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L'analisi

In Toscana morte 1.600 persone in un anno per l'aria inquinata: ecco le città più pericolose e tutti i dati zona per zona

di Barbara Antoni
In Toscana morte 1.600 persone in un anno per l'aria inquinata: ecco le città più pericolose e tutti i dati zona per zona

Fabrizio Bianchi, ricercatore del Cnr, ha analizzato i rilievi delle centraline Arpat secondo i parametri dell’Organizzazione mondiale della sanità

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In un anno, milleseicento persone in Toscana muoiono precocemente per l’aria inquinata dall’eccesso di concentrazione di particolato fine (Pm 2,5), le polveri più sottili in grado di arrivare a qualsiasi organo del corpo umano prodotte dal traffico, dai fumi industriali e dagli abbruciamenti di biomasse. Un risultato choc quello che emerge dallo studio e dai calcoli eseguiti da Fabrizio Bianchi, epidemiologo senior associato dell’istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, il quale, per estrarre i dati, ha utilizzato le rilevazioni provenienti dal monitoraggio delle centraline Arpat che misurano la qualità dell’aria sui territori toscani, ma le ha elaborate secondo i parametri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dell’Unione Europea. Le morti precoci sono oltre duecento a Firenze, oltre 130 a Prato, con numeri significativi anche a Massa, Pisa, Prato, Arezzo. «È bene fare un distinguo – premette il ricercatore – tra limiti contemplati dalla legge vigente (decreto legislativo 155/2010, secondo cui la soglia massima consentita di Pm10 è di 50 microgrammi per metro cubo di aria; le Pm2,5, di 25 microgrammi, ndr) e quelli molto più bassi raccomandati dall’Oms per proteggere la salute (5 microgrammi per le Pm 2,5, ndr). Se usati per confronto, con i valori di riferimento fissati nel 2010 la situazione appare sotto controllo ma quei limiti erano molto elevati: oggi, su base scientifica, sono considerati non protettivi per la salute. Nelle valutazioni epidemiologiche oggi si usano i limiti Oms e Ue».
Milano e la Toscana
L’emergenza ambientale causata dall’aria inquinata è un tema scottante, soprattutto dopo lo «scalpore suscitato dalla graduatoria diramata dalla società svizzera IQAir – conferma Bianchi – che collocava Milano tra le città più inquinate al mondo. Il dato non è sbagliato, ma è sbagliato l'uso strumentale che se ne è fatto: le graduatorie andrebbero fatte usando dati medi annuali di inquinamento e non dati giornalieri. Resta il fatto che Milano e pianura padana e altre aree metropolitane e industriali sono inquinate, con ciò che ne consegue per la salute umana. Anche molte città e aree toscane non sono indenni, sebbene i livelli siano molto più bassi di quelli padani».
Si può cadere in errore
Il ricercatore parte dall’analisi dei dati di Pisa. «Anche nel 2023 l’inquinamento dell’aria qui ha superato i limiti protettivi per la salute suggeriti da Ue e Oms – spiega –. Nonostante Pisa non sia tra le città più inquinate, le concentrazioni di particolato e biossidi di azoto rilevate dalle stazioni di via del Borghetto e dei Passi hanno fatto registrare numerosi eccessi rispetto ai valori limite stabiliti dalla nuova direttiva Ue (i cui parametri dovranno essere raggiunti entro il 2030 o il 2035, ndr) e nei confronti dei valori ancor più cautelativi proposti dall’Oms. Le concentrazioni sono elevate – considera Bianchi –, specie se si considerano in relazione agli effetti avversi sulla salute. A Pisa e in città toscane limitrofe l’inquinamento dell’aria è più basso ma ciò non deve tranquillizzare, anche qui i valori non sono protettivi per la salute».
Nel 2024
