Il ginecologo Stefano Masoni digiuna per gaza: «I bambini non devono morire». E ricorda come ha iniziato nel 1984
Cecina, il medico e l’appello: «Spero che l’iniziativa si allarghi». Sul suo lavoro: «Ho imparato a seguire le gravide apprezzando un particolare fatto naturale legato alla felicità»
CECINA. I bambini vogliamo vederli nascere, non morire, stop al genocidio di Gaza: uno slogan semplice, che arriva dritto al cuore. Quattro cartelli che scorrono sulle mani del “dottore dei bimbi”, in un breve video su facebook scandito dalla voce di John Lennon e della sua Imagine, inno alla pace e all’amore universale. Lo sguardo cade sulle parole e sulla foto di un neonato adagiato su una mano come nei fiori di Anne Geddes. Il messaggio è efficace, rafforzato dal fatto che a lanciarlo è uno che i bambini li fa nascere ogni giorno, per lavoro. Un lavoro che non si fa senza amore. Stefano Masoni, ginecologo, è il primario del reparto di ostetricia dell’ospedale di Cecina, ospedale di provincia che ha fatto del reparto maternità il suo fiore all’occhiello.
Il dottor Masoni ha aderito al digiuno dei sanitari per Gaza, appello che sta coinvolgendo tanti medici e infermieri della Toscana.
Dottore, come sono nati quei cartelli?
«È stata un’idea spontanea, quando è arrivata la proposta di aderire alla staffetta del digiuno per Gaza, non ci ho pensato un momento. Era la scelta giusta, e andava fatta: non ci si può voltare dall’altra parte e restare indifferenti di fronte a questo orrore. Un massacro che mi fa venire il groppo alla gola ogni volta che ne parlo».
Chi fa nascere i bambini come lei come vede la guerra in cui i bambini sono le vittime più disgraziate?
«Come ginecologo vedo più il mondo dalla parte dei bimbi, anche se ogni morte è grave. Sono immagini che fanno veramente male: vedere queste vittime innocenti è una tragedia a cui non si può restare indifferenti».
Oggi (ieri, ndr) avete fatto la prima dimostrazione in ospedale.
«Sì. All’ora della mensa, fuori dall’orario di lavoro, abbiamo “stimbrato” il cartellino e invece di andare a pranzo abbiamo aderito alla staffetta del digiuno davanti all’ingresso dell’ospedale. Siamo diversi medici, ostetriche, infermieri ad aderire».
Un movimento spontaneo per la vita.
«Ci auguriamo che questa mobilitazione si allarghi sempre di più, per poter fare qualcosa di concreto. Vedendo e leggendo sui giornali quello che accade, sembra che ci siano i margini per cercare un’intesa, per fermare finalmente questo massacro».
Dottore, si ricorda ancora il primo bambino che ha fatto nascere?
«Ho fatto nascere migliaia di bambini nella mia carriera, il primo è stato nell’84, durante la specializzazione a Pisa. Ormai dopo tanti anni sono al secondo giro: ho fatto nascere bambini di donne che avevo fatto nascere. E ogni volta trovo che sia una vera magia veder nascere un bambino».
Se il parto è una magia, lei si sente un po’ mago?
«Sì, è vero, mi sento un po’ mago. Quando vedi nascere un bimbo ti rendi conto della potenza della natura, viene al mondo un esserino che prima non vedevi e ora c’è».
Perché ha scelto di fare questo lavoro?
«Sono passati tanti anni. Ero a lezione dal prof. Baisi e lui ci parlò dei tumori e della prevenzione nella malattia delle donne. Mi affascinò questa possibilità, infatti prima di fare il primario sono stato responsabile dello screening. Durante la specializzazione a Pisa ho seguito la De Punzio nei corsi di preparazione al parto e mi sono appassionato all’ostetricia, ho imparato a seguire le gravide apprezzando quest’aspetto della medicina, che non riguarda la malattia ma un fatto naturale: uno entra in ospedale felice e ne esce felice».
Lei è anche uno scrittore: questo acuisce la sua sensibilità?
«Non lo so, di sicuro ho un approccio empatico, curioso, ascolto volentieri le storie delle donne, che rielaboro per scriverne».
Ha scritto storie di parti?
«Nell’ultimo racconto, Le ragazze dell’Upim, ne ho scritto, e ho scritto di aborto. Un’altra realtà che ho conosciuto, con donne che avevano abortito clandestinamente, con gravi conseguenze sulla loro salute».
Scriverebbe dei bimbi di Gaza?
«È terribile, mi fa venire il groppo in gola. Fa riflettere quanto il male chiami altro male, quanto si possa travalicare i limiti dell’umanità. Ma vedo che anche molti ebrei chiedono di fermare il massacro: questa è la speranza».
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