«Congelare gli ovociti non basta»: la libertà di diventare madri tra biologia, lavoro e welfare
La filosofa Veronica Neri: «La crioconservazione è un'opportunità, ma non può sostituire asili nido, servizi e condizioni di lavoro che rendano davvero possibile la maternità».
La Toscana ha approvato il contributo pubblico per il social freezing. Una misura che riapre una domanda: può una politica di welfare ampliare la libertà riproduttiva senza trasformare la crioconservazione in una risposta alle difficoltà sociali che spingono sempre più avanti la maternità? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Veronica Neri, docente di Filosofia all’Università di Pisa.
La Toscana finanzia la crioconservazione con risorse pubbliche. Dal punto di vista etico, è concepibile che la collettività sostenga una scelta così personale?
«Il valore etico e sociale di una norma di questo tipo risiede nella sua capacità di ampliare l'autonomia riproduttiva, estendendola temporalmente in termini di possibilità di scelta. Prevedere un contributo finanziario pubblico serve a rendere questa opportunità democratica ed equa, evitando che la crioconservazione rimanga un privilegio riservato a chi possiede le risorse economiche per affrontarla. La semplice disponibilità della tecnologia non coincide automaticamente con una maggiore libertà; lo diventa soltanto se si garantisce un'accessibilità pari per tutti. Il contesto sociale in cui viviamo non agevola la riproduzione - un limite che riscontro sia come docente sia come madre lavoratrice - ed è spesso difficile persino interrompere l'attività lavorativa in gravidanza. Per questo, un'accessibilità equa e una corretta informazione istituzionale sono fondamentali».
Garantire l'accesso alla crioconservazione riguarda la fase iniziale della scelta riproduttiva. Quali interventi servono per sostenere concretamente chi decide di diventare madre?
«Offrire a una donna le condizioni per scegliere liberamente se e quando diventare madre è senz'altro un primo passo essenziale. A questo devono seguire misure strutturali per la gestione e la cura dei figli. Manca un sostegno adeguato per servizi primari come asili nido, post-scuola e campi estivi. Senza un potenziamento di queste politiche di welfare a supporto delle famiglie e delle donne, il percorso della maternità rischia di rimanere privo delle garanzie necessarie».
Si critica il social freezing, soprattutto nel mondo cattolico, sostenendo che invii il messaggio che il tempo sia sempre governabile e che finisca per piegare i corpi femminili alle esigenze della società e a modelli lavorativi maschili. Questa lettura è condivisibile?
«La crioconservazione va interpretata come una possibilità aggiuntiva di scelta e non come una tecnicizzazione o scientificazione della maternità. Ovviamente non è possibile rinviare la maternità all'infinito, poiché il corpo stesso pone dei limiti biologici naturali al proseguimento di una gravidanza in età avanzata. Esistono contesti lavorativi o logistici particolarmente complessi in cui la possibilità di avere un figlio viene di fatto preclusa; poter disporre di questa opzione offre uno strumento in più alla libertà individuale. All'interno di questi confini, spetta al singolo soggetto decidere se e come avvalersi di questa opportunità».
Da un punto di vista etico laico, quali sono i principali rischi?
«In una prospettiva laica, il dato centrale rimane l'ampliamento della libertà e dell'autonomia procreativa. I rischi principali risiedono nell'illusione di una garanzia riproduttiva assoluta e nella potenziale medicalizzazione della fertilità. Per prevenire tali distorsioni è decisiva una comunicazione istituzionale trasparente, capace di chiarire che la legge non nasce per medicalizzare il corpo, ma per offrire un'opportunità quando spesso il diritto alla maternità viene negato. Nel complesso, gli aspetti di potenzialità e di apertura di nuove possibilità prevalgono nettamente sui rischi di strumentalizzazione».l
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