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Basket: Malone, 'titolo Nba solo l'inizio del viaggio, missione dinastia'
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Denver, 13 giu. - (Adnkronos) - Manca un'ora e mezza alla palla a due di gara-5 e Michael Malone inizia la serata più bella della sua carriera con una battuta da consumato attore, da repertorio, vecchia ma sempre bella. A chi gli chiede come ha trascorso l'ultima notte risponde: "Ho dormito come un bambino". Pausa. "Mi sono svegliato ogni due ore piangendo". Non piange a fine partita, ma le lacrime stavolta sarebbero state di gioia. Per un viaggio lungo ("Sono entrato nella Nba 22-23 anni fa - dice - sognando di poter diventare capo allenatore") e certo non facile, ma che si è concluso con un anello di campione Nba e una bottiglia di champagne al suo fianco, che porta in conferenza stampa. "Durante la premiazione ho detto che questo è l'inizio di qualcosa, non la fine di un viaggio, perché ho imparato la lezione da Pat Riley. Lui diceva che in questa lega parti che non sei nessuno, e diventi uno che lotta per emergere; da uno che lotta per emergere diventi un vincente; da vincente ti trasformi in contender, uno che punta al titolo; e da contender a campione; poi, da campione, punti a costruire una dinastia - e noi non siamo soddisfatti con l'aver vinto. Sì, abbiamo fatto qualcosa che qui non era mai stata fatta, vincere un titolo Nba, ma non siamo soddisfatti", dice il capo-allenatore di Denver che dedica la vittoria a tutti - ma davvero tutti - quelli che hanno avuto un ruolo nella sua storia personale. Partendo, ovviamente, da sua madre e suo padre (Brandon Malone, anche lui allenatore). "Li ho appena sentiti al telefono: non sono potuti essere qui, ma è come se lo fossero", dice. E poi dice grazie a "Bobby Farrell, il mio allenatore lice a Seton Hall Prep, Tom Blackburn che è morto lo scorso anno, tutti gli allenatori per cui ho lavorato al college - Pete Gillen, Greg Kampe, tutti quelli che mi hanno dato una chance di arrivare fino a qui". Grazie alla sua famiglia, ovviamente ("Mia moglie My Jocelyn, le mie due figlie Caitlin and Bridget: sono un uomo fortunato") ma anche grazie alla proprietà dei Nuggets, la famiglia Kroenke, con una dedica speciale: "Stan [Kroenke] fin da ragazzino è sempre stato un tifosissimo di basket, Josh [Kroenke] ha giocato al college in Division I. Amano tutte le loro squadre [i St. Louis Rams nella Nfl, i Colorado Avalance nell'hockey Nhl, ndr] ma fidatevi, questo titolo è davvero speciale anche per loro", conclude.
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