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Quel brano dedicato all’isola d’Elba che Giorgio Faletti non ebbe tempo di cantare – Video

di Luca Centini

	Giorgio Faletti all’isola d’Elba
Giorgio Faletti all’isola d’Elba

Il ricordo a dieci anni dalla morte. L’amico Carlo Ridi dette voce alle parole

05 luglio 2024
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CAPOLIVERI. Un giro di chitarra, la musica che sale lentamente come un’alba. Poi le parole che raccontano di un pezzetto di mare, di una barca, un cespuglio di lentisco. La polvere della strada lungo la Costa dei Gabbiani. Parlano di "un’isola che c’è". "Da casa mia si vede il mare" non è solo una canzone, ma è un atto di amore che Giorgio Faletti ha lasciato in dono all’isola d’Elba di cui si era perdutamente innamorato. Per oltre vent’anni Capoliveri è stato il suo rifugio. La casa lungo la strada che conduce alla Madonna delle Grazie, il luogo dove trovava pace e poteva contare su amicizie dure come la magnetite e profonde come il mare.

Ieri, 4 luglio, è scoccato il decimo anniversario della morte di Faletti. L’Italia celebra giustamente il grande artista e lo scrittore che ha lasciato un segno indelebile. Capoliveri ricorda un amico intimo che non c’è più. E si commuove riascoltando una canzone, l’unica dedicata all’Elba, che l’artista scrisse ma non riuscì mai a cantare in pubblico, per colpa del destino. Furono gli amici di "Oltre le Nuvole", band elbana che lavorò a stretto contatto con Faletti, a svelare per la prima volta questa gemma elbana nel maggio del 2014. Veniva inaugurato il teatro Flamingo di Capoliveri dopo la ristrutturazione. Avrebbe dovuto cantare Faletti. Ma il destino si mise di traverso. Si trovava a Los Angeles. Era in clinica per curarsi. «La vita a volte mette più ingegno nell’infilare i bastoni tra le ruote che non nell’aiutare gli esseri umani a realizzare i propri sogni», scrisse in una lettera che fu letta davanti al pubblico elbano. Sul palco salirono allora Carlo Ridi, Alessandra Puccini, Alessandra Emprin Gilardini e Jacopo Baroni. I musicisti di Oltre le Nuvole. Per loro il 4 luglio, ormai da dieci anni, non è un giorno qualsiasi.

«Non sono social, non ho neanche lo smartphone - racconta Carlo Ridi, chitarrista e grande amico di Giorgio Faletti - ma i messaggi me li legge mia moglie, ho il magone da stamani. Sono passati dieci anni». Fu lui a dare voce alle parole scritte da Faletti sul palco del Flamingo. Quella canzone cattura l’anima dello Scoglio, come gli elbani chiamano affettuosamente l’isola. È amore puro, incondizionato.

«Giorgio era davvero un amico dell’Elba, l’amava profondamente - racconta Ridi - eppure in vent’anni non era mai riuscito a scrivere una canzone dedicata all’isola. Poi, una mattina, mi telefonò e mi disse: "Finalmente ce l’ho fatta, senti se ti piace". Era l’ottobre del 2013». Quel giorno soffiava un vento leggero di tramontana, il cielo era nitido. Dal terrazzo di casa Faletti si vedevano il golfo Stella, Montecristo, la Corsica. Una visone chiara, come un’illuminazione. «Ci mise due ore a scrivere musica e testo - racconta Carlo Ridi - fu un moto d’impeto. Me la suonò con la sua tastiera. Rimasi senza parole. Gli dissi che quel panorama lo avevo di fronte anch’io, ma non lo avevo mai scoperto in quel modo. Rispose: "perché tu guardi, ma non vedi". Aveva ragione». Faletti condivise la sua creazione con gli amici di "Oltre le Nuvole". «Eravamo amici, spesso veniva a seguirci quando facevamo le serate - racconta Ridi con nostalgia - iniziammo a lavorare subito alla musica, Giorgio coinvolse il grande Lucio Fabbri che si occupò degli arrangiamenti».

Purtroppo, però, non c’era più tempo. Nel maggio del 2014 la prima assoluta al Flamingo senza Giorgio. Poi la malattia. Fino al 4 luglio. A settembre "Da casa mia si vede il mare" fu incisa quando Faletti non c’era più. «Andammo a registrare a Milano grazie alla moglie di Giorgio, Roberta Bellesini, e a Lucio Fabbri che suonò con noi - ricorda Ridi - fummo accolti come dei veri artisti. Per noi tutto questo fu un dono. Quelli della mia generazione sono cresciuti con l’isola che non c’è di Bennato, una favola. Ora cantiamo l’isola che c’è, la nostra Elba, una favola che esiste davvero». Così per Ridi e gli altri "Oltre le nuvole", non è più solo il nome della band, ma è il luogo in cui resta vivo il prezioso ricordo di Faletti. «Con Giorgio ho scoperto un artista - conclude Ridi - ma ho perso un amico».

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