Il Tirreno

Toscana

L'omicidio

Ucciso a 17 anni a Campi Bisenzio, gli amici di Maati: «Sappiamo chi è stato»

di Paolo Nencioni e Giacomo Bertelli

	Maati Moubakir ucciso a 17 anni e i rilievi dei carabinieri sul luogo dell'omicidio
Maati Moubakir ucciso a 17 anni e i rilievi dei carabinieri sul luogo dell'omicidio

Indizi dalle chat sul telefono del ragazzo. Drammatico appello della madre: «Chi sa si faccia avanti e racconti la verità»

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CAMPI BISENZIO. Gli amici di Maati Moubakir, il diciassettenne di Certaldo ucciso con cinque coltellate nella notte tra sabato e domenica a Campi Bisenzio, sono convinti di aver già trovato il colpevole. Si tratterebbe di un giovane tunisino con qualche precedente penale e conosciuto nell’ambiente per la sua indole violenta. È questa, in assenza di notizie ufficiali sull’indagine in corso, la suggestione che trapela il giorno dopo il brutale omicidio di Maati, il cui corpo senza vita è stato trovato sul marciapiede di via de’ Tintori, accanto alla fermata del bus. La ricostruzione circola sulle chat di chi conosceva il ragazzo, gli amici che fin da subito sono stati sentiti dai carabinieri del Nucleo investigativo e della Compagnia di Signa insieme ai frequentatori di un locale, dove Maati Moubakir ha passato la sua ultima serata. Ammesso e non concesso che la pista del tunisino sia quella giusta, si tratterebbe di uno dei colpevoli, perché fin da subito si è parlato di un gruppetto di aggressori che si è accanito sul diciassettenne.

Un’altra ipotesi che circola nelle chat degli amici è che Maati Moubakir sia intervenuto, mentre era ancora all’interno di un locale, in difesa di un altro giovane che era stato infastidito o forse anche picchiato dai componenti di un altro gruppo col quale nelle settimane passate aveva avuto uno screzio. E che una volta uscito abbia incrociato i rivali.

Il direttore del locale ha assicurato che non è successo nulla di particolare fino alla chiusura, e le immagini delle telecamere, acquisite dai carabinieri, potranno confermarlo.

Di fatto il sostituto procuratore Antonio Natale, che ieri mattina doveva dare l’incarico per l’autopsia, non l’ha fatto. Forse perché era impegnato in un passaggio più urgente dell’indagine. Forse per consentire a un eventuale fermato (che ufficialmente non c’è) di nominare un consulente di parte.

Ma quella di ieri, oltre alla richiesta di riservatezza arrivata dai familiari di Maati e alla richiesta di giustizia da parte della madre Silvia Baragatti («Chi sa parli»), è stata anche la giornata delle polemiche. Maati Moubakir, ha detto l’avvocato certaldese Filippo Ciampolini, legale della famiglia «era una ragazzo che aveva delle criticità, in parte per motivi di salute, in parte per questioni di dipendenza, e perciò già a giugno il Tribunale dei minori di Firenze aveva indicato alle autorità socio-sanitarie competenti, fra cui la Società della Salute dell'area Empolese, di farlo inserire in una idonea struttura terapeutica. Ma questa cosa non è successa, non è stata fatta. Ci chiediamo quanti altri ragazzi si trovano nelle medesime condizioni di Maati, lasciati soli come lui».

Insomma, dice il legale, se il sistema avesse funzionato come doveva, quella sera Maati non sarebbe stato a Campi Bisenzio, ma al sicuro in una struttura. «Dicono che non era collaborativo? – si chiede l’avvocato – Può succedere coi ragazzi di questa età, ma a maggior ragione andava trovata una struttura contenitiva e questo non è stato fatto».

«Maati avrebbe dovuto essere seguito da una struttura già da sei mesi – insiste Ciampolini – e i servizi sociali l'avrebbero dovuta individuare, invece ci risulta un rimpallo fra burocrazie sociosanitarie, ci sono stati solo alcuni incontri con i genitori ma senza l'esito indicato dal Tribunale. La sua vicenda deve indurre chi di dovere a una riflessione: ci sono altri nelle sue condizioni? Questo omicidio è un campanello di allarme. Speriamo solo che altri non si debbano trovare nelle condizioni miserevoli in cui questo scaricabarile ha lasciato una famiglia».

Maati viveva a Certaldo con la madre, la nonna e una sorella più piccola. I genitori sono separati da qualche anno ma i rapporti tra loro non sono conflittuali. Il padre lavora come artigiano edile, la madre è dipendente in un'azienda a San Gimignano.

«Maati non ha avuto denunce né condanne – chiarisce l’avvocato – ma solo questioni personali per uso di stupefacenti come capita a molti giovani, e non parlo di eroina».

In attesa di sviluppi ufficiali nell’indagine, va registrato l’appello della madre. «Noi crediamo che qualcuno sappia – ha detto Silvia Baragatti a Repubblica – Non è possibile che in un centro abitato come Campi Bisenzio nessuno abbia visto nulla. La nostra famiglia lancia un appello a parlare. Chiunque sappia si faccia avanti. Chiunque stia nascondendo in casa un figlio che è il responsabile, vada ora dai carabinieri. Ci sono le telecamere, le indagini riveleranno tutto. Adesso non serve paura, abbiamo bisogno solo di tanta giustizia».
 

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