Senza raggiungere i valori padani, all’inizio del 2024 «anche da noi l’inquinamento è medio-alto – rileva Bianchi –: nella Toscana nord-ovest si registrano alte concentrazioni di polveri Pm2,5 a Lucca-Capannori, a Pisa-Borghetto e a seguire Marina di Massa e Pisa-Passi. A Pisa la media del Pm2,5 è risultata circa il quadruplo di quanto suggerito su base annua dall’Oms e in un terzo dei giorni la media nelle 24 ore ha superato i 25 microgrammi/metro cubo, al di fuori di quanto previsto dalla nuova direttiva comunitaria in via di definizione. Lo stesso – prosegue – per il biossido di azoto (NO2) che nei primi 49 giorni dell’anno ha fatto segnare valori medi superiori a 50 microgrammi/metro cubo a Livorno-Carducci, Pisa-Borghetto, Lucca-Micheletto e Viareggio, con picchi giornalieri non trascurabili ai fini delle esposizioni acute dei cittadini». Secondo l’analisi compiuta dal ricercatore, «la concentrazione media annuale di Pm2,5 è risultata maggiore del 30% a Pisa nella centralina del Borghetto e del 20% in quella dei Passi rispetto ai 10 microgrammi per metro cubo stabiliti a livello comunitario, e i superamenti giornalieri del limite di 25 microgrammi per metro cubo sono stati oltre 18 in ambedue le centraline».
L’analisi
Usando i limiti che la Ue prevede entro il 2035, uguali a quelli raccomandati già oggi dall’Oms, la situazione – sempre il caso di Pisa – sarebbe ancora più fuori controllo, con eccessi di 2,5 volte della media annuale e moltissimi superamenti giornalieri. «Ancora peggio – osserva il ricercatore – è la situazione del biossido di azoto (NO2), indicatore legato soprattutto a emissioni da traffico veicolare, che ha fatto registrare medie annuali di 47,2 e 28,2 microgrammi per metro cubo al Borghetto e ai Passi, in eccesso del 240% e del 40% dei valori medi annui suggeriti dalla nuova direttiva Ue. Dati indicativi di una discreta esposizione dei cittadini sia di tipo cronico che acuto. L’eccesso di inquinanti produce più mortalità prematura e malattie».
Morti evitabili
Utilizzando il sistema di calcolo messo a punto dall’Oms e utilizzato anche dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (Eea) per valutare l’impatto sulla salute dell’esposizione a inquinamento atmosferico, emerge che il raggiungimento di livelli uguali a quelli suggeriti dall’Oms eviterebbe ogni anno un numero di decessi pari a oltre il 5% della mortalità totale. Vale per Pisa come per Massa, Livorno, Prato e Firenze, città considerate dall’Agenzia Europea. La variazione del numero di decessi prematuri dipende dalla popolazione e dal livello di inquinamento. «Anche se in Toscana i livelli di inquinamento non sono allarmanti, si possono stimare oltre 1600 decessi evitabili ogni anno portando il Pm2,5 sui limiti Oms, e si potrebbero “risparmiare” oltre 300 decessi per ogni microgrammo al metro cubo di polveri abbattuto. «Analoghi calcoli – spiega il ricercatore – si possono fare in aree in cui le misure di inquinanti sono rappresentative dell'esposizione delle persone, anche utilizzando mappe di inquinamento predisposte con dati satellitari. Queste valutazioni possono essere effettuate anche per le aree più inquinate dove gli impatti sono più aggressivi e per zone con recettori sensibili, come scuole, ospedali, residenze assistite. Non si può dimenticare – conclude il ricercatore del Cnr – che ci sono soggetti più suscettibili, come bambini e anziani, e più fragili, come i malati, che andrebbero tutelati con attenzione specifica e azioni preventive mirate. Una mitigazione dell’inquinamento dovuto in prevalenza al traffico veicolare e in minor misura a riscaldamenti e attività industriali e agricole, è in grado di produrre miglioramenti di salute e risparmi anche sul piano economico diminuendo i ricoveri e la cura di malattie. Tutte le istituzioni coinvolte dovrebbero affrontare questo tema aprendo alla partecipazione dei cittadini».
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