucchi della Lega; il secondo, ancora da Stucchi e da Roberto Commercio del Movimento per le Autonomie. Furono richiesti, rispettivamente, da Renato Farina, del Pdl, contro Massimo Vannucci del Pd, e da Amedeo Laboccetta, del Pdl, contro Francesco Barbato di Italia dei Valori. Quest'ultimo nel 2012 fu chiamato in causa da Antonio Mazzocchi, del Pdl, che chiese il giurì, poi presieduto da Rosy Bindi, del Pd, e composto da Renzo Lusetti, dell'Udc, e sempre da Stucchi.

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