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Sportello legale, mai rimborsata la tassa d’iscrizione al concorso che non è stato bandito

di Giulia Orsatti (*avvocata)
Sportello legale, mai rimborsata la tassa d’iscrizione al concorso che non è stato bandito

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11 marzo 2024
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Mi chiamo Filippo e sono un docente della scuola secondaria di secondo grado. A ottobre 2022 io e altri colleghi abbiamo pagato 10 euro di tasse per partecipare a un concorso che doveva essere bandito entro dicembre 2022. Ad oggi non è ancora stato bandito e tutte le Pec inviate al ministro Bianchi prima e a Valditara poi nelle quali chiedo un rimborso non hanno sortito effetto. Vorrei sapere come fare per recuperare questi 10 euro, che non saranno molti, ma sono stati pagati per un concorso che non si è mai svolto.

La risposta a questo interessante quesito è probabilmente già anticipata nella stessa domanda ma, per essere chiari, è necessario fare qualche piccolo passo indietro. Attraverso i concorsi le pubbliche amministrazioni selezionano il personale necessario per lo svolgimento delle proprie funzioni. Dopo la pubblicazione del bando, e magari dopo la richiesta di partecipazione di migliaia di cittadini, la pubblica amministrazione conserva comunque il potere di revocare il processo selettivo iniziato. Decisione che fa parte degli ampi poteri discrezionali di cui godono le amministrazioni e che viene adottata in virtù di fondati motivi di interesse pubblico o per l’intervento di nuove situazioni, di fatto o di diritto, che sconsigliano la prosecuzione dell’iter avviato. Considerato che il processo selettivo può avere dei costi molto alti, i bandi di concorso prevedono molto spesso il pagamento di contributi per la partecipazione ad esso. È una richiesta legittima da parte della pubblica amministrazione perché legata allo svolgimento di un servizio. Il contributo in parola, tuttavia, proprio perché connesso allo svolgimento di un servizio pubblico, è quindi definibile come tassa. E se è una tassa, allora, la mancata erogazione del servizio determina il diritto ad ottenere la restituzione di quanto versato. Questa almeno è la teoria. La pratica del caso concreto, tuttavia, frappone altri ostacoli per il conseguimento effettivo del rimborso di quanto pagato. In questo caso, l’impedimento maggiore può essere rappresentato dalla condotta della pubblica amministrazione che, nonostante le legittime richieste da parte del singolo, resta inerte. A questo punto, il cittadino che volesse ottenere la somma pagata sarebbe costretto a rivolgersi a un giudice per ottenere la condanna della pubblica amministrazione alla restituzione del dovuto. È facilmente intuibile, anche per chi non è addetto ai lavori, che il rimedio giudiziale spesso può chiedere un impegno economico e di energie sproporzionato rispetto al risultato auspicato. In altre parole, il gioco potrebbe non valere la candela.

Probabilmente, casi come questo, possono risolversi positivamente attraverso l’intervento delle associazioni di consumatori che, facendosi carico delle istanze di migliaia di cittadini, riescono ad avere una forza maggiore del singolo individuo e possono anche verificare l’esistenza delle condizioni necessarie per proporre, dove possibile, una class action pubblica ai sensi del decreto legislativo n. 198/2009.

Servizio sportello legale: Il Tirreno si avvale della competente e qualificata collaborazione dello studio legale Depresbìteris-Scura. I professionisti di questo studio rispondono settimanalmente ai quesiti che arriveranno a sportellolegale@iltirreno.it.

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