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Regionali in Toscana, Barnini al Pd toscano: «Ai territori garantiamo dignità nel dibattito»

di Francesco Loi

	L'ex sindaca di Empoli, Brenda Barnini, indicata dal Partito democratico Empolese Valdelsa come candidata al consiglio regionale
L'ex sindaca di Empoli, Brenda Barnini, indicata dal Partito democratico Empolese Valdelsa come candidata al consiglio regionale

L’ex sindaca di Empoli spiega le ragioni della candidatura al consiglio regionale: «Il campo largo necessario per creare un’alternativa a chi governa il Paese»

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EMPOLI. Sanità, infrastrutture e trasporto pubblico locale come pilastri della sua campagna elettorale. Ma anche un messaggio al segretario regionale Fossi («dignità ai territori nel confronto politico»). E la consapevolezza che una sfida decisiva del centrosinistra sarà l’affermazione del campo largo oltre le distanze sui temi. Brenda Barnini, 44 anni, ex sindaca di Empoli, bonacciniana è stata indicata dal Partito democratico Empolese Valdelsa come candidata al consiglio regionale, insieme a Giacomo Cucini, già primo cittadino di Certaldo. Barnini, una lunga esperienza nel Pd, è l’attuale responsabile welfare del partito in Toscana.

Barnini, come nasce la sua candidatura?

«Nasce dal percorso fatto dal Pd Empolese Valdelsa a partire dallo scorso febbraio per l’ascolto del territorio e l’elaborazione delle priorità programmatiche degli undici comuni. Da maggio è cominciata la fase dell’individuazione delle figure disposte a candidarsi. Ho quindi ricevuto la richiesta di mettermi a disposizione da parte di sindaci, amministratori e della comunità. Provo un’emozione dettata dal senso di responsabilità, ma anche entusiasmo e voglia di fare».

Come intende impostare la sua campagna elettorale?

«Sarà una campagna lampo di pochissime settimane fatta di occasioni di incontro con cittadini, associazioni, aziende, tanti momenti di volantinaggio e partecipazione a eventi. Punterò soprattutto su sanità, infrastrutture e trasporto pubblico locale. La sanità è la priorità delle priorità quando si parla di Regione. I cittadini sono consapevoli che la sanità toscana, a totale trazione e governo pubblico, rappresenta un’eccellenza. Ma tutti ci accorgiamo che c’è bisogno di lavorare di più sui servizi territoriali».

Secondo lei, come arriva il Pd a questo appuntamento elettorale?

«Con una ritrovata unità interna, che è un aspetto fondamentale. Il partito di maggioranza relativa non può non trovare elementi di sintesi. E questo è stato fatto. Ma penso anche che il partito debba rafforzarsi per essere capace al tempo stesso di fare opposizione e costruire un’alternativa al governo Meloni. Anche in questo senso le partite nelle regioni sono un banco di prova significativo. L’esempio della sanità toscana ben si presta a spiegare i nostri obiettivi, di fronte all’orientamento del governo nazionale di ridurre le risorse al sistema pubblico».

I rumors di rapporti non sempre facili tra le federazioni provinciali e il segretario regionale Emiliano Fossi, considerato troppo “uomo solo al comando”, non sono un problema?

«È difficile trovare un equilibrio. La regia complessiva deve essere sicuramente regionale, ma allo stesso tempo ai territori deve essere garantita dignità nella discussione politica valorizzandone le differenze. Questa deve essere una ricchezza. È uno sforzo da compiere e ci vuole disponibilità reciproca a comprendere i rispettivi ruoli».

Cosa può fare la differenza a favore del candidato presidente Eugenio Giani e della coalizione di centrosinistra?

«Giani ha dimostrato un impegno encomiabile su tutto il territorio toscano. Questo suo “presenzialismo”, che è anche oggetto di satira, non è solo forma: è sostanza. Da ex sindaca so bene che i bisogni dei territori si comprendono davvero soltanto andandoci e confrontandosi con i cittadini. In questo Giani ha saputo accorciare le distanze che spesso si avvertono tra il ruolo di presidente della Regione e le popolazioni. Certo non ci si deve accontentare: serve capacità di governo e fare scelte chiare».

A proposito di scelte chiare: il campo largo si misura anche su temi che hanno visto forze come M5s e Avs in disaccordo con le posizioni del Pd. Sarà un pezzo della grande sfida?

«Concordo con questa definizione. È un pezzo della grande sfida elettorale tenere insieme forze politiche come i partiti e movimenti che seguono la leadership del momento. Intendiamoci, anche nel centrodestra hanno problemi a gestire le loro differenze: guardate la Lega con Salvini, Zaia, Vannacci e Ceccardi. Ma c’è anche un aspetto positivo in questa sfida perché spinge a mettere al centro non accordi di potere, ma convergenze su una visione del mondo basata sull’interesse pubblico. Uno sforzo faticoso, ma necessario per creare un’alternativa a chi governa il Paese e che non ha rimodulato il reddito di cittadinanza e ha ridotto il fondo affitti, attribuendo all’immigrazione l’origine di tutti i mali ed evitando così di occuparsi dei problemi degli italiani».

Vuole infine mandare un messaggio al candidato del centrodestra Alessandro Tomasi, suo ex collega sindaco?

«Mi sembra che riceva già troppi messaggi dalla sua parte. Non mi permetto di aumentare la confusione con cui deve già fare i conti».
 

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