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Piombino, muore sul lavoro ma nessuno lo sa: la fine di Salvatore diventa un caso
L’incidente il 29 ottobre: sull’accaduto è in corso l’inchiesta per fare luce sulla dinamica. Anche il sindaco Ferrari è venuto a conoscenza della tragedia solo dopo giorni dalla morte del lavoratore
PIOMBINO. Ci sono voluti dieci giorni dal terribile incidente sul lavoro e tre giorni dalla morte in una stanza dell’ospedale Le Scotte di Siena per conoscere almeno il nome alla vittima della tragedia avvenuta a Piombino. Salvatore Parlato, meccanico esperto di 64 anni in forza alla Bertocci Montaggi, viene travolto dall’onda d’urto di uno pneumatico esploso durante un’operazione di gonfiaggio.
L’agonia dell’operaio
È l’inizio dell’agonia del lavoratore e di un incubo per i suoi familiari, che da allora si sono chiusi in un dolore profondo e riservato. Dieci giorni interminabili di una storia passata incredibilmente sotto traccia, nel più assoluto silenzio. Sì, perché se la tragedia di Salvatore Parlato è una pugnalata, l’ennesima, in una città che ha versato troppo sangue nei luoghi di lavoro, il modo in cui questa notizia è stata appresa dall’opinione pubblica non può non lasciare interdetti.
La salma dell’operaio si trova al policlinico Le Scotte di Siena, dove è arrivato la mattina del 29 ottobre in gravi condizioni, a bordo dell’eliambulanza Pegaso. E qui è deceduto il 7 novembre, dopo dieci giorni di agonia. Sull’accaduto è in corso l’inchiesta per fare luce sulla dinamica. Ma intanto si muovono le organizzazioni sindacali che dopo aver stigmatizzato il silenzio che ha avvolto la vicenda, fino al tragico epilogo, oggi hanno proclamato lo sciopero provinciale di un’ora.
L’indagine
Parlato era un esperto meccanico. Secondo le prime ricostruzioni, l’operaio avrebbe movimentato una ruspa dal piazzale dell’azienda per spostarla verso l’officina. Accortosi che il mezzo pesante aveva uno pneumatico a terra si sarebbe adoperato per gonfiarlo. Ed è in questo frangente che sarebbe avvenuto lo scoppio che lo ha travolto e scaraventato a terra. La relazione degli ispettori Azienda Usl sarà parte integrante del fascicolo penale che è affidato al sostituto procuratore Massimo Mannucci. Si tratta di verificare se vi siano responsabilità penali di terzi per violazione di norme in base al Testo unico sulla Sicurezza sul lavoro.
L’assenza di comunicazione
È il silenzio a fare rumore in questa vicenda. A rendere l’ennesima tragedia sul lavoro ancor più inaccettabile, semmai fosse possibile. Domenica mattina sono stati i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm, dopo tre giorni dal decesso del 64enne, a dare conferma di quelle che – hanno spiegato – erano fino a quel momento delle voci. «È morto un lavoratore in un incidente alle Officine Bertocci». Così la tragedia ha assunto una forma concreta. Terribile e inaspettata.
Possibile che nessuno, fino a quel momento, si sia preso la briga di comunicare un’informazione così rilevante per la comunità? Non lo hanno fatto l’azienda, i lavoratori, i sindacati, né l’Asl, la Procura, gli organi preposti. Non lo hanno fatto le istituzioni, né i giornali, compreso Il Tirreno, che non erano stati messi al corrente di quanto accaduto. Ma davvero una tale tragedia è passata sotto traccia? Anche il sindaco Ferrari è venuto a conoscenza della tragedia solo dopo giorni dalla morte del lavoratore. «Le autorità e la magistratura dovranno fare chiarezza e sono certo che lo faranno indipendentemente da quando la notizia è diventata di dominio pubblico. Certo, è lecito interrogarsi sul perché quanto accaduto sia stato reso noto in ritardo. Ma confidiamo che la magistratura faccia piena luce sulla dinamica e sulle responsabilità di quanto accaduto».
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