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L’intervista

Giuseppe Conte a Il Tirreno: «Le democrazie stanno arrancando e il fascismo non può rialzare la testa»

di Cristiano Marcacci

	Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Sant’Anna di Stazzema, all’ex premier è stata affidata l’orazione ufficiale

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SANT’ANNA DI STAZZEMA. A proposito di rastrellamenti, parola di questi tempi abusata e usata a sproposito, quello che seminò orrore e morte il 12 agosto 1944 a Sant’Anna di Stazzema fu ispirato da un’esasperata furia omicida rimasta scolpita nella storia. 82 anni fa le Ss, aiutate dai fascisti locali, uccisero 560 persone, in gran parte donne, anziani e bambini. E oggi, nel giorno dell’anniversario, il Parco nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema torna ad essere il punto di riferimento della memoria italiana dei fatti fondativi della Repubblica democratica e della Carta costituzionale. Per l’occasione l'orazione ufficiale è stata affidata all'ex premier e leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

Presidente Conte, quale significato ha la sua visita a Sant’Anna di Stazzema e, soprattutto, la sua decisione di accogliere l’invito a svolgere l’orazione ufficiale?

«È un invito che ho accolto volentieri, consapevole anche della responsabilità e dell’impegno che comporta. Da questo luogo simbolo della follia violenta del nazifascismo, la politica ha la responsabilità di lanciare messaggi chiari: il fascismo non può rialzare la testa e anche per questo vanno difesi i valori iscritti nella nostra Costituzione e su cui è nata la nostra Repubblica, a partire dal valore supremo della persona umana. Questo messaggio diventa ancora più importante in questo momento storico in cui le democrazie arrancano, riaffiorano nazionalismi e linguaggi d’odio, le discriminazioni e la tentazione di considerare la guerra uno strumento normale della politica. E aggiungo: chi si professa patriota oggi dovrebbe essere qui a Sant’Anna di Stazzema, perché per onorare la Patria dobbiamo onorare innanzitutto chi non si è piegato alla dittatura e per questo ha sacrificato la propria vita».

Su cosa sarà incentrata l’orazione?

«Sant’Anna di Stazzema è una memoria viva che parla a tutti, è testimonianza del passato e soprattutto monito per il futuro. Partendo dai valori della nostra Costituzione repubblicana e antifascista, ricorderò che le istituzioni democratiche non devono essere date per scontate ma vanno costantemente difese e protette, soprattutto oggi».

Per la prima volta il governo Meloni invia un proprio autorevole esponente, in questo caso il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Un gesto riparatore oppure solo un bieco opportunismo da campagna elettorale, visto che nel 2027 si voterà?

«Non voglio usare questa solenne occasione per fare polemica. Mi limito a dire che la presenza a Sant’Anna acquista un significato autentico quando poi seguono comportamenti coerenti. L’antifascismo significa difendere ogni giorno la Costituzione, contrastando le discriminazioni e le disuguaglianze, tutelando la libertà di stampa, rispettando il sistema di pesi e contrappesi del nostro ordinamento e le istituzioni di garanzia e non delegittimando chi dissente».

La parola “antifascismo” ha ancora un senso?

«Ne ha eccome, direi che è una parola indispensabile. E tutte le forze che si riconoscono come democratiche devono ritrovare nella Costituzione antifascista le ragioni del loro fare politica e realizzare quel progetto democratico inciso nella nostra Carta, attraverso una battaglia comune per una società più giusta, contro le disuguaglianze, per il lavoro dignitoso, per i diritti sociali e civili, per la pace».

Da Stazzema è partita la proposta di legge contro la propaganda fascista. Ma di passi avanti concreti non ce ne sono stati: perché il Parlamento è così refrattario?

«Perché in Italia sul fascismo continuano a manifestarsi ancora reticenze e ambiguità. Ma non ci possiamo permettere nessun cedimento, nessuna incertezza verso azioni o pensieri nostalgici».

In un’epoca di nuovi conflitti alle porte dell’Europa, quale monito universale lancia oggi Sant’Anna al mondo?

«È un monito di grande attualità: quando a prevalere è la guerra, si perde ogni barlume del senso di umanità e a dominare è solo il furore cieco della barbarie. È un messaggio che oggi abbiamo l’obbligo di ricordare mentre assistiamo ai conflitti in corso, da quello in Ucraina, vittima dell’aggressione della Russia in violazione del diritto internazionale, a quello a Gaza, dove Netanyahu ha massacrato una popolazione innocente, compresi oltre ventimila bambini. La politica deve tornare ad avere il coraggio di costruire percorsi diplomatici, negoziati, condizioni per una pace giusta e duratura. L’Europa non può rassegnarsi a una nuova corsa al riarmo come unico orizzonte politico, ma deve essere protagonista di diplomazia e di pace».

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