Il conflitto
Sanremo, trionfo Sal Da Vinci: il successo è nato in Toscana il 12 gennaio 2000 – Chi è il Re del Festival
Il primo grande salto di Sal Da Vinci, quello che gli ha dato mestiere, profondità e coraggio, è avvenuto proprio su un palcoscenico toscano
SANREMO. Quando Sal Da Vinci, 56 anni, intona «Con la mano sul petto, io te lo prometto davanti a Dio: saremo io e te da qui, sarà per sempre sì», è difficile restare immobili. Per sempre sì, il brano portato al Festival di Sanremo 2026, è diventato in poche ore un piccolo tormentone nazionale. E non è un caso che proprio da qui, da una Toscana che ha sempre avuto fiuto per la musica popolare e per gli artisti “veri”, molti abbiano intuito subito che Sal avrebbe lasciato il segno. E così è stato. È lui il vincitore della 76esima del Festival. Secondo Sayf, terza Ditonellapiaga.
Un brano che ha rotto la monotonia del Festival
In un Sanremo che, salvo poche eccezioni (Brancale, Arisa, Ditonellapiaga, Levante, Fedez e Masini), ha faticato a trovare slanci davvero memorabili, Per sempre sì è arrivata come una ventata d’aria fresca. Ritmo, teatralità, passione: un mix che ha riportato sul palco quella dimensione popolare che spesso si guarda con sufficienza, ma che resta l’anima più autentica del Festival. E dietro la leggerezza apparente c’è una voce che viene da lontano: anni di studio, palchi consumati, sacrifici veri. Una storia che in Toscana – terra di teatri, piazze e tournée infinite – si riconosce al volo.
Il legame con la Toscana: il “battesimo” al Metastasio
Per capire davvero perché Sal Da Vinci oggi è tra i protagonisti Sanremo, bisogna tornare indietro di 26 anni. È il 12 gennaio del 2000. Al Teatro Metastasio di Prato si alza il sipario su L’opera buffa del Giovedì Santo, capolavoro di Roberto De Simone, il grande regista e musicista napoletano scomparso un anno fa. È un ritorno importante: lo spettacolo era stato messo in scena per la prima volta proprio al Met nel 1980, con interpreti storici come Concetta e Beppe Barra. Per festeggiare i vent’anni della pièce, De Simone decide di rimetterla in scena con un nuovo allestimento e un cast rinnovato. E qui entra in gioco un giovane artista al suo primo vero banco di prova su un palcoscenico nazionale: Sal Da Vinci. Sul palco ci sono l’orchestra diretta da Domenico Virgili e attori come Virgilio Villani, Patrizia Spinosi, Raffaello Converso, Gianni De Feo, Giulio Liguori, Luigi Biancardi, Luigi Del Giudice. E poi, come recita la locandina, “la partecipazione straordinaria di Sal Da Vinci”. La pièce di De Simone si ispira all’opera buffa settecentesca, genere nato soprattutto a Napoli per contrastare l’opera seria di Metastasio – proprio colui a cui è dedicato il teatro pratese. Un teatro di popolo, fatto di personaggi concreti, immersi nella Napoli borbonica alle soglie della rivoluzione del 1799. È in questo contesto, colto e popolare allo stesso tempo, che Sal Da Vinci trova la sua prima consacrazione. L’incontro con De Simone, nel 1999, è decisivo: il regista gli affida la parte da protagonista nella ripresa dell’Opera buffa. Dopo la première pratese, lo spettacolo gira per più di due anni nei teatri più prestigiosi d’Italia. Per Sal, è un vero battesimo artistico: un melodramma antico e contemporaneo insieme, che gli permette di affinare quella capacità interpretativa che oggi lo distingue sul palco dell’Ariston.
Le critiche della vigilia e la risposta sul palco
Alla vigilia del Festival, Sal Da Vinci, nato a New York, non aveva nascosto un certo fastidio per le critiche affrettate. In conferenza stampa aveva parlato di giudizi “scritti giusto per riempire”, ricordando che la sua carriera non è nata ieri. E aveva ragione: nel 2009 era già salito sul palco dell’Ariston, conquistando il terzo posto con Non riesco a farti innamorare. Quelle parole oggi sembrano lontanissime. Il pubblico lo ha abbracciato, parte della stampa lo ha riscoperto, e chi lo aveva liquidato come “neomelodico” in senso dispregiativo ha dovuto fare i conti con un artista che ha ribaltato la narrazione. “Neomelodico sì, ma nel senso di carnale, emotivo”, aveva detto. E questa volta nessuno ha potuto dargli torto.
Una carriera che attraversa generazioni e palcoscenici
Figlio del celebre Mario Da Vinci, Sal debutta a teatro a soli sette anni, incide un 45 giri a sei, recita da ragazzo in film come Il motorino e Troppo forte accanto a Verdone e Sordi. Nel 1995 canta davanti a Giovanni Paolo II e a quasi mezzo milione di giovani a Loreto. Ha collaborato con Ornella Vanoni, James Senese, Renato Zero. E poi arriva Rossetto e Caffè, il brano che travolge classifiche e social: oltre 450 milioni di streaming complessivi, due dischi di platino, videoclip più visto su YouTube Italia nel 2024. Un successo che ha preparato il terreno per il ritorno a Sanremo, dove Per sempre sì ha trovato un pubblico già pronto ad accoglierlo.
La rivincita di un artista che non si è mai arreso
Il 28 febbraio 2026, in conferenza stampa, Sal Da Vinci ha confessato di essere «frastornato» dal clamore. «Questa canzone arriva dal basso e sta entrando nel cuore di tante persone», ha detto. E forse è proprio questo il punto: Per sempre sì non è solo un brano orecchiabile, è la rivincita di un artista che ha saputo trasformare le critiche in energia, la tradizione in forza, la popolarità in qualità. E qui la Toscana, che di storie di riscatto se ne intende, lo aveva capito molto prima del resto d’Italia. Perché il primo grande salto di Sal Da Vinci, quello che gli ha dato mestiere, profondità e coraggio, è avvenuto proprio su un palcoscenico toscano. Sanremo 2026 lo ha consacrato. Ma la sua vittoria, in fondo, era iniziata 26 anni fa, dietro il sipario del Metastasio di Prato.
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