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In pensione a 64 anni, il Governo studia la nuova uscita anticipata: il meccanismo ipotizzato

di Redazione web

	Un sede Inps
Un sede Inps

A illustrare la possibilità è stato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon

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Il Governo sta valutando una misura triennale per consentire l’uscita anticipata dal lavoro a 64 anni, prevedendo il calcolo dell’intero assegno secondo il metodo contributivo. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di intervenire sulla soglia minima oggi richiesta per accedere alla pensione, attualmente pari a 1.638,72 euro lordi al mese.

A illustrare l’ipotesi è stato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, intervenuto a margine della presentazione di una ricerca di Valore D dedicata alla longevità nel mondo del lavoro. L’obiettivo indicato è favorire il ricambio generazionale, offrendo ai lavoratori maggiore libertà di scelta sia sulla prosecuzione dell’attività sia sull’uscita anticipata.

Pensione a 64 anni anche per chi ha iniziato prima del 1996

La novità potrebbe ampliare una possibilità oggi riservata ai lavoratori interamente inseriti nel sistema contributivo, cioè a coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1996 in poi.

L’eventuale nuova norma, valida nel periodo 2027-2029, potrebbe invece riguardare anche chi ha cominciato a lavorare prima del 1996 e rientra nel sistema misto. La condizione sarebbe quella di accettare il ricalcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo, quindi sulla base dei contributi effettivamente versati.

Fino a 180mila persone interessate

Secondo le stime considerate dal Governo, la misura potrebbe coinvolgere circa 80mila persone già nel primo anno, arrivando complessivamente a circa 180mila beneficiari nell’arco del triennio.

L’intervento avrebbe però un impatto significativo sui conti pubblici: la spesa stimata sarebbe superiore a 1,6 miliardi di euro all’anno, per un costo complessivo vicino ai 5 miliardi nel triennio.

Restano ancora da definire i requisiti contributivi. Attualmente, per l’accesso a questa forma di pensionamento, il requisito minimo è di 20 anni di contributi, in linea con quello previsto per la pensione di vecchiaia a 67 anni, purché sia raggiunto almeno l’importo dell’assegno sociale. Nel 2026 quest’ultimo è fissato a 546,24 euro al mese.

Tra le ipotesi allo studio c’è l’innalzamento del requisito fino a 25 anni di contributi.

Dal 2027 aumentano età e contributi richiesti

Il quadro previdenziale prevede inoltre già alcuni adeguamenti dei requisiti. Dal 2027 è previsto un aumento di un mese sia dell’età sia del requisito contributivo minimo, mentre dal 2028 l’incremento dovrebbe arrivare a tre mesi.

Proprio sulla soglia economica si concentra una parte della discussione. Durigon ha spiegato che l’intenzione è evitare che il requisito possa impedire l’uscita a determinate categorie di lavoratori.

«L'obiettivo che abbiamo è il ricambio generazionale. Stiamo lavorando sulla norma sull'importo. Non vogliamo creare pensionati poveri ma per alcune categorie, come per chi non ha lavoro, possiamo lavorare per abbassare quella quota o addirittura annullarla», ha detto il sottosegretario.

Una modifica della soglia potrebbe quindi ampliare la platea, in particolare tra i disoccupati e le categorie più fragili, oggi potenzialmente escluse dal requisito minimo pari a tre volte l’assegno sociale.

L’Inps: in sei anni 65% in più di over 55 al lavoro

Il tema del ricambio generazionale è stato affrontato anche dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, intervenuto allo stesso appuntamento.

Secondo Fava, negli ultimi sei anni il numero degli over 55 occupati è aumentato del 65%. Un dato che, nella sua lettura, è legato sia alle modifiche che hanno reso più difficile l’accesso alla pensione sia alla composizione demografica, con l’ingresso nella fascia più anziana degli ultimi baby boomers e dei primi appartenenti alla generazione X.

«È il segno di un Paese che lavora più a lungo perché è cambiata la struttura della popolazione», ha osservato Fava, sottolineando però che l’aumento della longevità non significa automaticamente poter prolungare l’attività lavorativa per tutti.

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