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Toscana

L'indagine

Viareggio, dopo la tv arriva la Finanza: «Evasione fiscale con la palestra» - Chi è l’imprenditore accusato e cosa emerge dall’indagine

di Matteo Tuccini

	Massimo Alparone intervistato nel programma “Dritto e rovescio”; a dx  in una foto mentre fa attività sportiva
Massimo Alparone intervistato nel programma “Dritto e rovescio”; a dx  in una foto mentre fa attività sportiva

Ad attirare l'attenzione delle Fiamme Gialle le dichiarazioni dell’uomo alla trasmissione "Dritto e Rovescio" su Rete4 da cui emergeva una vita lussuosa. Massimo Alparone avrebbe “nascosto” 370mila euro di introiti

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VIAREGGIO. Uno sportivo e imprenditore viareggino, Massimo Alparone, è finito nel mirino della Guardia di finanza. Che gli contesta di aver evaso il Fisco per una somma di circa 370mila euro.

La somma sarebbe riferita a introiti ottenuti con l’attività della sua palestra, la Luxury Wellness Club nel quartiere viareggino della Migliarina. Che però Alparone – secondo le Fiamme gialle – avrebbe mascherato come associazione senza scopo di lucro, con relative agevolazioni fiscali.

L’indagine nasce dalla partecipazione di Alparone a una nota trasmissione televisiva di Rete4, “Dritto e rovescio”: la puntata con l’imprenditore viareggino era andata in onda quasi un anno fa esatto, a fine settembre. Dal racconto che emergeva, l’uomo sarebbe stato il protagonista di una vita lussuosa, tra pranzi e colazioni scintillanti, auto fuoriserie e una capacità di spesa vantata fino a 30mila euro al giorno.

Il servizio televisivo, però ha attirato l’attenzione dei finanzieri che, dopo aver identificato il protagonista, sono andati a fare controlli sull’effettiva dimensione del suo tenore di vita. Quanto mostrato in televisione, a detta delle Fiamme gialle, risultava «decisamente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati all’Erario».

A quel punto la Finanza di Viareggio, guidata dal maggiore Emanuele Farina, ha approfondito ulteriormente i controlli. Andando a scartabellare su un’associazione sportiva dilettantistica nel settore delle palestre, rivolta a un pubblico definito di alto livello, di cui Alparone – secondo quanto ricostruito dalle Fiamme gialle – sarebbe stato al tempo stesso dipendente e rappresentante legale.

«Attraverso un complesso sistema di fatturazione tra società collegate e l’illegittimo sfruttamento del regime fiscale delle associazioni senza scopo di lucro, sono stati omessi redditi per 376.963 euro e Iva dovuta per 101.854 euro», sostengono dalla Finanza. «La palestra, d’altronde, non presentava alcun obiettivo solidaristico e sportivo che potesse giustificarne i benefici riservate alle associazioni senza lucro. Al contrario – si prosegue – veniva creata una seconda società, sempre riconducibile allo stesso rappresentante legale, che attraverso canoni di locazioni dei macchinari faceva fuoriuscire ingenti quantità di denaro che avrebbero dovuto essere destinate alla palestra. L’associazione inoltre aveva creato un proprio brand, dando la possibilità ai clienti di acquistare anche merchandising di lusso. Tutti servizi assolutamente non compatibili con lo status di ente senza scopo di lucro». A quel punto la Finanza ricostruiva quello che veniva definito come un legame chiaro tra l’associazione sportiva e la società proprietaria dei macchinari per l’attività ginnica. L’associazione, a quel punto, è stata riqualificata come impresa commerciale, con eliminazione di tutte le agevolazioni fiscali previste.

È bene precisare che l’evasione fiscale che è stata contestata all’imprenditore non avrà risvolti penali: la cifra totale è al di sotto della soglia sopra cui scatta il presunto reato e la relativa denuncia. Massimo Alparone, contattato dal Tirreno, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. 
 

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