Toscana, contro il sovraffollamento da turismo perché sì al numero chiuso ma no al ticket
Il prof Guiggiani: «Il modello Venezia è servito soltanto a fare cassa»
«Sono favorevole al numero chiuso per rendere sostenibile qualsiasi destinazione turistica, ma sono contrario a ogni forma di ticket a pagamento». Così Roberto Guiggiani, docente di Evoluzione dei mercati turistici alla Fondazione Campus di Lucca. «Lo dimostra il caso Venezia: in quel caso il ticket è stato inserito per fare i soldi e non per ridurre l’afflusso», precisa.
Professore, in che modo si potrebbe inserire il numero chiuso anche in Toscana?
«Attraverso forme telematiche di prenotazione, anche tramite applicazioni. Quando però vedo l’inserimento di un ticket penso che le amministrazioni vogliano fare cassa che è cosa legittima politicamente ma non utile dal punto di vista di risultato per ridurre l’afflusso».
Si spieghi meglio.
«A Venezia, ad esempio, con l’inserimento del ticket sono stati incassati 2,2 milioni di euro ma non è stato ridotto di una sola persona l’afflusso quotidiano in città. Il fatto è che in ogni caso i turisti continueranno ad aumentare del 3-5%, per una tendenza inevitabile».
Significa che tutti dovranno fare i conti con l’overtourism?
«Esatto. Anche chi oggi non ha problemi di sovraffollamento turistico bisognerebbe che iniziasse fin da adesso a pensarci perché, se non ora, fra qualche anno il fenomeno arriverà».
Ma oggi la Toscana è particolarmente soggetta a overtourism?
«Qui si ingigantisce il fenomeno: nella realtà della Toscana non si tratta di overtourism».
E di cosa si tratta allora?
«Di sovraffollamento di singoli luoghi in determinati periodi dell’anno. Questo aspetto è fondamentale per dare la giusta importanza al fenomeno. Il sovraffollamento non è a Firenze in senso lato, ma in cinque-sei punti della città. Si dovrebbe affrontare il problema in quest’ottica».
In che modo?
«Prendendo in considerazione i luoghi dove sono concentrate tante persone in periodi limitati dell’anno».
Come si può affrontare?
«Non è un fenomeno che si affronta a costo zero, bisogna decidere di spenderci dei soldi. Costa andare a realizzare attrattori di turismo anche in altre aree della città, costa ampliare il numero dei luoghi in cui le persone vanno. Bisogna poi spendere dei soldi per comunicare luoghi che già ci sono, ma non sono conosciuti e dunque non attirano pubblico e che invece potrebbero ampliare le superfici su cui distribuire in quei particolari giorni quel numero di persone. Bisogna infine spendere soldi per organizzare servizi di accoglienza e di gestione della mobilità su bus, treno e auto che possano ridurre a pochi punti di approdo e di attracco alla destinazione. Non quindi è a costo zero che si possono risolvere i problemi».
Servono più divieti?
«È inutile mettere divieti se poi non si fanno i controlli. Questo è un aspetto importantissimo. Soprattutto via mare dove le persone possono arrivare in barca non è facile riuscire a fare i controlli: è già difficile nelle città, figuriamoci nelle isole».
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