Il Tirreno

Toscana

Comunicato sindacale e risposta dell’editore

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È gravissimo leggere da parte dell'editore minacce di querele e di richieste di risarcimento danni nei confronti dei lavoratori e della loro rappresentanza: si tratta di vere e proprie intimidazioni rispetto all'attività sindacale e al diritto di critica tutelato dalla Costituzione e dallo Statuto dei lavoratori. Un modus operandi che non è nuovo a Sae verso i suoi dipendenti, giornalisti e poligrafici, e il sindacato.

L'azienda confonde il diritto di critica con la diffamazione ma sorvola sulle continue offese che i suoi manager, negli ultimi anni, hanno fatto nei confronti dei lavoratori.

Mai, in questi casi, sono state utilizzate parole di condanna tantomeno presi provvedimenti da parte di Sae. Due pesi e due misure che tradiscono una gestione padronale del giornale gestito alla stregua di qualsiasi produzione industriale senza tenere conto del valore di presidio della libertà, di formazione delle coscienze che i giornali rappresentano in ogni Paese democratico. Non è un caso quindi che tutte le normative che ne regolano la gestione vadano a garantire un equilibrio tra le parti che formano un giornale e che, Sae, azienda editoriale di dimensioni oggi importanti, costantemente disattende, dimenticando di essere contenitore di una delle più nobili professioni dell'intelletto rappresentate dai suoi lavoratori.

È poi paradossale che la minaccia di diffamazione verso i giornalisti avvenga da parte di un'azienda editoriale che dovrebbe quotidianamente essere impegnata nel difendere la propria redazione dall'uso sempre più frequente e smodato delle querele temerarie. Modo per imbavagliare proprio la libertà di stampa che i giornalisti sono impegnati a difendere, con gli stessi editori, a livello nazionale. 

Comitato di redazione del Tirreno

Associazione stampa toscana

Federazione nazionale della stampa


Ancora una volta il sindacato nelle sue varie declinazioni interviene in difesa di alcuni giornalisti del Tirreno che, contrariamente a quanto affermato, intendono sottoporre l'editore a pressioni del tutto indebite fondate su recriminazioni del tutto strumentali ricollegate ad un inesistente comportamento antisindacale. Appare del tutto evidente che la campagna di costante denigrazione dell’editore e del direttore del giornale con affermazioni gravi ed immotivate che esorbitano dal diritto di critica sconfinando sovente  nella diffamazione, risultano finalizzate a produrre un danno alla produzione ed alla produttività dell’azienda, del tutto estraneo ed ultroneo rispetto al corretto e leale esercizio del dissenso.

Si tratta invero di iniziative che mirano a limitare e comprimere ingiustamente la liberta d'impresa dell'editore nell’attuazione del proprio piano editoriale di prossima ufficializzazione con ripetuti e indebiti inviti  a cedere la testata e con inequivoche e con velate ma in equivoche sollecitazioni al lettore a non acquistare il quotidiano.

 Non considerando che la vicenda del Tirreno costituisce un caso unico nel panorama editoriale del Gruppo Sae che non incontra alcun problema di relazioni nelle proprie altre testate. Per contro la cordialità dei rapporti tra giornalisti ed editore, tra loro e il direttore e tra i giornalisti e il management testimonia con evidenza l’intrinseca falsità della rappresentazione che i giornalisti del Tirreno intendono fornire della proprietà della testata.

L'editore qualche tempo fa aveva anticipato l’eventualità di trasferire la sede principale di Paese Sera a Livorno al fine di favorire un ulteriore sbocco occupazionale ai giornalisti del Tirreno nella attuale, innegabile, situazione di crisi congiunturale. Ebbene, a conferma della strumentalità della rivendicazione e anziché accogliere con favore siffatta prospettiva, i giornalisti del Tirreno aderenti alla contestazione in atto hanno ritenuto di continuare a sottoporre il Gruppo Sae a critiche e a attacchi del tutto immotivati e provocatori. Il tutto a conferma di una posizione pregiudiziale del sindacato e di coloro che sostengono la sua posizione. I conti del giornale prefigurano purtroppo una chiusura 2025 altamente negativa e il gruppo dirigente ha il dovere e la responsabilità di intervenire per salvare un giornale che vanta una  storia prestigiosa e un illustre passato. Il nostro lavoro è orientato esclusivamente a ciò. Al contrario si evince come in modo totalmente irresponsabile il cdr e i sindacati che fiancheggiano le sue posizioni siano impegnati in un progetto strategico di indebolimento della testata fondata su una rappresentazione strumentalmente negativa dell' editore e della linea del giornale. Comportamenti che costituiscono la causa primaria del deterioramento dei rapporti e dell'impoverimento del quotidiano. Il blocco degli inserti e di tutte le attività che portano valore aggiunto al giornale oltre alle richiamate false rappresentazioni delle scelte editoriali, ancora una volta devastanti sotto il profilo reputazionale dello stesso editore, del direttore e del quotidiano, stanno portando la nostra preziosa e amata testata ad una profondissima crisi. Per combattere e sconfiggere la quale l’impegno del Gruppo continuerà ad essere incessante nell’auspicio che il confronto sindacale possa in futuro ispirarsi ad una dialettica civile e costruttiva.

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