È morto Alex Zanardi, l'ex pilota aveva 59 anni: «Un esempio per tutti»
Dopo il grave incidente in pista del 2001, in cui perse entrambe le gambe, seppe reinventarsi diventando campione paralimpico. Nel 2020 lo schianto a Pienza
È morto a 59 anni Alex Zanardi, ex pilota con 44 gran premi in Formula 1 e simbolo di straordinaria forza d’animo.
Il lutto
La famiglia comunica la sua scomparsa «avvenuta improvvisamente nella serata di ieri, 1 maggio. Alex si è spento serenamente, circondato dall'affetto dei suoi cari. La famiglia ringrazia di cuore tutti coloro che in queste ore stanno manifestando vicinanza e chiede il rispetto del proprio dolore e della privacy in questo momento di lutto».
I due incidenti
Dopo il grave incidente in pista del 2001, in cui perse entrambe le gambe, seppe reinventarsi diventando campione paralimpico e punto di riferimento per lo sport.
Il 19 giugno 2020 fu coinvolto in un nuovo incidente, stavolta in Toscana, mentre partecipava a una staffetta benefica in handbike nei pressi di Pienza. Dopo un lungo percorso di cure, fece ritorno a casa nel 2021.
I ricordi: «Un esempio per tutti»
«Voglio ricordare tutti i momenti straordinari vissuti insieme, io da presidente e lui da atleta, le tante chiacchierate private che abbiamo fatto parlando dei nostri figli e dei progetti, oltre che del futuro del nostro movimento. Sarebbe stato una ottima una meravigliosa guida per il comitato paralimpico». Così al telefono con LaPresse l'ex presidente del Comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli. «Conserverò di lui l'abbraccio dopo la sua medaglia a Rio 2016. Un esempio per tutti e uno straordinario motore e acceleratore della nostra famiglia paralimpica. Ha sempre dato un grandissimo contributo fuori e dentro il campo», aggiunge.
Così presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis: «Sono vicino alla famiglia, lo sono da sempre. Alex è stato un personaggio mediatico oltre che sportivo importantissimo per il movimento paralimpico, quello che ha dato il primo grande slancio al nostro mondo. Me lo ricordo a Londra, dopo l'incidente, ero capomissione quando lui ha alzato la sua handbike e poi ha bissato l'oro, a Londra e poi a Rio. Poi tutto quello che ha vissuto, una vita incredibile, incidenti, morti e rinascite». De Sanctis continua: «Rimarrà sempre nei cuori di tutti, un emblema mondiale del movimento, avrebbe potuto ricoprire qualunque ruolo nel nostro movimento e in tutti i settori. Al di la delle doti agonistiche, le doti umane, un grande comunicatore. Ha fatto tanto e rimarrà nell'animo di chi l'ha conosciuto».
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