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Il dibattito

Portuali, mobilitazione per la pace il 6 febbraio

di Maurizio Campogiani

	Una manifestazione pro Palestina a Livorno nel maggio 2025
Una manifestazione pro Palestina a Livorno nel maggio 2025

Usb, assieme ad altri sindacati europei e del Mediterraneo, ha promosso una giornata di protesta

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Una giornata internazionale di mobilitazione dei lavoratori portuali per reclamare la pace. È quella promossa da una serie di sigle sindacali europee e del Mediterraneo per il prossimo 6 febbraio. L’Usb spiega che l’iniziativa prende spunto dalla dichiarazione “I lavoratori portuali non lavorano per la guerra” sottoscritta a Genova lo scorso 26 settembre nella quale si chiede di «porre fine al genocidio del popolo palestinese da parte di Israele», di aprire corridoi stabili per gli aiuti umanitari, di respingere il piano di riarmo della UE e di rivendicare i porti europei e mediterranei come porti di pace.

«Il genocidio – sottolinea Usb – è ancora in corso, così come molte altre guerre, mentre è ormai chiaro come il piano di riarmo richieda la militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche necessarie per i preparativi di guerra. Questi piani di riarmo sono accolti con favore dagli armatori e dagli operatori portuali, poiché consentono una forte spinta verso l’automazione, una riduzione dell’occupazione e un’erosione delle libertà sindacali, con l’economia di guerra che sta tagliando i salari, i diritti e le tutele in materia di salute e sicurezza dei lavoratori portuali, compresa la riduzione dell’orario di lavoro».

Nella giornata del 6 febbraio i lavoratori portuali di tutta Europa e del Mediterraneo manifesteranno e sciopereranno insieme per garantire che i porti europei e mediterranei «siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra, per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali».

Usb spiega che la mobilitazione è necessaria anche per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dei governi europei di «militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche e per respingere i piani di riarmo come porta d’accesso a un’ulteriore privatizzazione e automazione dei porti e per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, diritti e condizioni di salute e sicurezza».

USB Porti Italia, Enedep Grecia, Organization Democratique du Travail Marocco, Liman-Is dalla Turchia e LAB dei Paesi Baschi lanciano un appello a tutti i sindacati portuali europei, mediterranei e internazionali che condividono queste preoccupazioni, invitandoli a partecipare a questa giornata di protesta.

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