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Guerriglia a Milano, danni per un milione e negozi chiusi in centro – «Mio figlio tra i violenti, mi hanno detto: “Cerchi un avvocato, rischia il carcere”»

di Redazione web

	Negozi chiusi a Milano dopo gli scontri (foto Lapresse)
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Negozi chiusi a Milano dopo gli scontri (foto Lapresse)

Oltre 270 in questura di cui 200 minori dopo i disordini di domenica 18 ottobre. Per 4 degli arrestati la procura di Milano ha chiesto la convalida dell'arresto e la custodia cautelare in carcere. Confcommercio: «Bilancio disastroso e ci hanno già allertati per il prossimo weekend»

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MILANO. Almeno 32 arrestati, 271 accompagnati in Questura di cui 220 minori, danni per almeno un milione di euro e un sentimento di paura che non ha ancora abbandonato la città. Milano fa i conti con il weekend di proteste e devastazioni che ha segnato una profonda ferita.

I giovani fermati

Chiuse le polemiche, sono i numeri a dare il quadro di quanto successo in particolare domenica sotto le guglie del Duomo e lungo la strada dello shopping dei giovani, via Torino: 271 i giovani accompagnati in Questura nel corso dei disordini della domenica pomeriggio. Di questi 60 sono stranieri e 220 i minori, mentre sono 32 le persone arrestate di cui 13 cittadini stranieri e 23 minorenni. 28, infine, i giovani denunciati di cui 15 stranieri e 23 minori. Il tutto mentre sono ancora in corso gli accertamenti della Digos per identificare altri responsabili dei disordini e dei danni. Intanto, per 4 degli arrestati la procura di Milano ha chiesto la convalida dell'arresto e la custodia cautelare in carcere per il «concreto e attuale pericolo» che gli indagati, «se lasciati in libertà» possano commettere altre azioni simili visto che gli stessi «hanno dato prova di assoluta disinvoltura a improvvise azioni distruttive e di rara violenza».

Il bilancio dei danni

Altri numeri sono quelli che arrivano da Confcommercio Milano. «Il bilancio è disastroso, perché noi domenica mattina avevamo fatto una stima di circa mezzo milione di euro di danno, derivante dai danni materiali subiti dalle attività commerciali più il mancato guadagno, e stamattina siamo già al milione di euro, perché è la situazione che si è verificata tra ieri pomeriggio (domenica 18 ottobre) e ieri sera ha portato ovviamente alla chiusura di attività commerciali, a disdette, a rinunce. E la situazione è in evoluzione, dato che anche in questo momento, che c'è un nuovo raduno in piazza Duomo, le forze dell'ordine stanno dicendo “chiudete” perché appunto c'è una nuova manifestazione», dice, sentito da LaPresse, il segretario generale di Confcommercio Milano, Marco Barbieri.

«Si tratta di una situazione che comporta perdite di fatturato, che si "pagano” nel vero senso della parola. Le forze dell'ordine ci hanno già allertato su nuove mobilitazioni il weekend prossimo, dicendo di conseguenza “tenetevi pronti” a chiudere o chiudere prima. Dobbiamo inevitabilmente adeguarci a questa situazione, a questo contesto», ha aggiunto Barbieri.

Negozi chiusi per paura

A molti esercenti però non è stato necessario aspettare il prossimo fine settimana per abbassare le serrande: oltre ai negozi devastati domenica, in molti nelle vie del centro cittadino hanno chiuso per paura di altri saccheggi. «Sembrava di stare in guerra, una situazione veramente fuori controllo», ha raccontato Christian D'Agostino, titolare del negozio "Rinascimento" di via Torino, danneggiato durante i disordini di domenica pomeriggio nel centro di Milano.

Una mamma: «Di notte mi hanno detto di cercare un avvocato perché mio figlio rischiava il carcere»

Paura condivisa anche dai genitori dei giovani portati in Questura che dal mattino hanno atteso fuori dalla sede di Corso Monforte. Sono italiani ma anche stranieri, tutti ugualmente preoccupati e ignari di quello che i figli avrebbero fatto in quella che sembrava essere "solo” una domenica in centro a Milano. Molti arrivano dal capoluogo lombardo, altri invece dall'hinterland, alcuni da Monza. «Ieri è andato in Duomo: è la prima volta che andava a Milano con i suoi amici, non sapevo nulla», racconta una mamma a LaPresse. «Ho cominciato a chiamarlo alle 18 per dirgli di tornare a casa ché il giorno dopo aveva scuola ma aveva il telefono spento. Alle 2 poi mi ha chiamato la polizia dicendo che dovevo cercare un avvocato perché rischiava il carcere», prosegue la donna, ucraina in Italia da oltre vent'anni. «Voglio solo abbracciarlo ora», dice in lacrime. 

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