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Toscana, il Pd cancella il “suo” listino bloccato: «Garantire territori e preferenze»

di Libero Red Dolce

	Simone Bezzini,&nbsp;capogruppo Pd in Regione e&nbsp;primo firmatario<br />
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Simone Bezzini, capogruppo Pd in Regione e primo firmatario
 

Presentata la proposta di legge che eliminerà le candidature regionali

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FIRENZE. Ci sono voluti dodici anni da quando il Partito democratico introdusse il cosiddetto listino bloccato nella legge elettorale toscana, ma fu utilizzato solo alle elezioni nel 2020, con una coda di distinguo e polemiche giunta fino alle ultime Regionali: 12 anni dopo il Pd decide di smentire se stesso, cancellandolo. Una scelta che segna una svolta politica oltre che normativa e che arriva mentre a Roma il centrodestra discute una riforma elettorale giudicata dai democratici di segno opposto, con il ritorno delle liste bloccate e un forte premio di maggioranza. Non a caso la proposta toscana raccoglie aperture anche dalle opposizioni, che chiedono però una revisione più ampia dell'intera legge elettorale regionale.

La proposta, depositata dal gruppo Pd in consiglio regionale e illustrata dal capogruppo Simone Bezzini, modifica la legge elettorale regionale del 2014 eliminando la possibilità, finora prevista, per ciascuna forza politica di indicare fino a tre candidature regionali bloccate. L'obiettivo dichiarato è che tutti i consiglieri regionali siano scelti esclusivamente attraverso il voto di preferenza.

«Con questa iniziativa puntiamo a rafforzare il ruolo delle elettrici e degli elettori nella scelta dei propri rappresentanti», afferma Bezzini. «L'obiettivo è garantire che l'intera rappresentanza politico-elettiva regionale sia selezionata attraverso il sistema del voto di preferenza», consolidando anche il rapporto tra istituzioni e territori. Per il capogruppo dem si tratta inoltre di «una scelta che va nella direzione opposta rispetto a quella che la destra sta perseguendo a livello nazionale».

La proposta interviene in modo chirurgico sulla legge regionale 51 del 2014. Nel preambolo si richiama la necessità di “superare” le candidature regionali bloccate e si afferma che “l'intera selezione della rappresentanza politico-elettiva regionale avvenga attraverso il sistema del voto di preferenza”. Sul piano tecnico vengono abrogati o modificati tutti gli articoli che disciplinavano le candidature regionali, fino alla cancellazione dell'articolo 25 dedicato all'elezione plurima dei candidati del listino.

Il presidente della Regione Eugenio Giani è netto e conciso: «Mi sembra una buona iniziativa». Più articolata la posizione del presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, che rivendica di essersi opposto all'utilizzo del listino già nel 2020. «Dissi subito che ritenevo quella scelta sbagliata e presi l'impegno, nel caso fossi stato eletto, di cancellare questa possibilità. Oggi mantengo quell'impegno». Per Mazzeo il principio dovrebbe valere anche per il Parlamento: «Deputati e senatori devono essere scelti dagli elettori, non nominati dalle segreterie». Se la destra manterrà le liste bloccate, aggiunge, «il Partito democratico dovrà fare fino in fondo la propria parte con le primarie aperte».

Sulla stessa linea diversi consiglieri regionali. Brenda Barnini, che parla di una scelta che «ribadisce un punto essenziale: la scelta dei rappresentanti spetta agli elettori». Bernard Dika insiste sul fatto che «chi entra nelle istituzioni debba conquistarne la fiducia nelle urne, non nelle stanze di partito». Roberta Casini sintetizza l'obiettivo come quello di «rimettere al centro i territori», Matteo Trapani lega invece la riforma alla necessità di contrastare l'astensionismo e di «ricucire un rapporto più forte con l'elettorato». Alessandro Franchi parla di una decisione «profondamente politica». Gli unici a non aver firmato la proposta nel gruppo Pd sono i consiglieri eletti a ottobre nel listino, Gianni Lorenzetti (anche in lista) e Simona Querci; ha invece firmato Iacopo Melio.

Il superamento del listino trova il favore anche delle opposizioni, seppure con accenti diversi. Alleanza Verdi e Sinistra annuncia il voto favorevole, ma chiede una revisione complessiva della legge, a partire dalle soglie di sbarramento e dalla rappresentanza dei territori. «L'eliminazione dei listini è un primo passo fondamentale», spiegano Lorenzo Falchi, Diletta Fallani e Massimiliano Ghimenti, ma resta «una normativa che ha chiaramente bisogno di una revisione». Anche Fratelli d'Italia accoglie positivamente l'abolizione, ricordando di essere stata «l'unica forza politica a non aver mai utilizzato» il listino.

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