Apre la caccia, il delegato Wwf: «Non si ascolta la scienza, così migratori a rischio e biodiversità distrutte»
Guido Scoccianti, medico fiorentino da un anno e mezzo delegato per la Toscana
FIRENZE La posizione di Guido Scoccianti, medico fiorentino da un anno e mezzo delegato Wwf per la Toscana dopo essere stato consigliere nazionale, è chiarissima: «Riteniamo che la caccia com’è concepita oggi non dovrebbe esistere».
Dottore, detto questo perché siete così critici con il calendario venatorio?
«Perché speravamo almeno che la Regione rispettasse le indicazioni del mondo scientifico, in particolare dell’Ispra, e invece non è avvenuto, anzi».
A cosa si riferisce?
«La norma funziona così: le Regioni mandano la bozza del calendario venatorio all’Ispra che dà un parere tecnico che le Regioni dovrebbero seguirlo. Invece in Toscana, ma anche altrove, si contravviene a queste indicazioni. Lo si può leggere nei documenti allegati alla delibera regionale in cui per pagine e pagine si elencano studi o documenti che negano quanto sostiene l’Ispra».
Ad esempio?
«Ne faccio due. Il primo riguarda l’inizio della caccia. Per l’Ispra dovrebbe cominciare non prima di ottobre e invece parte la terza domenica di settembre, lo scorso anno fu addirittura il 16. La seconda riguarda la caccia alle specie migratorie che secondo l’Ispra dovrebbe chiudersi a gennaio quando cominciano le migrazioni. Così invece si mette a rischio la sopravvivenza di intere specie».
Quando parla di specie a rischio a quali si riferisce?
«Molti uccelli acquatici, limicoli, come le anatre, il combattente. L’Ispra, ad esempio, dice di non cacciare più la moretta (anatra) invece la Regione continua a farla a cacciare. Poi c'è il problema della moretta tabaccata, quest’ultima è specie a grave rischio, di grande importanza conservazionistica e quindi protetta. Le due specie sono molto simili e proprio per il rischio che siano abbattute per errore delle morette tabaccate, Ispra chiede che sia chiusa la caccia anche alla moretta. Nonostante questo, la Regione continua a far cacciare la moretta. La moretta tabaccata è però comunque di per sé protetta e non cacciabile. Poi ci sono danni collaterali, come l’inquinamento da piombo, l’Ispra chiede di toglierlo dalle cartucce perché si tratta di un metallo tossico. Ma anche qui c’è la resistenza dei cacciatori al cambiamento».
Ci sono aree che andrebbero tutelate maggiormente?
«Certo. Si dovrebbe ragionare su aree protette al 30% nel 2030. Invece c’è un nuovo piano faunistico non ancora approvato che non prevede nessun metro tutelato in più. E zone di grande biodiversità come il Padule di Fucecchio e quello di Massaciuccoli che si trasformano in trappole infernali per gli animali».
E stiamo parlando di caccia regolamentata. Ma c’è anche il bracconaggio?
«Il bracconaggio incide e molto. È un fenomeno più diffuso di quello che si pensa: trappole, fucili, bocconi di varie tipologie. Il problema è contrastarlo perché il territorio è vasto e c’è poco controllo. Da noi arrivano spesso animali protetti impallinati oppure si sa che si cacciano ancora gli uccelli con le reti. Nelle paludi, ad esempio, è difficilissimo fare controlli. Servirebbero più vigilanza e sanzioni più forti. E poi dietro al bracconaggio c’è un grande business».
Cosa chiedete alla Regione?
«Prima cosa seguire le direttive dell’Ispra almeno sul calendario venatorio. Non si può cacciare sulle richieste dei cacciatori. Inoltre è necessario tutelare il territorio e ripristinare le zone degradate».
Ultima cosa: il problema cinghiali. È d’accordo con l’abbattimento?
«Un ricetta precisa non c’è. Ma finché demanderemo la soluzione del problema a chi lo ha creato (i cacciatori), la soluzione non la troveremo». l
F.L.
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