Il presidio
Dillo al direttore: siamo un paese di laureati senza camerieri e muratori, il sistema ha fallito
Ecco uno degli interventi dei lettori pubblicati sul giornale di mercoledì 14 febbraio: è possibile dialogare direttamente con il direttore Cristiano Marcacci attraverso il canale WhatsApp e l’indirizzo mail dedicati
Ecco gli interventi dei lettori pubblicati sull’edizione cartacea di mercoledì 14 febbraio, nella pagina dedicata al filo diretto con il direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci. “Dillo al direttore” è l’iniziativa che permette alle persone di dialogare direttamente con Cristiano Marcacci, attraverso il canale WhatsApp (366 6612379) e l’indirizzo mail dilloaldirettore@iltirreno.it. Lettrici e lettori, dunque, possono inviare suggerimenti, spunti di riflessione, segnalare disservizi, ingiustizie e notizie da approfondire. Tutti riceveranno una risposta dal direttore.
___________________________________________________________________________________________________
Da parecchio tempo si afferma, ed è vero, che per molte occupazioni di “basso livello” o “ faticose” c'è carenza di personale. Mancano: camerieri, muratori, scaricatori, pizzaioli, sguatteri, magazzinieri, commessi, pulitori, spazzini, uomini di fatica. Le ragioni sono diverse e di vario tipo. Anzitutto una causa va attribuita alla “elevazione del titolo di studio” alla scuola media divenuta obbligatoria e poi alla scuola fino ai 16 anni, che hanno prodotto generazioni di giovani “acculturati” che ovviamente aspirano a impieghi e retribuzioni economicamente più redditizie. Chi dopo 10 anni di studi (5 alle elementari, 3 alle medie, più 2 anni) si vede arrampicato su impalcature a portar mattoni o con un grembiule a servire ai tavoli, o in cucina a pulire piatti?
Dopo gli anni Sessanta abbiamo allevato una generazione di “aspiranti colletti bianchi” seduti di fronte al pc. Al contempo sono quasi del tutto sparite le scuole di avviamento professionale (un tempo 3 anni dopo le elementari) eliminate dopo l'istituzione della media unificata nel 1962, per cui mancano in pratica saldatori, carpentieri, fabbri, falegnami, fornai.
In realtà esistono corsi privati per alcune professioni, ma non in tutte le città e a caro prezzo. A ciò si aggiungono due cause: i livelli retributivi sono bassi (poco sopra la soglia di povertà) e in più a tempo determinato, cioè precari, come il 70% degli impieghi non pubblici nel nostro Paese. Di fatto ogni anno circa 500.000 ragazzi/e spinti a proseguire gli studi, conseguono il diploma di maturità (18 -19 anni dopo 13 anni di studi!) e non trovano il lavoro in tempi brevi.
Si noti che fino ai 16 anni il livello di selezione è pari circa allo zero e che l’esame di maturità registra il 99,5 % dei promossi! Così si crea un affollamento anomalo all’università. Non è pensabile di avere una nazione di laureati! Si arriva all'assurdo che i laureati si debbano accontentare di posti da commesso nei supermercati o di operatore ecologico nei Comuni. Come si vede ci sono cause antiche e nuove che hanno prodotto delle situazioni sbagliate e la disaffezione italiana per i lavori umili ancorché dignitosi. Non è colpa dei soggetti ma del sistema.
L.B. (Livorno)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

