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Schianto al casello di Rosignano, la barriera che si è presa cinque vite in cinque anni: «È pericolosa»

di Stefano Taglione

	Una delle auto coinvolte nello schianto di domenica 2 giugno (foto Falorni / Silvi)
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Una delle auto coinvolte nello schianto di domenica 2 giugno (foto Falorni / Silvi)

A marzo 2019 vi morì l’ufficiale Dalle Luche, a novembre il poliziotto Feleppa. Parla la vedova dell’agente: «Un ingresso troppo pericolosa». Quella perizia mai fatta

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ROSIGNANO. Cinque vite spezzate in cinque anni. Due nel 2019, nel giro di pochi mesi. Tre ieri, domenica 2 giugno. Dinamiche simili: le auto che impattano contro le barriere all’ingresso o all’uscita dello stesso casello, quello di Rosignano, o – come accaduto ieri – contro le macchine in fila per raggiungere la Variante Aurelia.

Il 2 marzo del 2019 a perdere la vita fu il tenente di vascello Pier Francesco Dalle Luche, 35 anni, padre di una bambina piccola e nominato da poco comandante della guardia costiera di Porto Santo Stefano, in provincia di Grosseto. Stava tornando, al volante di un a Jeep Compass, in Versilia, la sua terra d’origine, per trascorrere il fine settimana in famiglia. Purtroppo, poco prima delle 17 di quel maledetto sabato, morì. La causa, almeno secondo l’ipotesi più accreditata, sarebbe stata il malore improvviso.

(Mappa: com’è fatta la barriera di Rosignano)

Pochi mesi più tardi, era la notte fra giovedì 14 e venerdì 15 novembre, a perdere la vita, a 57 anni, fu il sovrintendente della polizia stradale di Livorno Fernando Feleppa, originario di Benevento, ma da oltre venti anni residente in Toscana. L’agente, al quale mancavano tre anni per andare in pensione, era stato distaccato dalla questura per diventare l’autista dell’allora prefetto labronico e proprio da Roma, dopo aver accompagnato quest’ultimo il giorno stesso per un impegno istituzionale, stava tornando. Fatale l’impatto contro la cuspide di una rampa d’accesso del casello, contro la quale si scontrò dopo aver perso il controllo dell’auto di servizio subito dopo la lunga curva, quasi un rettilineo, che precede l’ingresso dell’A12. Un colpo di sonno dopo le tante ore alla guida, un malore improvviso? Queste le ipotesi della tragedia, anche se non fu disposta l’autopsia.

Feleppa, un poliziotto molto serio e scrupoloso, aveva fatto quel percorso tantissime volte ed era molto esperto, tanto da essere stato scelto per un compito molto delicato, quello di accompagnare ovunque il prefetto. Da escludere, quindi, una sua imprudenza alla guida, anche perché la velocità tenuta era perfettamente compatibile con la strada che stava percorrendo. «Evidentemente la barriera di Rosignano ha qualcosa che non va – spiega la vedova del poliziotto, Ofelia Mumoli – perché già nel 2019, oltre a mio marito, un’altra persona ha perso la vita proprio in quel punto. Esistono strade pericolose, è vero, ma lì sono successi veramente troppi incidenti, per altro nello stesso modo. Noi, proprio su questo aspetto, avevamo anche chiesto una perizia».

L’ingresso della barriera di Rosignano è certamente diverso rispetto a molti altri caselli: qui nasce il tratto toscano dell’autostrada Roma- Genova e ci si arriva, di fatto, da un rettilineo. «C’è una curva, molto lunga, che dà appunto la sensazione di essere quasi su un rettilineo», conclude Mumoli. Non c’è una rampa d’accesso tortuosa, dalla Variante Aurelia (da sud) ci entri direttamente, con la carreggiata che si allarga, dato che i caselli, fra entrate e uscite, sono più di dieci. 


 

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