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Meduse nei mari italiani: guida fotografica per riconoscere quelle urticanti e innocue, distinguerle e rispettarle
Dal temuto polmone di mare alla delicata barchetta di San Pietro: una guida fotografica alle specie più comuni nei nostri mari, per imparare a distinguerle, capire quali sono urticanti e sapere perché non vanno mai toccate o uccise
Con l’estate e i bagni arriva anche il primo spauracchio dei bagnanti: le meduse. Questi affascinanti e importanti organismi sono spesso associati a irritazioni e fastidi e non è raro vedere gruppi di persone - spesso ma non soltanto ragazzini - che le rimuovono dal mare. Una pratica dannosa per l’ambiente, irrispettosa della vita (il mare è casa loro) e che va contro delle norme: danneggiarle o eliminarle intenzionalmente può configurare un reato ambientale.
Una conoscenza utile da avere nella propria cassetta di attrezzi mentali quando si è in spiaggia è proprio il saper distinguere tra i vari tipi di medusa. Nei mari italiani, specie durante l’estate, è facile imbattersi in meduse di forme e colori diversi. Alcune possono risultare urticanti per l’uomo, altre sono invece del tutto innocue, ma tutte svolgono un ruolo importante nell’equilibrio dell’ecosistema marino.
Le specie urticanti
Tra le specie urticanti, la più temuta è senza dubbio la Pelagia noctiluca, nota anche come medusa luminosa o medusina viola. Con i suoi lunghi tentacoli trasparenti, può provocare irritazioni dolorose simili a frustate e, in caso di contatto esteso, lasciare segni sulla pelle che durano giorni. È la specie più urticante del Mediterraneo e responsabile di numerosi episodi d’invasione lungo le coste italiane.
Meno diffusa ma altrettanto da trattare con cautela è la Carybdea marsupialis, la cosiddetta cubomedusa, appartenente alla classe dei Cubozoa. I suoi tentacoli sono piuttosto lunghi e sottili e la sua puntura è molto dolora, sebbene l’effetto sia in genere più lieve rispetto alla Pelagia.
Leggermente urticanti
Anche la Aurelia aurita, conosciuta come medusa quadrifoglio per i quattro cerchi visibili sull’ombrello trasparente, può provocare leggere irritazioni cutanee, soprattutto sulle pelli sensibili. Ma non lo è particolarmente e non è considerata un pericolo per i bagnanti.
Le meduse non urticanti
Accanto a queste specie, i nostri mari ospitano anche meduse che, pur appariscenti, sono innocue per l’uomo.
La Rhizostoma pulmo, o polmone di mare, è spesso la più grande del Mediterraneo e può superare i 50 centimetri di diametro. Nonostante l’imponenza, è considerata innocua, sebbene un contatto prolungato possa causare un lieve prurito.
Molto diffusa, soprattutto nelle acque più calde e tranquille, è la Cotylorhiza tuberculata, detta medusa “uovo fritto” per l’ombrello giallastro che ricorda un tuorlo. È praticamente innocua e spesso ammirata dai bagnanti per la sua particolarità estetica.
Infine, la Velella velella, conosciuta come barchetta di San Pietro, arriva in primavera ed estate in colonie galleggianti spinte dal vento. Si tratta di un organismo planctonico affascinante, che non causa problemi significativi all’uomo, se non un leggerissimo pizzicore in rari casi di contatto diretto.
Una funzione fondamentale per l’ambiente
A prescindere dalla pericolosità, tutte le meduse svolgono funzioni fondamentali: filtrano il plancton, sono cibo per tartarughe marine e pesci e contribuiscono al buon funzionamento della catena alimentare. Il nostro consiglio se doveste incontrare in acqua, nel loro ambiente, è di mettere da parte retini, maschere e altri aggeggi improvvisati per raccogliere. Limitatevi ad ammirarle a distanza, senza toccarle e senza arrecare loro alcun danno.
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