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Istruzione: il focus

Tetto agli studenti stranieri, a Prato classi con il 90% di figli di immigrati: l'appello del sindaco Biffoni alla premier

di Alessandro Formichella

	Il governo sta pensando di imporre un limite al numero degli studenti stranieri per classe
Il governo sta pensando di imporre un limite al numero degli studenti stranieri per classe

Soltanto in città, il totale degli iscritti - dall’infanzia alle superiori - è stimabile in circa 31.000 studenti: circa 10.000 alunni sarebbero senza cittadinanza italiana. Il coordinatore della rete dei presidi delle scuole pratesi: «Con i nostri numeri non ce la faremo mai ad avere una classe che rispetti il "limite" del 30%»

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PRATO. «Qui a Prato abbiamo bisogno di un piano di intervento straordinario per la scuola, altro che tetti massimi degli studenti stranieri per classe. Ma il governo sa che qui abbiamo istituti comprensivi che arrivano ad avere il 90% di ragazzi cosiddetti stranieri anche se nati in Italia ma con problemi ad imparare l’italiano o no?».

Altro che classi small, a Prato le misure sarebbero completamente diverse rispetto alla stretta sulle classi aperte agli stranieri che sembra volere la premier Giorgia Meloni. Stefania Neroni, dirigente scolastica in uno dei quartieri simbolo della Prato melting pot, il Soccorso, mette le mani avanti. «Ancora non si conoscono le misure di questa legge – dice – ma qui è del tutto impensabile pensare a dei tetti massimi di studenti per classe, soprattutto per quelli che arrivano ad anno scolastico avviato. Abbiamo bisogno semmai di più risorse, insegnanti di italiano A023 (come seconda lingua ndr), classi di accoglienza. In questi mesi osserviamo un grosso flusso di bambini peruviani in arrivo e siamo già partiti con l’anno scolastico, con classi completamente piene».

Soltanto in città, il totale degli iscritti - dall’infanzia alle superiori - è stimabile in circa 31.000 studenti; circa 10.000 alunni sarebbero senza cittadinanza italiana. Perché in Italia la cittadinanza è ancora una concessione e segue il cosiddetto “Ius sanguignis” e non lo “Ius soli” sul quale si batte da tempo anche la sindaca di Firenze, Sara Funaro. «Spero che quella della Meloni sia una boutade – esordisce il professor Mario Battiato, coordinatore della rete dei presidi delle scuole pratesi –. Con i numeri di questa città non ce la faremmo mai ad avere una classe della scuola dell’obbligo con il 30% di ragazzi senza la cittadinanza italiana. Attenzione non italiani a causa del diritto, ma italofoni a tutti gli effetti».

Perché il problema è anche qui: cosa si intende per studenti stranieri? Sono coloro che pur essendo nati su suolo italiano, non hanno la cittadinanza italiana, o sono coloro che, pur essendo nati qui, non parlano l’italiano? Fiora Livi, docente di Lettere alle scuole secondarie di primo grado “Buricchi” di Prato, si confronta con classi al 100 % formate da ragazzi cinesi. «Ma con un grosso handicap – dice l’insegnate –, che sono ragazzi nati a Prato, ma poi rimandati in Cina fino all’età di 10-11 anni. Poi rientrano qui, ma non conoscono niente del luogo e della lingua in cui sono nati con enormi difficoltà all’apprendimento, e soprattutto con poca voglia di farlo visto che continuano a vivere nella loro comunità chiudendo di fatto all’integrazione. Dovremmo pensare a classi formate in modo diverso, dove quel 30 % di tetto massimo della circolare della ex ministra Mariastella Gelmini del 2010 produca effetti di maggiore coinvolgimento e integrazione fra studenti».

È musica che suona con note diverse quella che si sente all’istituto comprensivo “Marco Polo”, 800 studenti dall’infanzia alla secondaria di primo grado. Qui da tempo si realizzano laboratori tecnici per l’integrazione (modello mutuato dalla scuola finlandese), dove a febbraio di ogni anno viene fatta la festa della “lingua madre” e dove i genitori di 40 nazionalità diverse vengono coinvolti passo dopo passo nell’apprendimento dei ragazzi. Sono l’orgoglio della dirigente scolastica Giuliana Pirone che parla dei «suoi bambini». Ma anche qui i numeri contano: gli studenti “stranieri” al Marco Polo sono meno del 50%.

A rispondere alla Meloni, non sono solo i docenti. Il sindaco di Prato Matteo Biffoni ha preso carta e penna e ha scritto alla premier. «A Prato la presenza di studenti non italiani supera di gran lunga la media nazionale dell’11,6% e, in diverse scuole dell’infanzia e primarie del nostro comune, il tetto del 30% è semplicemente inapplicabile – appunta Biffoni–. Rispettare un limite rigido imporrebbe alternative parimenti insostenibili: negare il diritto allo studio a bambini residenti nel nostro comune. La scuola pubblica non ha bisogno di vincoli numerici. Per affrontare con successo questa complessità abbiamo bisogno di risposte strutturali e risorse adeguate: significa soldi veri da investire negli edifici scolastici e soprattutto nelle persone. In una realtà come quella di Prato servono insegnanti specializzati nell’insegnamento dell’italiano, servono figure come gli “educatori di corridoio” e progetti mirati per inserire facilitatori nelle classi».
 

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