Turismo in Toscana, come il cambiamento climatico può allungare la stagione (almeno fino al 20 ottobre)
La nostra intervista al professor Roberto Guiggiani, docente di “Evoluzione dei mercati e nuove tendenze nel turismo. Il suo consiglio agli operatori
Le immagini dei telegiornali hanno consegnato alla storia turisti grondanti ammassati nelle città d’arte della Toscana. Storia (relativamente) antica secondo il professor Roberto Guiggiani, docente di “Evoluzione dei mercati e nuove tendenze nel turismo” alla fondazione Campus di Lucca / università di Pisa e di “Management del turismo” alla Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Pisa.
Quali sono le attuali dinamiche del turismo?
«Settembre, per le città d’arte, è sempre stato altissima stagione perché le persone iniziano ad andare meno al mare ma il mese offre comunque giornate lunghe a sufficienza e temperature miti. Ormai da anni in estate si devono abbassare i prezzi e contare molto sulle prenotazioni last minute, eccezion fatta per esempio a Siena nei periodi del Palio. La novità, proprio per motivi legati al cambiamento climatico, riguarda ottobre: sta diventando, almeno fino al 20-22, ottima stagione. Assistiamo anche a quella che viene interpretata come una forma di “compensazione” proprio del cambiamento climatico: chi ha fatto le vacanze tra maggio e giugno ha voglia di chiudere l’estate anche solo con un lungo fine settimana con temperature più gradevoli».
A questo punto, giorno più giorno meno, tanto vale allungare la stagione fino a novembre
«Le presenze non mancano mer dire che novembre è un “mese turistico”, al di là degli eventi consolidati sul territori, bisognerà aspettare ancora. Sperando di sbagliarsi».
In che senso?
«Mi si conceda una battuta un po’ scorretta: questa dettata dal cambiamento climatico è la destagionalizzazione vera, a dispetto di quanto fatto dalla politica negli ultimi 20 anni. C’è da sperare, appunto, che non tornino altre ondate di calore».
Alla luce di questi andamenti cosa si sente di consigliare a chi pianifica lo sviluppo del turismo?
«In questo momento, e non è solo il mio consiglio ma una tendenza del destination management, bisogna puntare sempre di più sui servizi di accoglienza piuttosto che sulla promozione: sostenere visite guidate, itinerari, cammini spirituali e altro ancora, costruire offerte profilate per singole tipologie di turisti. È una questione di reputazione. Purtroppo è più facile spendere in promozione ma poi, come diceva il titolo di quel film, sotto il vestito niente. Il rischio c’è».
Se dati ed esperienze degli addetti ai lavori sembrano convergere su questo punto, secondo lei manca qualcosa?
«A livello tecnico siamo tutti perfettamente d’accordo, politicamente è più difficile. Poi, come recita un’amara riflessione attribuita a Leo Longanesi (leggendario aforista, ndr), l’Italia è il Paese “delle inaugurazioni e non delle manutenzioni”».
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