Pedaggi truccati sull’A20: dal biglietto falso alla cassa automatica disattivata, così i casellanti facevano sparire gli incassi – Video
L’inchiesta ha portato alla sospensione dal servizio di cinque dipendenti del Consorzio autostrade siciliane e di un dipendente di una società privata. Sono tutti accusati di peculato
Avrebbero incassato il denaro consegnato dagli automobilisti al casello autostradale sostituendo il biglietto originale con uno di importo molto inferiore, trattenendo così la differenza. È questa, secondo la Procura della Repubblica di Termini Imerese, guidata da Angelo Vittorio Cavallo, la dinamica alla base dell'inchiesta che ha portato alla sospensione dal servizio di cinque dipendenti del Consorzio autostrade siciliane e di un dipendente di una società privata che si occupa della manutenzione degli impianti di esazione.
Contestati 266 episodi
Sono complessivamente 266 gli episodi di peculato contestati ai cinque dipendenti del Consorzio Autostrade Siciliano e a un impiegato di una società privata che gestisce la rete informatica dell'ente accusati di aver fatto la cresta sui pedaggi pagati dagli automobilisti che transitavano sull'autostrada Palermo-Messina. È quanto rende noto la Procura di Termini Imerese che ha aperto l'inchiesta sulla vicenda. A tutti e sei gli indagati gli agenti della polizia stradale di Buonfornello hanno notificato un provvedimento del gip di Termini Imerese, Irina Cirincione, di sospensione temporanea dall'esercizio del pubblico servizio per sei mesi. Per tutti l'accusa è peculato con appropriazione del denaro versato dagli utenti a titolo di pedaggio autostradale. fatti risalgono a un periodo compreso fra novembre 2025 e il gennaio 2006. I cinque impiegati si sarebbero appropriati di somme di denaro che di volta in volta andavano da un minimo di 7 a un massimo di 10 - 15 euro circa. Il dipendente della società privata è accusato di aver concorso in 33 distinti episodi di peculato commessi insieme a due dei coindagati.
Anomalie negli incassi
Il procedimento nasce da un esposto presentato dal Cas nel quale si denunciavano gravi anomalie negli incassi ai caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono e una sproporzione tra il numero dei transiti registrati e gli importi effettivamente incassati e versati al consorzio. Gli agenti della polstrada hanno piazzato delle telecamere nei gabbiotti dei caselli e hanno registrato gli stratagemmi utilizzato.
Come funzionava il raggiro
Come emerso dall'inchiesta che ha portato alla sospensione di cinque dipendenti, i tecnici esattori ritiravano il biglietto del pedaggio e il denaro contante di volta in volta consegnato dall'utente a titolo di pagamento, ma non inserivano il tagliando regolare nel "ricevitore di pista", ossia del macchinario deputato alla registrazione e contabilizzazione del denaro, bensì un diverso biglietto, messo da parte precedentemente, che indicava un importo di gran lunga inferiore (90 centesimi) a quello effettivamente dovuto. In questo modo riuscivano a impossessarsi della differenza. Gli agenti della polstrada, dopo aver piazzato delle telecamere nei gabbiotti, hanno registrato gli stratagemmi utilizzati. È stato accertato come gli indagati abbiano anche disattivato la corsia destinata agli automobilisti che usavano la cassa automatica, chiudendo la sbarra e mettendo in funzione il semaforo rosso, in modo da incrementare il flusso auto verso la propria postazione e poter riscuotere più soldi. Le indagini hanno consentito di verificare come ciascuno degli indagati, in circa tre mesi, si sia appropriato di somme che andavano da 99-100 a 803 euro. Sottoposti a interrogatorio preventivo, gli impiegati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
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