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La madre è in Rsa ma risulta ancora residente nella casa da vendere: cosa si può fare

di Annalisa Scura

	Annalisa Scura
◗
Annalisa Scura

L’avvocata spiega chi deve occuparsi del cambio di residenza e come il proprietario può rivolgersi al Comune per aggiornare la situazione anagrafica senza dover costringere il fratello a intervenire. In fondo all’articolo come contattarci per richieste di consigli e chiarimenti rispetto al riconoscimento dei propri diritti

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Una madre di 83 anni vive in Rsa da dieci mesi, ma risulta ancora residente nella casa di proprietà della figlia, che ora vorrebbe venderla. Chi deve occuparsi del cambio di residenza? L’avvocata Annalisa Scura spiega quali sono gli obblighi e come può intervenire il proprietario rivolgendosi al Comune e alla struttura assistenziale.

La domanda del lettore

Mia madre 83enne ha la residenza in un appartamento di mia proprietà dove viveva, fino a poco tempo fa, in forza di un contratto di comodato gratuito regolarmente registrato. Circa dieci mesi fa mio fratello ha spostato mamma in una Rsa situata in un comune diverso ma non si è mai occupato – né vuole occuparsi – del cambio di residenza di mamma. Ora io ho necessità di vendere l’abitazione. Posso costringere mio fratello a far cambiare la residenza a mia madre?

L.M.

La risposta dell'avvocata Annalisa Scura

La residenza anagrafica deve corrispondere alla dimora abituale

La prima precisazione riguarda il significato giuridico di “residenza”. Ai sensi dell’art. 43 c.c. la residenza è il luogo della dimora abituale: non coincide necessariamente con l’immobile nel quale una persona risulta iscritta all’anagrafe, ma con quello nel quale vive stabilmente. Se, dunque, il trasferimento della madre nella Rsa non è temporaneo e la struttura costituisce la sua effettiva dimora abituale, la posizione anagrafica dovrebbe essere adeguata alla situazione reale. Ciò non significa, però, che la lettrice de “Il Tirreno” possa costringere il fratello a presentare la dichiarazione. L’obbligo anagrafico grava anzitutto sull’interessato e, nei casi previsti dalla legge, su chi ne ha la rappresentanza; il semplice rapporto di parentela non attribuisce al figlio il potere né l’obbligo di modificare la residenza del genitore.

Chi deve comunicare il cambio di residenza dalla Rsa

Nel caso concreto vi è però un ulteriore elemento importante: le Rsa rientrano normalmente nelle cosiddette “convivenze anagrafiche”, ossia strutture nelle quali più persone coabitano per ragioni di cura o assistenza. Il D.P.R. n. 223/1989 individua per tali convivenze un responsabile, al quale fanno capo gli adempimenti anagrafici relativi agli ospiti. Quando il ricovero ha carattere stabile, quindi, è proprio il responsabile della Rsa a dover curare la dichiarazione relativa all’ingresso dell’ospite nella convivenza anagrafica. Non appare perciò corretto concentrare il problema sul fratello, salvo che questi sia stato nominato tutore o amministratore di sostegno della madre. Qualora nessuno abbia provveduto, la proprietaria dell’appartamento non è comunque priva di strumenti.

Come chiedere al Comune la rettifica della residenza

Può trasmettere una segnalazione formale all’ufficio anagrafe del Comune nel quale la madre risulta ancora residente, indicando che da circa dieci mesi vive presso una Rsa; la stessa comunicazione può essere inviata anche al Comune ove si trova la struttura e alla Rsa. L’art. 5 della legge n. 1228/1954 prevede infatti che l’ufficiale d’anagrafe, quando venga a conoscenza di fatti che comportano una variazione anagrafica non dichiarata, inviti gli interessati a provvedere e, in mancanza, proceda d’ufficio. Gli artt. 15 e 16 del D.P.R. n. 223/1989 disciplinano inoltre gli accertamenti e le comunicazioni tra Comuni nel caso di trasferimento non dichiarato: pena una sanzione da 100 a 500 euro.

Si può vendere la casa se la madre risulta ancora residente?

Infine, il fatto che la madre risulti ancora residente nell’appartamento non le attribuisce, per questo solo motivo, alcun diritto sull’immobile e non impedisce alla proprietaria di venderlo. Occorre naturalmente che il comodato sia cessato e che l’immobile sia stato restituito e sia libero; ma la mera iscrizione anagrafica non costituisce un titolo di godimento e non può paralizzare la compravendita. In termini pratici, quindi, la strada più semplice è una Pec ai Comuni interessati e alla Rsa, chiedendo l’aggiornamento della posizione sulla base della dimora effettiva.



📧 Sportellolegale@iltirreno.it: è l’indirizzo mail a disposizione dei lettori per richieste di consigli e chiarimenti rispetto al riconoscimento dei propri diritti.

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