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Farmaci introvabili, catena di solidarietà per l’ex ostetrica di Livorno: «Il medicinale salvavita glielo doniamo noi»

di Martina Trivigno

	A sx Paolo Francesconi e Maria Zaniboni, a destra un donatore che ha consegnato una confezione di Creon
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A sx Paolo Francesconi e Maria Zaniboni, a destra un donatore che ha consegnato una confezione di Creon

Dopo l’appello di Maria Zaniboni, la Toscana si mobilita per aiutare l’anziana operata al pancreas

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LIVORNO. «Quel grido di aiuto non poteva restare inascoltato». Paolo Francesconi, 75 anni, fino a ieri mattina non conosceva Maria Zaniboni, 88 anni, di Livorno. Eppure l’appello dell’ex ostetrica, affidato al Tirreno nei giorni scorsi, lo ha spinto a salire in macchina e a percorrere quei circa 40 chilometri che separano Cecina, dove vive, da Livorno. Con un unico obiettivo: donarle tre confezioni di Creon, farmaco salvavita contro l’insufficienza pancreatica.

Lui, ricoverato per la prima volta ad aprile 2020 e, da quel momento, entrato per sette volte in una sala chirurgica, sa bene quanto il farmaco, prodotto da Abbott e distribuito in Italia da Viatris, sia importante per chi non ha più gran parte del pancreas. Così si è messo in contatto con la redazione del nostro giornale, dando la sua disponibilità ad aiutare Maria Zaniboni. Non è stato l’unico, però, perché da ogni parte della Toscana – da Grosseto a Lucca – cittadini e farmacie si sono fatti avanti per aiutarla, tutti riuniti in una grande rete di solidarietà. Anche perché da quando è stata operata, nel 2018, la sua vita è appesa a 28 pasticche di Creon al giorno, ma di recente il farmaco ha iniziato a scarseggiare. «Ogni confezione contiene 100 pasticche – racconta l’ex ostetrica – In pratica, riesco ad andare avanti per tre giorni e non posso proprio farne a meno. Quando mi sono accorta che il farmaco non si trovava, ho provato a diminuirne la quantità ma non è andata bene: in una settimana ho perso due chili, da 41 sono passata a 39. Il problema è che non digerisco niente e non assorbo nulla. Sto male, continuo a dimagrire e ho diarrea».

Venerdì pomeriggio, un lettore del Tirreno che chiede di restare anonimo ha lasciato in redazione una confezione di Creon; altre tre, invece, le ha consegnate ieri Francesconi direttamente a Maria. E lì, seduti tra le scrivanie dell’ufficio centrale, condividono problemi e soluzioni, mentre scoprono che a legarli sono i bambini. «Come ostetrica, Maria li faceva nascere – racconta Francesconi – Io, invece, sono arrivato a seguire 130 adozioni a distanza in contemporanea di bambini indiani. Il mio impegno iniziò con un sacerdote missionario rogazionista da tanti anni nello stato del Kerala (stato meridionale dell’India, ndr) che mi portò con sé a visitare le case, le capanne e anche le tende dove vivevano le famiglie dei bambini aiutati con la formula dell’adozione a distanza da parte di tanti italiani. Fui conquistato dal progetto e il sacerdote mi propose di diventare il referente per la Toscana: accettai immediatamente. Da quel momento, ho fatto 13 viaggi nel Kerala per verificare che gli aiuti arrivassero a destinazione e per fare visita alle famiglie. Purtroppo adesso non posso più andare a trovarli per via della mia pancreatite, ma ancora oggi continuo a ricevere video chiamate dal responsabile attuale nel Kerala del progetto, a cui mia moglie ed io restiamo legati». Per Francesconi essere solidali con gli altri dovrebbe essere la base della nostra società per questo non si è tirato indietro quando l’ha raggiunto l’appello di Maria Zaniboni. «Non mi aspettavo così tanta generosità – conclude la donna – Mi ha colpito l’attenzione e l’affetto, non scontati, di tante persone. Il gesto di Paolo? È bellissimo. Anche lui ha bisogno di Creon, anche se in quantità minore rispetto a me, e si è privato di tre confezioni per cedermele. La Toscana è piena di tante persone generose. Non lo dimenticherò».

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