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Toscana

L'intervista

«Meloni ha tentato una truffa ma le si è ritorta tutta contro»: Fratoianni rilancia la richiesta di dimissioni

di Cristiano Marcacci

	Nicola Fratoianni, deputato e segretario nazionale di Sinistra Italiana, è nato a Pisa il 4 ottobre 1972
Nicola Fratoianni, deputato e segretario nazionale di Sinistra Italiana, è nato a Pisa il 4 ottobre 1972

Il segretario di Sinistra Italiana e leader di Alleanza Verdi-Sinistra rilancia la richiesta di dimissioni del governo e di elezioni: «Definire “palude” l’aula della Camera è un oltraggio alla nostra Repubblica»

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Ha esultato anche lui, martedì pomeriggio, alla Camera dei deputati quando il tabellone ha ufficializzato l’inciampo del governo Meloni sull’emendamento delle preferenze della legge elettorale, dovuto principalmente allo sgambetto di una nutrita pattuglia di franchi tiratori, verosimilmente appartenenti a Lega e Forza Italia. E sempre lui, Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e leader di Alleanza Verdi-Sinistra, era al centro della manifestazione improvvisata fuori da Montecitorio per chiedere, insieme a Elly Schlein, Giuseppe Conte e Angelo Bonelli, il passo indietro della presidente del Consiglio e nuove elezioni.

Segretario Fratoianni, non si deve star tanto bene con questo caldo in una palude...

«Con il dovuto rispetto che si deve alla figura del presidente del Consiglio vorrei dire a Giorgia Meloni che il termine “palude” è ingiurioso, non solo nei confronti delle opposizioni ma di tutto il Parlamento. La stessa Meloni deve far finalmente pace con il fatto che siamo ancora una repubblica parlamentare. È vero che ha cercato, con la strada di una nuova legge elettorale, di introdurre il premierato, ma il Parlamento andrebbe rispettato, anche quando vota contro la sue indicazioni, e andrebbe a maggior ragione rispettato da chi ricopre un ruolo di così grande responsabilità come quello del presidente del Consiglio. È un elemento, questo, con cui Meloni fatica a fare i conti, e non è la prima volta che si rivolge in questo modo al Parlamento. Mi sembra gravissimo».

Ma voi dell’opposizione non eravate d’accordo nel reintrodurre le preferenze? Ci avete ripensato?

«Siamo di fronte a una situazione del tutto diversa da come la raccontano la stessa Meloni e la sua “incerottata” maggioranza. Intanto, perché quanto accaduto martedì è molto chiaro e indiscutibile politicamente. In Parlamento c’è stato un voto di sfiducia nei confronti di Meloni. Lei c’aveva messo la faccia e il carico della sua firma su questo emendamento, aveva imposto al governo di dare parere favorevole, ma la sua maggioranza le ha votato contro. Le opposizioni, tutte unite, avevano già dichiarato che avrebbero votato contro, per due ragioni essenziali. Una generale: la nuova legge elettorale, a nostro giudizio, è incostituzionale e dunque inemendabile, non ci sono preferenze o emendamenti su altro che la possano rendere migliore. Se poi vogliamo andare nello specifico, occorre ricordare che prima di arrivare a quel voto le opposizioni si erano espresse a favore di diversi emendamenti che prevedevano la reintroduzione delle preferenze. Alcuni prevedevano i collegi uninominali proporzionali, alcuni il sistema delle preferenze vere e proprie, mentre l’emendamento della destra, di Meloni, prevedeva delle finte preferenze: capolista bloccato, preferenze che valgono solo dal secondo posto. Chiunque conosca la legge elettorale e il sistema elettorale di questo Paese sa bene che quel meccanismo, ad esempio, produce il fatto che le preferenze valgono solamente per i partiti superiori al 12%. Significherebbe che, nell’attuale scenario italiano, le preferenze dal secondo posto avrebbero un effetto solo per Partito democratico e Fratelli d’Italia. Insomma, un tentativo di truffa su cui la maggioranza è naufragata con il voto parlamentare».

