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Tassa sui crocieristi? Parte l’iter: come funziona, i “casi-studio” e la nota di Anci

di Maurizio Campogiani

	Una crociera in una foto di repertorio
Una crociera in una foto di repertorio

Genova e Civitavecchia si fanno promotrici verso l’Anci di avviare un percorso che interessi a livello nazionale i porti dove imbarcano quanti utilizzano le navi da crociera e quelle per i collegamenti con le isole

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Si chiama comunemente tassa sui crocieristi, ma più correttamente viene definita tassa di imbarco perché da applicare a quanti prendono posto non solo su una nave da crociera, ma anche su uno dei traghetti che quotidianamente percorrono le diverse rotte del Mediterraneo, diretti verso le isole, la Spagna, la Francia e il Nord Africa. Il Comune di Genova ha deciso di introdurla, nonostante le proteste degli armatori e di alcune imprese portuali, già da quest’anno inserendola nel relativo bilancio di previsione e programmando di far entrare nelle sue casse oltre due milioni di euro.

Di cosa parliamo

Ma la tassa di imbarco può essere estesa a tutti i comuni che hanno porti dove salgono crocieristi e passeggeri di qualsiasi tipo. Ad assumere l’iniziativa, sottoposta direttamente all’ANCI, l’associazione dei comuni italiani, sono la stessa Genova e Civitavecchia.

Le amministrazioni delle due città hanno concordato di dare forma a una piattaforma comune, a partire dai dati e dalle motivazioni contenute nella delibera di bilancio con cui il Comune di Genova ha introdotto una tassa di imbarco per i passeggeri.

La nota

«Un atto – si legge in una nota – che mette a fuoco una criticità condivisa da molte città portuali: l’elevato numero di persone che attraversano la città e utilizzano servizi e infrastrutture (trasporti, viabilità, decoro urbano, sicurezza, pulizia e gestione dei picchi di afflusso) senza che tale passaggio produca ricadute economiche proporzionate sul territorio. Ne deriva un nocumento concreto per i Comuni, chiamati a sostenere costi organizzativi e gestionali che, nell’attuale quadro normativo, non trovano un ristoro certo e stabile».

«Il passo compiuto da Genova – prosegue la nota – viene considerato, in questa prospettiva, un avanzamento importante. Proprio per questo, Genova e Civitavecchia ritengono ora necessario portare la vertenza su scala nazionale, promuovendo un percorso che coinvolga tutti i porti italiani e le associazioni istituzionali, con l’obiettivo di giungere a una disciplina nazionale chiara, equa e uniforme. Intendono quindi promuovere un’iniziativa congiunta insieme ad ANCI, estendendo il confronto a tutte le città portuali interessate, per studiare le soluzioni legislative in grado di introdurre una norma nazionale sulla tassa d’imbarco e di garantire ai Comuni un giusto riconoscimento dei costi sostenuti».

Il vertice

A breve è prevista una call tra Genova, Civitavecchia e ANCI per avviare formalmente il discorso e definire i primi passaggi operativi. L’obiettivo è quello di arrivare a introdurre una disposizione capace di superare l’attuale frammentazione e di riconoscere il ruolo strategico delle città portuali, consentendo di reinvestire le risorse in tutela ambientale, qualità urbana, servizi pubblici e gestione sostenibile dei flussi turistici. Per Genova e Civitavecchia, una normativa nazionale sulla tassa d’imbarco non rappresenterebbe soltanto un elemento di equità tra territori, ma anche uno strumento concreto per accompagnare lo sviluppo del turismo crocieristico in modo più ordinato e sostenibile, nell’interesse delle comunità locali.

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