Il Tirreno

Toscana

Porti e idee

Un fondo sovrano per realizzare infrastrutture portuali

di Maurizio Campogiani

	Un momento dell'evento
Un momento dell'evento

La proposta lanciata nel corso della tappa napoletana di “Avanti Porto”, l’iniziativa itinerante promossa dalla Filt Cgil a livello nazionale

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Appuntamento napoletano per “Avanti Porto”, l’iniziativa nazionale itinerante della Filt Cgil sulla governance nella portualità.

«Il porto come bene comune, patrimonio collettivo che genera ricchezza, occupazione e sviluppo per il Paese e per i territori e per questo va difeso l’attuale modello di governance introdotto dalla legge 84/1994», è stato questo il messaggio al centro dell’appuntamento odierno dal titolo “La Governance del Bene Comune”.

Dopo i saluti sono seguite le relazioni di Vita Convertino, del Dipartimento porti e marittimi della Filt Cgil nazionale e di Vittorio Marzano, professore di Ingegneria dei Trasporti presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Al centro dell’iniziativa una tavola rotonda, moderata da Simona Coppola, avvocato marittimista partner dello Studio Legale Garbarino, a cui hanno partecipato Stefano Malorgio, segretario generale Filt Cgil, Mario Casillo, vicepresidente Regione Campania e assessore ai Trasporti, Valentina Ghio, Deputata Pd, Giovanni Consoli, vice segretario generale Assarmatori e Mario Zanetti, presidente Confitarma.

All’iniziativa hanno portato i saluti Gennaro Rispoli, chirurgo e direttore scientifico del Museo delle arti sanitarie, Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, Eliseo Cuccaro, presidente Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, Giuseppe Aulicino, comandante della Capitaneria di Porto di Napoli, Enza Amato, presidente del Consiglio Comunale di Napoli e Nicola Ricci, segretario generale Cgil Napoli e Campania. Molti anche gli ospiti in platea, tra questi Zeno D’Agostino, Mario Sommariva, Francesco Mariani, Piero De Luca, Luigi Robba, Paolo Ferrandino

Per il segretario generale della Filt Cgil, Stefano Malorgio, il sistema portuale italiano come in generale il sistema infrastrutturale soffre di una carenza di investimenti e di risorse pubbliche.

«Ci pare – ha osservato – che l’idea di mettere in campo la Porti d’Italia spa provi a rispondere a questa esigenza, ma questo ci preoccupa in assenza di un fondo sovrano, senza il quale rischiamo di avere un processo di privatizzazione e quindi di perdere la peculiarità che riguarda avere infrastrutture che devono essere di uso pubblico».

«L’altro elemento che manca del tutto nel disegno di legge – ha aggiunto Malorgio – è l’aspetto del lavoro. La legge 84/94 da quel punto di vista regge ancora, ma andrebbe fatta della manutenzione e quindi rischiamo che il lavoro rischia di essere svalorizzato, così come la relazione tra territorio e questa Porti d’Italia spa rischia di togliere risorse che devono essere utilizzate nel rapporto economico tra porto e realtà territoriale. Noi pensiamo che intanto vada rafforzato il sistema di coordinamento che oggi è in capo al Ministero e che va pienamente esercitato. Pensiamo poi che siano necessari investimenti in personale per qualificare il ruolo delle Adsp e che debba essere fatto un ragionamento nel Paese su come finanziare le infrastrutture, ma che riguardi la creazione di un fondo sovrano che possa tenere dentro sia la parte dello Stato sia, ad esempio, i fondi della previdenza complementare. Pensiamo che il sistema bancario italiano debba servire anche a risolvere i problemi di mancata infrastrutturazione che il Paese ha in questo momento».

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