Ma con un campo largo a sinistra che un giorno si amplia e un altro si restringe come fareste a vincere e a governare, dal momento che avete chiesto le elezioni anticipate?

«Noi siamo pronti. Non ci allarghiamo e non ci restringiamo, ormai abbiamo costruito l’architrave di un’alternativa che vive non solo nell’unità della battaglia politica (come ad esempio in queste ore sulla legge elettorale), cresciuta sensibilmente in questi ultimi anni con la presentazione unitaria di proposte di legge, manifestazioni convocate in modo congiunto (penso a quella contro il genocidio del popolo palestinese a Gaza). Noi, in particolare Pd, Avs e Movimento Cinque Stelle, abbiamo votato allo stesso modo sul 99,9% dei provvedimenti che arrivano in Parlamento. Quindi, la nostra alternativa è già in campo. Si tratta soprattutto di un’alternativa di tipo costituzionale. Lo abbiamo detto più volte, vogliamo costruire una proposta che abbia al centro invece che l’ennesimo scasso della Costituzione, la sua applicazione e il suo rilancio. Mi pare un bel programma».

Non molto tempo fa si disse che l’alleanza messa a punto per le elezioni regionali in Toscana potesse rappresentare un vero e proprio laboratorio politico da riproporre per le Politiche del 2027. Ma in Toscana c’è anche Renzi in maggioranza. Ce lo volete?

«Non abbiamo mai posto veti su nessuno. Non lo abbiamo mai fatto come Alleanza Verdi-Sinistra, anzi mi faccia dire che qualche volta è accaduto il contrario: qualcuno ha provato a porre dei veti su di noi. E non gli è andata molto bene. Non lo facciamo noi e non lo fanno né Giuseppe Conte né Elly Schlein. Abbiamo sempre detto che siamo disponibili a discutere con tutte e tutti coloro che ritengono urgente e necessario offrire al Paese un’alternativa alla peggiore destra della storia della Repubblica. Il punto, però, è che noi siamo convinti che sia utile avere un approccio non autosufficiente, non arrogante, disponibile a confrontarsi con chiunque per allargare la coalizione. Ma sopra tutto occorre mettere in campo una proposta politica coraggiosa in grado di indicare e progettare un reale cambiamento. Non c’è niente di peggio che presentarsi agli elettori con un’alternativa che è scarsamente riconoscibile rispetto alla realtà. Quindi, se vinceremo noi investiremo sul sistema sanitario pubblico e non sulla sanità privata, sulla scuola pubblica, sulla ricerca, sulla transizione ecologica, sui salari, fermi al palo mentre l’inflazione continua a crescere, sulla ridistribuzione della ricchezza, attualmente nelle mani di pochissimi. Vorremo evitare le forzature del diritto internazionale, perché il mondo che si rassegna alla guerra e alla legge del più forte e del più ricco che Donald Trump vuole imporre è sicuramente destinato al baratro. Su queste questioni noi abbiamo maturato già una larga convergenza e siamo quindi pronti a confrontarci con tutti».

Da un lato ha una maggioranza sfilacciata, come ha dimostrato il voto sulla legge elettorale, dall’altro è minacciata da Futuro Nazionale e dall’ex generale Roberto Vannacci. Come uscirà Meloni da quello che al momento appare come un cul-de-sac?

«Direi male, in ogni caso. Perché questa concorrenza con Vannacci sposta il dibattito pubblico e l’iniziativa del governo su un fronte che è tutta propaganda, a discapito dei problemi degli italiani. Lo dimostra proprio il patatrac della legge elettorale. Non è mica normale che di fronte alla guerra che si riaccende in Iran e alle bollette che continuano ad aumentare il governo inchiodi il Parlamento in una discussione sulla legge elettorale, tutta pensata per blindare una maggioranza che invece oggi è politicamente in evidente difficoltà... Qualunque sia l’esito della vicenda che vede contrapposti la maggioranza e Vannacci, il ciclo politico di questa destra di governo è alla fine».

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