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La prima seduta

La Giunta in campo (largo): cinque confermati e tre outsider nella squadra del Giani bis – Nomi e scenari

di Libero Red Dolce
La Giunta in campo (largo): cinque confermati e tre outsider nella squadra del Giani bis – Nomi e scenari

Stefania Saccardi eletta presidente del consiglio anche con i voti dell’opposizione, Mazzeo e Petrucci vice. Dika sottosegretario

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FIRENZE. Caselle riempite col bilancino delle correnti e dei cespugli, messe insieme col misurino del campo largo nella strettoia della vecchia liturgia. Eccola, questa è la giunta Giancelli, con qualche spruzzata di Elly. E così come ci si immaginava la chiusura per la giunta Giani-bis è arrivata al fotofinish. O quasi oltre. Con due sorprese (almeno) e qualche piccola insoddisfazione che andrà misurata con il tempo.

La prima seduta

Arrivano insieme poco prima delle 14 Eugenio Giani, Cristina Manetti, Emiliano Fossi e Marco Furfaro. I sorrisi stirati per la giornata di chi ha dormito poco e discusso molto. I consiglieri arrivati alla spicciolata sentono che si sta camminando sul filo e c’è incertezza: gli ultimi dettagli sono stati definiti poco prima di entrare in aula. Piccoli brividi. Con una prima ipotesi che sembrava confermare gran parte dei nomi della precedente squadra tra i dem e che invece si apre alle novità.

Il più inatteso, il colpo di teatro che nessuno aveva visto arrivare. La vicepresidente Mia Diop, giovanissima consigliera comunale e considerata: «Non mi si dica che io non punto sui giovani», dice Eugenio Giani presentandola parlando all’assemblea. Per Diop un’ascesa fulminante in politica: due anni fa eletta (la più giovane) all’Assemblea nazionale del Pd, ora numero due della Toscana. Vice presidente della Regione come primo grande incarico: dice nulla? Eh sì. Anzi, Elly. Giani resta in tema anagrafico e subito dopo cita il suo ex portavoce, nominato nel nuovo ruolo di sottosegretario, Bernard Dika. Ventitré anni la prima, ventisette il secondo. È la linea del rinnovamento, che bilancia bene sulla carta d’identità la volontà romana di avere volti di rinnovamento e quella del presidente di avere persone a lui fedeli.

Conferme e novità

Restando in casa Pd due conferme sul passato: Monia Monni, che avrà la Sanità – esce uscito all’ultimo dalla lista il nome di Simone Bezzini, gradito al presidente – e un’altra delega, e Alessandra Nardini, sulla quale si è battagliato fino in fondo ma che per volontà del partito è stata confermata (Fossi e Furfaro su mandato di Schlein e Orlando non hanno ceduto a Giani che ne avrebbe fatto a meno). L’ultimo confermato è Leonardo Marras, che con buona probabilità tornerà allo Sviluppo Economico.

E infine l’altro nome nuovo in giunta del Pd oltre a Diop, l’aretino Filippo Boni, con un voto a Bonaccini in segreteria nazionale e uno a Fossi in quella regionale. Altro politico giovane e di dialogo. Non è un caso che sia lì.

A tirare fuori l’altro coniglio dal cilindro sono i 5 Stelle, che invece di nominare uno dei due eletti in consiglio – il nome più forte era quello di Irene Galletti – hanno scelto David Barontini, consigliere comunale a Cascina, rimasto fuori dai radar fino alla fine. Per lui, ingegnere che lavora nel settore conciario, in arrivo una delega sull’Ambiente. Anche se pare che Galletti non abbia brindato con il miglior champagne della cantina.

Conferme rispetto ai rumors dei giorni scorsi sono arrivate per Cristina Manetti, che dovrebbe avere la casella alla Cultura e probabilmente le Pari Opportunità. E tra gli altri nomi usciti dal totogiunta dei giorni scorsi anche il sindaco di Fauglia, Alberto Lenzi, sarà effettivamente in giunta per rappresentare Alleanza Verdi e Sinistra.

Presidente del consiglio

Chiude il valzer delle nomine Stefania Saccardi, che esordisce come seconda donna presidente del consiglio regionale con un bel discorso che richiama De Gasperi e Moro e si propone con credibilità (39 voti su 40 a suo favore) come garante dell’equilibrio: «C’è un diritto della maggioranza a governare e un diritto della minoranza a controllare. Nel mezzo c’è il rispetto reciproco dei ruoli». Sua la frase icastica di questa giornata.

Equilibrio

I più soddisfatti alla fine sono schleiniani e gianiani. Il lavoro di cerniera compiuto da Manetti, come rappresentante di Casa Riformista, ha portato a un equilibrio soddisfacente in questo senso, con una giunta che si sposta un po’a sinistra forse (nelle intenzioni) ma con elementi di bilanciamento. Qualche delusione per l’area riformista del Pd, che nonostante un risultato numerico in pari rispetto alla maggioranza porta a casa un solo assessore e il ruolo di vicepresidente del consiglio per Antonio Mazzeo (per la minoranza sarà Diego Petrucci).

Per i riformisti dovrebbero arrivare anche le presidenze di due delle tre commissioni fisse che saranno a guida Pd. Una andrà ad Avs (un po’contrariata perché aveva chiesto il ruolo finito a Mazzeo) e una da stabilire. Si riparte subito comunque. Tre comuni (Pistoia, Pontremoli e Fauglia) torneranno al voto per via delle elezioni dei loro sindaci. La ruota gira sempre.

Nella foto, da sinistra: Diop, Lenzi, Boni, Barontini; Marras, Nardini, Monni e Manetti

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