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Grandine gigante in Toscana: nubi, tuoni e colori, come riconoscere la tempesta di ghiaccio in arrivo


	Chicchi di grandine gigante
Chicchi di grandine gigante

Il fenomeno si origina in nubi a sviluppo verticale (i noti cumulonembi), dove le gocce d’acqua vengono spinte fino a 8.000 metri d’altezza

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Chicchi di ghiaccio grandi come palline da tennis, capaci di danneggiare tetti, auto e coltivazioni, sono sempre più frequenti anche in Toscana. La grandine gigante non è più un evento raro e localizzato, ma un fenomeno atmosferico in crescita, reso possibile dall’aumento dell’energia contenuta nei temporali che si sviluppano alle nostre latitudini. Un tempo limitata ai periodi di transizione tra stagioni – in particolare primavera e autunno – oggi la grandine colpisce anche in piena estate, alimentata da cumulonembi imponenti e moti ascensionali estremi all’interno delle nubi temporalesche. Le province toscane, specie quelle settentrionali e interne, non sono immuni: gli ultimi anni hanno già mostrato i primi segnali di un cambiamento climatico sempre più evidente.

I segnali da osservare: dal colore del cielo al rumore dei tuoni

Capire quando sta per arrivare la grandine gigante può fare la differenza. Ci sono alcuni segnali che, se letti con attenzione, possono aiutare a prevederne l’arrivo nei minuti precedenti. Un indizio visivo importante è la colorazione delle nubi: se durante un temporale il cielo assume sfumature verde-azzurre, specialmente all’alba o al tramonto, è un chiaro segnale della presenza di ghiaccio nei cumulonembi. La grandine, dunque, è molto probabile. Un altro segnale è dato dal suono dei tuoni. Se il rumore risulta ovattato e continuo, potrebbe esserci presenza di grandine in quota. Viceversa, un tuono secco e definito indica la sua assenza. Anche il colore dei chicchi stessi dice molto: se sono opachi e bianchi, significa che hanno subito diversi cicli di congelamento e risalita, indice che potrebbe arrivare grandine più grande. Se invece sono trasparenti, è più probabile che si tratti di un solo congelamento e caduta rapida, senza ulteriori ingrandimenti.

Come si forma e perché sta diventando più frequente

Il fenomeno si origina in nubi a sviluppo verticale (i noti cumulonembi), dove le gocce d’acqua vengono spinte fino a 8.000 metri d’altezza. Qui le temperature toccano anche i -20 gradi, congelando rapidamente l’acqua. Se i venti all’interno del temporale sono particolarmente forti (oltre 100 km/h), i chicchi vengono spinti più volte in alto e in basso, accumulando strati di ghiaccio. Più a lungo restano nella nube, più grandi diventano. In caso di grandine superiore ai 3 centimetri, dividendo un chicco si possono osservare gli strati concentrici che ne testimoniano la formazione a più riprese. A quel punto, il rischio per persone, animali e beni materiali diventa elevato: chicchi così grandi possono cadere a velocità superiori ai 100 km/h, con impatti violenti.

Toscana sotto osservazione

Negli ultimi anni la Toscana ha già vissuto episodi di grandinate anomale, in particolare nelle aree del Valdarno, della Lucchesia, della Garfagnana e in alcune zone del Pisano e del Livornese. Danni a veicoli, serre e tetti non sono più eccezioni. Anche le campagne ne risentono, con distruzioni improvvise di raccolti e ripercussioni sulle aziende agricole. Per questo motivo diventa sempre più importante sapere come riconoscere i segnali premonitori e proteggersi tempestivamente. Chi può, dovrebbe mettere al sicuro auto e oggetti esposti all’aperto all’avvicinarsi di un temporale sospetto. E quando si è in strada, meglio cercare riparo e non sottovalutare i rischi per la propria incolumità.

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