Il Tirreno

Toscana

8 marzo: l’intervista

Festa della donna, la psicologa Giovanna Franchi e il supporto alle pazienti col tumore al seno: «Così si allevia la sofferenza»

di Barbara Antoni

	Giovanna Franchi
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Giovanna Franchi

Responsabile del CeRiOn, centro di riabilitazione psico- oncologica della Lilt a Firenze, nel 2023 ha seguito 470 persone e fatto oltre 1.600 colloqui: «Ecco come le aiutiamo»

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Poche parole, caratteri neri su foglio bianco. Una diagnosi: cancro al seno. Una freccia che spacca il cuore, un dolore che fa sbiadire il futuro. «La vita di una donna non è più la stessa dopo una diagnosi di cancro al seno, si crea una ferita profonda», spiega Giovanna Franchi, psicologa e psicoterapeuta, responsabile del servizio di psico-oncologia della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Lilt) onlus di Firenze, svolto tramite il CeRiOn, centro di riabilitazione oncologica con sede a Villa delle Rose a Firenze: nel 2023 ha supportato, alleviandone la sofferenza, 470 persone, e fatto oltre 1.600 colloqui; i suoi gruppi hanno registrato circa 300 presenze. Il centro è sostenuto da Corri la vita, onlus fiorentina che aiuta le donne colpite da tumore al seno e finanzia progetti di prevenzione, diagnosi precoce e cura della malattia: è nata nel 2003 per iniziativa di Bona Frescobaldi; organizza ogni anno l’evento “Corri la vita”, appuntamento sportivo non competitivo che in 21 edizioni ha raccolto oltre 8 milioni e riunito oltre 480.000 partecipanti.

Dottoressa Franchi, in cosa consiste la riabilitazione psico-oncologica?

«La definizione che ci piace più è di un percorso di riabilitazione che parte dalla diagnosi e prosegue per il resto della vita. Il lavoro della psico-oncologia è fare sì che una crisi così violenta come quella derivata dallo choc della diagnosi di tumore, possa essere elaborata in un percorso di consapevolezza, in modo da riprendere la propria vita in mano. La crisi, così, viene integrata nella propria vita».

Come si svolge il primo incontro, quali stati d’animo incontra nelle donne che si rivolgono al centro?

«Le donne col tumore al seno hanno un approccio diverso oggi rispetto al passato. Si rivolgono a tutti i servizi del percorso oncologico con coraggio, hanno abbandonato la vergogna di dichiararsi malate, è decaduto lo stigma della malattia. Il nostro centro è nato nel 2005. Nelle donne che si rivolgevano a noi allora si percepiva una fragilità già la prima volta che si presentavano. Adesso la maggior parte delle nostre pazienti arriva tramite il passaparola, grazie alla sorellanza tra donne. Chi ci conosce, anche per la propria esperienza di malattia, apre la strada ad altre donne che hanno bisogno del nostro aiuto».

Con quali aspettative si presenta una donna che combatte con un cancro al seno? Vuole guarire al più presto?

«Quello che cerchiamo di trasmettere è che la prospettiva non è guarire. Come psico-oncologi aiutiamo a sfruttare questa occasione così drammatica in modo positivo. Alcune arrivano a “ringraziare il tumore” per avere dato loro una diversa consapevolezza della vita».

Perché, dottoressa Franchi, ha scelto di impegnarsi proprio in questo settore così delicato e difficile?

«Lavoro per la Lilt da oltre trent’anni. Ho deciso di impegnarmi in questo settore anche per esperienze personali. Ho avuto amici carissimi che sono morti di tumore e mi hanno fatto capire la profondità del cammino che stavano attraversando. Il mio è un lavoro meraviglioso, che mi arricchisce tanto, perché aiuta a dare la giusta proporzione alle esperienze della vita. Da quando è nato, il nostro centro è stato un modello. Esperienze di psico-oncologia esistevano anche negli anni Novanta, ma erano percorsi avviati in modo molto saltuario».

Il centro è sempre presente a fianco della onlus Corri la vita, oggi guidata da Eleonora Frescobaldi, anche per il grande evento annuale che organizza.

«Per noi che lavoriamo al CeRiOn, è emozionantissimo trovarci sul palco davanti ai partecipanti della corsa non competitiva. All’ultima edizione hanno partecipato circa 35.000 persone, abbiamo visto davanti a noi tanti volti di nostri pazienti e loro familiari: spesso aiutiamo anche i congiunti della persona che si ammala».

Ci sono ancora donne che vivono il dolore del cancro con paura, chiudendosi. Un suo appello a farle venire allo scoperto, a chiedere aiuto.

«Mi viene in mente una frase dal Macbeth: “il dolore senza parole agita il cuore oppresso e lo spinge a spezzarsi”. Invece, c’è bisogno di uscire allo scoperto, di narrare quello che sta succedendo. Il tumore ha tante possibilità di cura, di essere affrontato. Vale sempre la pena di accostarsi a questa possibilità».


 

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