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Dillo al direttore
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Negozi storici, l’albo è un segnale incoraggiante ma servono incentivi veri

Scritte di vandali
Scritte sui muri centro storico. Negozio Romano Bagni fioraio via del Giglio.
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Scritte di vandali Scritte sui muri centro storico. Negozio Romano Bagni fioraio via del Giglio.

Ecco uno degli interventi dei lettori pubblicati sul giornale di venerdì 16 febbraio: è possibile dialogare direttamente con il direttore Cristiano Marcacci attraverso il canale WhatsApp e l’indirizzo mail dedicati

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Ecco gli interventi dei lettori pubblicati sull’edizione cartacea di venerdì 16 febbaio, nella pagina dedicata al filo diretto con il direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci. “Dillo al direttore” è l’iniziativa che permette alle persone di dialogare direttamente con Cristiano Marcacci, attraverso il canale WhatsApp (366 6612379) e l’indirizzo mail dilloaldirettore@iltirreno.it. Lettrici e lettori, dunque, possono inviare suggerimenti, spunti di riflessione, segnalare disservizi, ingiustizie e notizie da approfondire. Tutti riceveranno una risposta dal direttore.


Ben venga l’istituzione di un albo delle imprese storiche per promuoverle e valorizzarle, ma considerando le attuali difficoltà del commercio al dettaglio eviterei toni eccessivamente trionfalistici. È solo il primo passo di un cammino che deve avere l’obiettivo di garantire il futuro di attività, negozi, botteghe, bar e locali che hanno fatto e stanno facendo la storia delle nostre città e dei nostri borghi. La fiscalità nazionale e locale continua purtroppo a rappresentare un fardello troppo pesante per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi. L’introduzione dell’albo, di cui "Il Tirreno" ha parlato nell’edizione di ieri, è un segnale incoraggiante, ma rischia di essere soltanto una goccia nel mare se non viene accompagnata da una serie di interventi puntuali e ormai non più rinviabili, interventi che possano garantire la sostenibilità economica delle attività più longeve.

Mi riferisco in particolare alla deducibilità sui costi di affitto, all’abbattimento delle aliquote fiscali, alla drastica riduzione delle imposte locali, come Imu, Tari, Cosap, oltre agli incentivi per le nuove aperture e agli sgravi per quelle esistenti, ai sostegni per l’imprenditoria giovanile e le imprese femminili. Per quanto di loro competenza, le amministrazioni locali possono e devono usare tutte le misure a disposizione per ridurre davvero il carico fiscale che grava sulle imprese, a partire da quei negozi che possiamo considerare a tutti gli effetti baluardi di socialità e aggregazione, gestiti con passione e sacrificio da generazioni di commercianti e imprenditori.

A tal fine, chiediamo a tutte le amministrazioni locali l’apertura di tavoli straordinari di concertazione, per affrontare seriamente l’emergenza desertificazione. I negozi di vicinato rappresentano un patrimonio economico, culturale e di relazioni inestimabile. Non svolgono solamente un’attività commerciale, ma sono anche un fondamentale presidio di socialità per le nostre strade e le nostre piazze. Stiamo parlando di realtà che per sopravvivere non possono prescindere da significativi aiuti economici e da una seria e fattiva politica di sgravi e incentivi.

Serve un deciso cambio di rotta e di mentalità da parte delle istituzioni se vogliamo scongiurare la definitiva desertificazione commerciale purtroppo già in atto che priva le città di servizi fondamentali e dei necessari standard di qualità, con l’effetto negativo di minare la vivibilità, la sicurezza e l’attrattività dei nostri centri. Non c’è più tempo da perdere, questo è il momento di agire se vogliamo vedere ancora negozi, botteghe e locali con saracinesche alzate, porte aperte e insegne illuminate nei prossimi anni.

Federico Pieragnoli, Direttore Confcommercio Provincia di Pisa e Provincia di Livorno

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